lunedì 20 dicembre 2010

L' economia non è difficile...

... specie se ti piace la sit-com.

L' immaginifico fascista

L' Immaginifico Fascista.
***intro***
In tema di libri, l' ultimo stimolante solletico sotto l' ascella non me l' ha elargito Fahre, bensì Damasco.
In una recente trasmissione lo scrittore D' Alessandro è riuscito nella facile e meritoria impresa di liberare via etere il carisma di Mr. Pound.
Le sapide chiose, unite alla solenne lettura del Canto 45 (o "Canto dell' Usura"), hanno compiuto il mini-miracolo radiofonico.
In tutto il Belpaese, e anche nella mia casetta rossa, ha vibrato l' inconfondibile voce effondendo ovunque il suo classico timbro tonante ed ancestrale.
E' la voce del tamburo suonato dalla tribù che ci scotennerà. Niente pastette con quell' Essere che mugghia da una grotta posta al centro della terra.
***volo***
Con il pullulare di narratori dal rigo sfumato e tremebondo - un rigo serpentello che si aggira circospetto nel bianco deserto della pagina, sempre dedito alle retromarce, sempre pronto a ricavare ovunque uscite di sicurezza - è una boccata d' aria fresca vedere all' opera chi, quella stessa pagina, la schiavizza asservendola all' alto proclama di cui è degno ambasciatore.
L' incedere assertivo è quello di un bulldozer che appiattisce le incertezze e schianta le titubanze della cognizione moderna (la stessa che ha partorito ed è ora vittima di "Usura").
Queste bordate che annichiliscono il perplesso ci arrivano da epoche remote, fuori dalla storia.
Una parola ferma, scolpita, deliricizzata. Che è lì da sempre ma che ci rende l' alto onore di opacizzarsi di fronte a noi.
La sua solitudine la nobilita, non è appendice di alcun pensiero.
Purchè arginata, anche la sua incomprensibilità e l' arcano riferimento sono funzionali all' effetto complessivo. Ti svuota lo stomaco, come un decollo problematico del Jumbo, come quando manchi un gradino in sogno.
***cronaca***
Dopo il primo quarto d' ora di trasmissione il drago già emetteva la sua iridescente sfiammata.
E' stato allora che sono scattati tutti insieme gli allarmi di Via Asiago.
Il povero D'Alessandro, colto da un eccesso di zelo, ha cominciato ad ammonire, ad avvisare, ad intimare, ad avvertire urbi et orbi: andava operata un' immediata, imperativa e radicale scissione tra l' inarrivabile Poeta e il fiero Nazifascista.
E non parlo di un fascistello che si limitò a firmare qualche circolare di troppo tanto per non mettere a repentaglio lo stipendio del 27. No. Parlo dell' entusiasta ideologo e del tardivo aderente.
Tardivo: quando ormai la maschera del mostro era giù calata da molto e il peggio del peggio era già alla luce ben in vista.
Secondo D' Alessandro la "scissione" è possibile.
A dire del conduttore infatti, dimenticarsi completamente della nefanda esistenza di questo orco non inficierebbe in alcun modo la lettura della sua opera.
D' altronde il concetto di "Usura" puo' essere ricondotto al concetto più tranquillizzante di "Sfruttamento dell' Uomo sull' Uomo", di "Dominio dell' Economia sulla Bellezza".
Il contrario dell' "Usura" è quella Libertà creativa attraverso cui ogni spirito umano si compie appieno rompendo le catene del bisogno ed entrando in magica armonia con la natura.
Esistono forse concettualizzazioni più domestiche e innocue?
Il canto 45, di conseguenza, non sarebbe altro che l' espressione vivida di queste nozioni, fatta in uno stile fino ad allora inaudito.
Sarà...
***paradosso***
Ma, mi chiedo io: anche prendendo il messaggio poundiano così rielaborato...anzi, ancora di più se lo considero precisato come sopra, esiste forse contenuto migliore per un Canto Fazzista?
No. Le due cose si sposano a meraviglia assistendosi reciprocamente in un Matrimonio da sogno dove tutti vissero felici e contenti.
Se guardo al Poeta - l' occhio sbarrato intento a pronunciare parole definitive, la possente scultura del suo pennino, la voce pindarica così versata a dire l' apodittico, la postura marmorea e impettita - lo colloco con naturalezza su un balcone di Piazza Venezia che stia almeno dieci piani sopra quello del suo adorato Duce.
Dieci piani sopra, ma il condominio è quello.
***esempi***
Faccio qualche parallelo.
Se mai esiste una forma di "ispirazione" anche per il fruitore dell' opera d' arte, allora confesserò che il ricordo della fine di Hendrix mi corrobora un casino mentre resto esposto alle performances del chitarrista negro.
Il solo di Woodoo Chile mi teletrasporta in un cesso della Centrale dove un eroinomane è in preda ad orribili spasmi testoriani. Molto espressivo.
Ma per dare nitore ad un simile trip, bisogna che Jimi impugni sia la Stratocaster che la fedele Siringa.
Avanto con il prossimo: e perchè mai dovrei rinunciare a sorreggere la mia ammirazione per Majakovskij rifiutando di pensarlo come un selvaggio comunista in preda a deliri rivoluzionari?
Sento che questa rinuncia mi nuocerebbe e mi renderebbe meno ricettivo! Che mi farebbe notare perfino un certo suo semplicismo che fino ad oggi ho volutamente trascurato senza fatica.
Potrei continuare all' infinito, ma se non mi sono spiegato con i pochi ed eterogenei esempi già prodotti, non riuscirei mai a farlo.
***cadenza***
A volte ho l' impressione che Pound si sia dedicato alla meticolosa accumulazione di colpevolezze per far esplodere più fragorosamente il suo fragoroso petardo.
E chi siamo io e D'Alessandro per sabotargli questa sfolgorante ed efficace scenografia che il tapino ha pagato tanto cara?

Landsburg e Pratesi

Ricordate l' uscita di Fulco Pratesi?: sono ecologista e quindi mi lavo una volta ogni sette giorni.

Nel ragionamento "verde" c' è qualcosa che non va; il miglior modo di farlo capire senza dirlo esplicitamente l' ha escogitato il solito Landsbourg (cito da "fair play")

"My daughter Cayley's teachers have pronounced from on high that because water is valuable to others, we should be exceptionally frugal with it… Yet teachers rarely argue that “because building supplies are valuable to others, we ought to build fewer schools”; even more rarely do they argue that “because skilled workers are valuable in industry, we ought to have fewer teachers.”

venerdì 17 dicembre 2010

Arte invisibile





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http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/news/3256046/Taxpayers-cash-spent-on-invisible-art.html

Scuole private e test Invalsi e Pisa

Per non fare confusione: http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2010/12/13/SCUOLA-Le-paritarie-abbassano-il-livello-solo-un-idea-falsa-di-Repubblica/1/133355/

giovedì 16 dicembre 2010

Donne arruolate

In una recente intervista il filosofo conservatore Roger Scruton bollava come assurdo il concetto di "genere", i vecchi concetti legati alla "sessualità" tradizionale sono più che sufficienti per trattare certe faccende.

"Genere" è un concetto culturale mentre "sesso" un concetto biologico. Il "genere" si sceglie, il sesso no.

Ma qualcuno pensa davvero che Scruton abbia difficoltà a concepire influssi culturali legati al sesso? No, ovviamente.

E allora, perchè mai introdurre un nuovo termine ("genere") con allegati i cosiddetti "gender studies"?

Dietro la rinnovata terminologia c' è una tesi ben precisa: cio' che chiamiamo "influsso culturale" è, ed è sempre stato nella storia, l' inganno riuscito attraverso cui la "classe dei maschi" ha sottomesso e sfruttato la "classe delle femmine".

Parlo di "classe" non a caso, vista l' ascendenza marxista dei "gender studies" che guardano alla storia come ad una lotta (a somma zero) tra maschi e femmine traendo la loro strumentazione teorica da chi vi ha visto in precedenza una lotta continua tra tra padroni e proletari.

La donna che non ammette questo conflitto, molto semplicemente non puo' essere arruolata tra le "femministe".

L' alternativa liberale è infatti di considerare i differenti ruoli sociali che si presentano nella storia come una modalità condivisa di organizzare razionalmente la società sulla base delle differenze sessuali che di fatto esistono.

Per esempio, se la punizione in seguito ad adulterio è più severa per le donne, questo non è indice di vessazione ma riflette il danno maggiore che procura l' infedeltà femminile (mantenere per una vita un figlio non mio ha costi molto alti).

Altro esempio, il ruolo domestico della donna rifletteva sia le modalità della maternità, sia la qualità dei lavori esistenti, basati innanzitutto sulla forza fisica.

Nessuna congiura, quindi.

Ora, chi ritiene che la cultura passata sia stata perlopiù un inganno attraverso cui vessare la donna, ritiene anche che occorra combatterla ora con gli strumenti propri della cultura, ovvero "rettificando" le parole e costruendo un linguaggio "politically correct" che serva alla bisogna.

Per chi ritiene invece che la cultura passata rispecchi un sincero sforzo di organizzazione sociale, una battaglia del genere è assurda: saranno le mutate condizioni di fatto a mutare i ruoli e i comportamenti degli attori sociali.

Svezia: non prendiamoci il peggio!

All' inizio degli anni novanta la Svezia era un paese sull' orlo del baratro, oggi la situazione è cambiata decisamente in meglio, che lezione possiamo trarne?

La ricetta della resurrezione svedese non andrebbe dispersa: basse tasse alle imprese, privatizzazioni (a cominciare dalle scuole) e deregolamentazione dei mercati.

Eppure, chissà perchè, quando si addita la Svezia a modello molti finiscono per ammirare la pesante zavorra che stava affondando il paese.

Per i dettagli cedo la parola ad Andreas Bergh: http://reason.tv/video/show/andreas-bergh-inteview.



Interessanti sono anche le considerazioni sull' origine della ricchezza svedese:

"The Nordic nation became rich between 1870 and 1970 when government was very small, but then began to stagnate as welfare state policies were implemented in the 1970s and 1980s"



Una cosa mi ha stupito:

Swedish women in the workplace who become pregnant must under Swedish law be given all sorts of benefits that few private businesses can afford -- so 75% of Swedish women work for the government. Nobody else wants them... (http://dissectleft.blogspot.com/2005_09_04_dissectleft_archive.html#112601329474472881).

Un dato che sembra collimare con il concetto di "bureaugamia" introdotto da Christina Hoff Sommers: le donne che si consideravano "matenute" dal marito ora sono "mantenute" dallo Stato: dalla padella alla brace.

add: tra USA e Svezia c' è differenza nella distribuzione dei redditi ma non poi così tanta nella distribuzione della ricchezza.

mercoledì 15 dicembre 2010

Meditazione libertaria sul Vangelo del 19 dicembre

Vangelo secondo Luca 1, 26-38a

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

A Maria viene annunciata la futura miracolosa maternità.

Gran parte di questa esperienza si ripete in tutte le donne poichè tutte le maternità hanno in sè qualcosa di miracoloso: nel ventre prende forma un corpo ma si cala anche un' anima dalla provenienza misteriosa. Spiegare l' incarnazione di una libertà è impresa vana, su questo fronte la resa cognitiva e l' accettazione del miracolo non ha nulla di disonorevole.

Tuttavia, oggigiorno vegliare attivi su questo miracolo, un onere e un privilegio concesso dalla natura in primis alla donna, è considerato invece fonte di umiliazione e di assoggettamento tarpante.

La maternità incatena mentre "il lavoro nobilità", non sono in pochi coloro che, vittimizzandosi, gridano questo slogan dalla sinistra reminiscenza.

Madre e Lavoratrice, Maria ha svolto entrambi i compiti nobilitandoli anche quando erano umili. Sarebbe da stupidi sacrificare un ruolo sull' altare dell' altro.

Addendo: sia chiaro, non sono tra coloro i quali pensano che una donna si privi senza rimedio di una gamma di sensazioni e affetti per il fatto di non essere mamma. E lo dico per esperienza: io oggi sono padre, ed è una sensazione bellissima, ma millanterei se dicessi di essere di fronte a qualcosa di sconosciuto. Penso che per le donne valga lo stesso: una vita interiore intensa ti porta ovunque. la Grazia è dappertutto e lo dimostra continuamente.

Eureka!

Cosa determina il successo di una persona nel mondo moderno?

Sono tre i fattori che di solito si tirano in ballo.

1. Merito.

2. Fortuna.

3. Egotismo.

Senz' altro queste tre componenti agiscono mescolate tra loro, ma io mi concentrerei sulla terza che forse è prevalente.

L' uomo di successo possiede indubbi meriti ma è anche animato da un certo senso di rivalsa, vuole "dimostrare" al mondo, ma anche a se stesso, chi è e cosa sa fare, non di rado ha delle piccole e salutari frustrazione da compensare.

Senza questa molla è problematico affrontare situazioni rischiose. Suvvia, certe dedizioni che sacrificano vita familiare e affetti non possono essere spiegate pensando solo al potere attrattivo della ricchezza.

"The price of everything", la novella di Russell Roberts, trasfonde queste conclusioni in una realtà vivida e credibile.

Quando nel capannone tirato su dopo un' estenuante lotta contro tutto e tutti - burocrazia in primis -, Alan Korner vede spuntare dal macchinario preposto il primo anonimo "widget" della componentistica hardware da lui ideata, capisce che ce l' ha fatta. Lì, in piedi e imbambolato, il suo primo pensiero non è per la nuova casa che potrà finalmente permettersi, o per le prossime vacanze che segneranno uno salto di qualità, o per gl' investimenti incrementali da fare, o per i nuovi soci da tirar dentro... pensa invece al vecchio padre; un tipo che, a dirla tutta, nemmeno gli era mai andato veramente a genio.

Quel pensiero non è contorno ma pietanza, lo capirebbe anche un lettore bambino.

Volendo rinforzare la tesi, sul punto mi paiono dirimenti le ficcanti parole usate da Mandrake nella mitica arringa in cui illustrava a suo discarico la natura instabile del "giocatore":



Insomma, colui che si gongola nel proprio equilibrio interiore difficilmente abbandonerà l' aurea mediocrità in cui si è accomodato, e questo a prescindere dal prezioso talento che cova; continuerà probabilmente a coverlo con parsimonia senza mai arrovellarsi per metterlo a frutto ad ogni costo.

Accettato tutto cio', passiamo a valutare le conseguenze.

La prima è sorprendente e per molti spiacevole: se la vita sociale è retta da istituzioni efficienti, il successo del singolo si riverbera sull' intera società arricchendola. Ovvero, le lacune psichiche del primo fecondano la seconda.

E allora, mi fa male dirlo, ma si pone il problema di come incentivare la formazione di simili lacune.

Ho l' impressione che si debba agire sull' individuo in tenera età per aiutare la formazione di "squilibri virtuosi". Ci vorrebbe un piano concreto per produrre frustrazioni senza eccedere nè lesinare?

- fine prima parte -

http://stumblingandmumbling.typepad.com/stumbling_and_mumbling/2010/12/egonomics.html

lunedì 13 dicembre 2010

Sei idee di giustizia

Sono quelle in campo oggi. Innanzitutto un elenchino il più scheletrico possibile.

1. Soggettivismo.

Proprietà e contratti distribuiscono in modo equo le risorse.

Pro: chiarezza.

Contro: compatibilità con forti disuguaglianze sociali.

2. Just Desert.Aggiungere a quanto sopra una quota di tassazione per compensare esternalità e la realizzazione dei beni pubblici.

Pro: realismo.

Contro: oltre alle diseguaglianze, resta pur sempre l' arbitrarietà nel giudicare cosa sia "bene pubblico".

3. Utilitarismo.Massimizzare l' utilità sociale.

Pro: neutralismo ideologico.

Contro: arbitrarietà su tutti i fronti.

4. Pari opportunità.
Eliminare l' elemento "fortuna" nel redistribuire le risorse.

Pro: meritocrazia.

Contro: autocontradditorietà.

5. Minmax.Parliamo qui della la società teorica prescelta da coloro che esercitano la propria opzione dietro un velo d' ignoranza (ovvero senza sapere in quale cittadino s' incarneranno all' atto pratico). Si presume infatti che verrà scelta la Società che tutela al meglio il cittadino nelle condizioni peggiori.

Pro: s' inserisce nel glorioso solco dell' contrattualismo.

Contro: è astratta e presuppone criteri di scelta inverosimili.

6. Egalitarismo.Puntare sull' eguaglianza tra i cittadini.

Pro: espelle il risentimento sociale.

Contro: diffonde inefficienza.

***

Uno
e Due sono teorie che potremmo chiamare di Destra; Quattro, Cinque e Sei sono teorie più o meno di Sinistra.

Tre è una teoria ideologicamente neutrale ma questo non è un pregio bensì un difetto: essendo arbitraria ognuno puo tirarla per la giacchetta trascinandola nel suo campo ideologico.

***Poichè non cado dal cielo ma professo una mia ideologia di destra, mi sento autorizzato ad una microdifesa della mia parte, nonchè ad una micro-critica di quella avversa. Mi sia allora consentito.

1.

Si dirà: e la vita comunitaria con tutti i beni che necessita?

Risposta possibile: proprio perchè una vita comunitaria è essenziale diverrà essenziale coltivare una propria moralità.

Ci sarà un incentivo concreto ad essere generosi e solo le società composte da individui moralmente temprati avranno chances di sopravvivere.

Delegare i nostri compiti ad uno Stato Etico è invece la premessa per la desertificazione del cuore.

2.

Se Tizio inquina è giusto che paghi una tassa per compensare l' inquinato. E meglio se di mezzo non ci siano Intermediari avidi: tassazione e crediti d' imposta automatici faranno il grosso del lavoro.

Se c' è da costruire una strada sarebbe meglio che qualcuno coordinasse i lavori, ok: il che non significa finanziarla, a quello pensano i pedaggi. Il che non significa costruirla, a quello pensano le imprese di costruzione. Il che non significa gestirla, a quello pensano le imprese di gestione.

3.
Innanzitutto richiede un confronto interpersonale tra "felicità", il che è sempre arbitrario, nonchè odioso.

Pensate solo agli esiti paradossali: un povero prodigo dovrebbe trasferire le sue scarse ricchezze verso un ricco avaro. E' il secondo infatti a desiderae di più la ricchezza materiale.

Poi è una teoria lontana dalla senso etico comune, e non c' è bisogno di introdurre l' esperimento mentale del Trolley per capirlo. Basterebbe evocare l' avversione generale contro una tassa sull' "altezza" dei contribuenti, ovvero una tassa elaborata sulla base dei principi utilitaristici.

Recentemente, in una replica di Uomini e Profeti su Radio Tre, ho ascoltato Sergio Quinzio il quale sosteneva che i peccati più gravi sono quelli omissivi. Motivo? Poichè sono i meno sentiti sono anche quelli da punire più duramente. Assurdo! - diciamo noi tutti in un coro spontaneo -, eppure in questo caso il mistico Quinzio applica a sorpresa (e senza volerlo) una logica utilitaristica.

4.Si puo' liquidare questa posizione con un esperimento mentale: cerchiamo di concepire una società giusta, una società in cui tutti partano alla pari.

Nel corso della vita sociale ciascuno dei partecipanti sarà compensato secondo il proprio merito (outcomes).

Si puo' facilmente prevedere che gran parte di questo compenso verrà investito per facilitare la vita ai figli fornendo loro un piedistallo di partenza privilegiato, è questo che spesso un uomo deidera sopra ogni cosa. D' altronde, cosa esiste di più prezioso che un figlio?

Ma chi sostiene 4 non puo' sopportare un simile uso delle risorse, d' altro canto non puo' nemmeno impedirlo se vuole essere rispettoso del "merito".

Morale: non essendoci soluzione a questa impasse, dobbiamo concludere necessariamente che 4 è una teoria contraddittoria.

5.Nessuno di noi sceglie sulla base del criterio "Minmax", perchè dovremmo dunque affidarci a lui per la scelta più importante?

Questa inverosimiglianza fa passare in secondo piano l' astrattezza irriducibile della teoria proposta da John Rawls.

6.
Mi sembra inutile spendere parole in merito. Ha già parlato la storia.

***

Conclusione: la Destra - se proprio vogliamo utilizzare un vecchio gergo - in questa fase storica mi sembra intellettualmente dominante. La Sinistra, per contro, offrendo soluzioni più astratte ed arbitrarie, è più attrezzata ad attrarre l' interesse dell' intellettuale accademico, costui si muove al meglio in questo elemento potendo liberare il proprio ingegno senza troppi vincoli.

La desert theory nella formulazione di Mankiw: http://www.economics.harvard.edu/faculty/mankiw/files/Spreading%20the%20Wealth%20Around.pdf

Una critica alla desert theory sulla base del Shapley value: http://theoryclass.files.wordpress.com/2010/12/just-deserts.pdf

P.S. il Shapley value neutralizza la fortuna e puo' essere una variante di 4: il compenso è calcolato in base alla media delle utilità marginali calcolate permutando i "destini" dei protagonisti penalizzando chi ha il solo merito di essere al posto giusto nel momento giusto. Tutto cio' giustificherebbe un' imposta progressiva. Contro: vedi la teoria dell' imprenditore di Kirtzner.

Teoria generale del fisco

Un' introduzione chiara e di sostanza.

Soggettivismo, utilitarismo, just desert e pari opportunità.

http://gregmankiw.blogspot.com/2010/12/fairness-and-tax-policy.html

p.s. critiche all' utilitarismo: 1) richiede confronti interpersonali 2) non è sentito giusto (vedi tassa sull' altezza).

Shrek

Ho rivisto due volte l' inizio ma ancora mi sfugge l' essenziale.

In un certo senso il film della Dreamworks ha un' animazione prodigiosa, eppure si presenta con una zoppia che ne inficia il portamento.

La domanda cruciale mi sembra chiara: perchè mai Lord Farquaad odia le fiabe e vuole mettere al confino i protagonisti che le animano?

Rispondere sembra decisivo, eppure non c' è risposta che soddisfa.

Si puo' al limite farsi una ragione di questa difficoltà.

Innanzitutto bisogna dire che un' ostilità generalizzata per il mondo delle fiabe è nell' aria, lo si satireggia di continuo mettendolo alla berlina con una brillante produzione in serie di anti-climax. Geppetto, per esempio, tradisce Pinocchio vendendoselo al mercato.

La posizione decostruzionista ci viene suggerita in modo più o meno subliminale: è da ingenui credere che le cose stiano esattamente come ce le raccontano le fiabe, divertiamoci piuttosto a montarle e rimontarle a piacimento, in fondo servono solo a quello.

Ma soprattutto, per i più sentimentali, c' è Shrek...

Shrek, il protagonista, è infastidito dalle fiabe e vuole stare alla larga da quel mondo perchè in quel mondo è considerato un mostro repellente, cosicchè non trova nulla di meglio che isolarsi nella sua palude.

Noi siamo chiamati ad empatizzare con lui, conosciamo il suo animo sensibile e patiamo la sottile ingiustizia a cui è sottoposto.

Tutto sembra chiarito e siamo pronti per la crociata. Ma, un attimo, c' è anche Lord Faquaad!

Anche lui vede le fiabe come invadenti ("rovinano il mio regno") e se tentiamo di spiegarcene la ragione non resta che puntare sui medesimi motivi invocati per Shrek: nelle fiabe lui è il "Re malvagio" destinato ad una brutta fine, come potrebbe amarle?

Ma una motivazione del genere butta all' aria la logica del film: come potrebbero i due antagonisti principali essere animati da una causa comune?

Qui i "buoni" osteggiano il mondo semplificatorio delle fiabe, come potrebbe unirsi al gruppo colui che anche nel film è chiamato a fare le veci del "cattivo"?

Lord Farquaad nelle fiabe è un emarginato, ma lo è anche nel film!

Sarà anche un' ingenuità semplificatoria ma se si vuole raccontare una storia ai bambini un "cattivo" serve e questa esigenza insopprimibile fa in modo che un film smitizzante come questo resti pencolante senza rimedio.

sabato 11 dicembre 2010

La coerenza dei cattolici in politica

Nelle mailnglist dei ciellini gira commentato con entusiasmo lo scambio tra Maurizio Lupi ed Eugenio Scalfari intorno alla figura del cattolico berlusconiano.

Voi con chi state? Con il pragmatista (Lupi) o con il moralista (Scalfari)?

Io, vista la mia avversione al bigottismo in politica, non ho dubbi*. Ma quando c' è di mezzo barbapapà quasi mai ho dubbi.

Voi potete decidere leggendo questo scambio.

Altro dilemma è darsi ragione di parti che sembrano rovesciate. Perchè il bigottismo alligna prepotente tra i laicisti?

Solo strumentalizzazione politica? Non credo.

Noi non abbiamo certo bisogno del fulgido esempio di Scalfari visto che il nostro Osservatorio ha nel mirino un prototipo esemplare del "Giornalista Unico"**, parlo di "Fahre", e possiamo quindi constatare tutti i giorni questo singolare modo di trasudare omelie a sprone della crociata più di moda.

A ritmo alternato si filosofeggia un giorno a favore del pragmatismo, per passare all' azione il giorno dopo con la lancia del moralismo in resta.

Cosa c' è che non va?

Ancora conflitti irrisolti dopo la caduta di quel beneamato muro dove queste "novelle beghine" si erano a lungo cementificate godendo di una mai abbastanza rimpianta sicurezza uterina?

***

* [... Il cattolico si prefigge un obbiettivo ed è autorizzato a cercare la via migliore per perseguirla. Una sana considerazione che ha spazzato via la perniciosa idea dell' unità politica dei cattolici...]

** Ferrara bollava così il giornalista/opinionista rigoroso osservante di comandamenti scolpiti in tavolette discese da monti a quanto pare molto più alti del Sinai. Serve sottoscriverli per essere ammessi nella "Grande Parrocchia".

Cosa significa essere un cristiano libertario?

Le riflessioni di Norman Horn:

http://studentsforliberty.org/blog/lessons-in-liberty-christian-libertarianism/

Ti piace la verdura?

Se non piace al palato forse piacerà all' orecchio.

A loro modo sono dei puristi, qui non si bara mica.



Un solo rammarico: le stravaganti premesse rischiano di far passare in secondo piano un brodo che invece è davvero di sostanza.



The Vegetables Orchestra - Onionoise - Transacoustic

venerdì 10 dicembre 2010

Una sola moltitudine

Nel mondo della musica girano sempre facce scontente: in molti avrebbero voluto nascere in epoche diverse. Il periodo dell' oro è per definizione altrove.

Forse l' attualità è davvero pessima, ma perlomeno offre una scappatoia: in caso di necessità si possono lenire i propri travagli estetici barricandosi in cameretta per riassemblare la storia della musica a proprio uso e consumo. La strumentazione necessaria è davvero a basso costo.

MH ricorre spesso a questo rimedio estremo. Il suoi isolamenti "mumble mumble" finiscono sempre per essere molto "affollati".

In passato si è dedicato con acribia al cadavere di Mahler smembrandolo e ricucendolo poi insime alla bell' e meglio; nel corso del sabotaggio anche Sinopoli riceveva strattoni poco cortesi. Ma a protezione del discolo calava la sua egida nientemeno che la Deutsche Grammophone.

Qui invece la macchina del tempo fa tappa su altre lande: ci è dato di transitare attraverso un' allucinata "Big Band era" americana, con tutto il corredo di squilli e sincopi che ne segue.

Con la fiction sonora ci si diverte in vari modi, per esempio mischiando la propria biografia emotiva alla musica d' epoca.

Esempi? In Knowing viene concesso l' ingresso ad una cinquantina di solisti ( cantano una parola ciascuno), sono gli ex compagni di scuola; in One Life il pezzo gira intorno all' allarme della care-unit che ospitava in quel periodo il bimbo prematuro di Matthew... mi fermo per non andare sul pesante.

La dinamica dei suoni ondeggia appesa ad una coulisse vorticosa; impallidirebbe anche la sezione di tromboni più indiavolata... quella chiamata ad "ondeggiare come un palmizio".



Matthew Herbert - The Matthew Herbert Big Band - Accidental rec.

Bagnetti

Spiata dall' orco






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giovedì 9 dicembre 2010

Capire la mente cattolica V

Nel capitolo 7 Vallauri affronta il problema del male e si scatena. La sua accusa non lascia spiragli:

Se a Dio chiedo il bene, è perchè penso che possa compierlo; ma se lo ritengo capace di una cosa del genere e lo benedico quando la realizza, allora, per coerenza, dovrei maledirlo quando fa il male.

Il peccato originale ha precipitato l' uomo in un mondo dove tutto ha un prezzo. Solo in Paradiso regnerà l' amore universale e i prezzi saranno banditi.

Poco fa sono stato in Stazione a comprare un biglietto del treno. Ho forse maledetto il bigliettaio perchè mi ha chiesto 4 euro? No.

Certo, se mi accorgessi che il prezzo corretto fosse stato di 3 euro, tornerei indietro a contestare e magari mi scapperebbe pure qualche impropero.

Se il prezzo è giusto, allora noi viviamo nel migliore dei mondi possibili dato il voncolo della scarsità, ovvero dato il peccato originale.

Non ha senso dunque "maledire".

D' altronde, se non avessi soldi per tornare a casa implorerei il bigliettaio o un passante di regalarmi un biglietto. Magari il mio piano andrebbe in porto, in quel caso benedirei chi ha avuto pietà di me.

"Chiedere" non è dunque insensato.

La conclusione confuta quindi l' accusa: nel mondo migliore possibile, quello in cui ci ha precipitato il peccato originale, ovvero in un mondo dove non esistono "pasti gratis" e tutto ha un prezzo, non ha senso "maledire" se il prezzo è giusto e, contemporaneamente, puo' aver senso "chiedere" e "benedire".

Stupidità + Malizia = Miscela Esposiva

Due premesse.

1. La probabilità che un immigrato clandestino qualsiasi delinqua è molto più elevata rispetto a quella che un italiano qualsiasi delinqua.

2. Eppure, se veniamo a conoscenza di un crimine, è molto più probabile che sia stato commesso da un italiano: gli italiani sono molto più numerosi.

Nel riferire le notizie i giornalisti farebbero bene a non fomentare l' odio irrazionale verso i clandestini.

Nonostante cio', vuoi per malizia (destra xenofoba), vuoi per stupidità (sinistra politically correct), a volte ci cascano.

Capita ai secondi quando per esempio omettono per principio di dare la nazionalità del criminale.

Darla contribuirebbe infatti a riabilitare l' immagine dei poveri clandestini a scapito di quella degli italiani, magari sfruttando un trucco statistico.

Fin qui la teorie. Ora però c' è anche la pratica.

In Svezia, l' abitudine politically correct di fornire informazioni incomplete è inveterata da anni, non mi stupirei se ci fosse anche una legge (SPQS: sono pazzi questi svedesi).

Recentemente in quei paesi sono cresciuti a dismisura i partiti xenofobi, tanto è vero che dobbiamo andar laggiù per incontrare i razzisti più agguerriti d' Europa.

Tra stupide abitudini e razzismo dilagante, qualcuno comincia ad ipotizzare una connessione di causa-effetto. Per esempio il buon Beppe Severgnini.