mercoledì 28 marzo 2012

0,45… e altri numeretti

Gesù è Dio?

Ci sono buone probabilità che sia così. Io direi un 45%.

Nelle meditazioni sul “Credo” si sgranano alcuni argomenti-a-priori che rendono la comparsa e l' azione di Gesù prevedibile, almeno in parte.

Manteniamoci prudenti e ammettiamo che questi argomenti consentano di stimare vera al 25% una storia come quella dell’ uomo/dio morto sulla croce per redimerci dai peccati e giudicarci al termine della nostra vita terrena.

Passando poi all' evidenza storica, la testimonianza dell’ esistenza di Gesù ci è data dai Vangeli, ma quanto è sensato appoggiarsi a documenti del genere?

Lo scettico non crede alla divinità di Gesù, ma nemmeno si meraviglia che esista qualcosa come i Vangeli: si tratta pur sempre di storie empatiche che l’ uomo potrebbe produrre indipendentemente dai fatti o condizionato dai suoi bias una volta esposto a fatti ben diversi da quelli che riporta.

Adottiamo pure una prospetiva moderatamente scettica e diciamo che l’ esistenza dei Vangeli, a prescindere dall’ esistenza reale di Gesù, sia probabile al 50%.

Certo che, proprio per quanto appena detto in una prospettiva scettica, se poi Gesù è esistito e ha realmente fatto quel che narrano i Vangeli, allora l’ esistenza della scritture non sorprende più nessuno: diciamo che è un fatto probabile al 90%.

Con questi tre numeretti possiamo ora calcolare la probabilità che Gesù sia Dio: 45%. Niente male per essere una tra le tante ipotesi in campo!

I numeretti sono provocatori, forse a questo punto è meglio usare le parole e dire che l’ ipotesi di un Gesù/Dio è plausibile.

numeri

altri numeretti molto “umani”…

Ma questo calcolo serve alla fede?

Secondo alcuni sì:

many… believe that there is a God on the basis of testimony; that is, because their parents or teachers or priest tell them that there is a God, and they think their parents or whoever are knowledgeable and trustworthy.

It seems to me that religious experience provides a good reason for believing—so long as that experience is overwhelming, and you don’t know of any strong objections to the existence of God. If we didn’t believe that what it seems to us obvious that we are experiencing is really there, when there are no good reasons for doubting that that thing is really there, we couldn’t believe anything. And the testimony of others that there is a God also provides a good reason for believing—so long as everyone tells us the same thing, and we don’t know of any strong reasons why they might be mistaken.

If we didn’t believe what others told us, for example, about history or geography, until we had checked it out for ourselves, we would have very few beliefs.

But I think that very few people have overwhelming religious experiences, and in the modern world most people come into contact not merely with those who tell them that there is a God but also with those who tell them that there is no God, and most people are aware of strong objections to the existence of God.


So I think that most people in the modern world need to have their experiences or the testimony of others reinforced by reasons to suppose that the objections to the existence of God do not work. But instead or as well as such reasons, they also need a positive argument for the existence of God which starts from very obvious observable data if they are to have good reason to believe that there is a God…

Di altro avviso sembra essere Don Giussani:

… non è il ragionamento astratto che fa crescere, che allarga la mente, ma il trovare nell’umanità un momento di verità raggiunta e detta. È la grande inversione di metodo che segna il passaggio dal senso religioso alla fede: non è
più un ricercare pieno di incognite, ma la sorpresa di un fatto accaduto nella storia degli uomini…

Sia chiaro, se Gesù diventa una mera “sorpresa”, allora il 25% di cui sopra si comprime drammaticamente indebolendo ogni base razionale per la fede in lui.

lunedì 26 marzo 2012

Probabilmente sì…

… scusate, stavo interrogandomi sull' esistenza di Dio affidandomi unicamente alla mia testa. La conclusione “probabilmente sì” mi sembra la più plausibile.

Ma perché? Perché è la “teoria del tutto” più semplice a nostra disposizione.

Ricordiamoci che più “semplice” è l’ ipotesi, più crescono le probabilità che sia vera.

[… c’ è stato un furto, tutti hanno visto Vallanzasca nei paraggi e, oltretutto, ci sono le sue impronte digitali in loco; in commissariato si formulano due ipotesi: 1. il ladro è Vallanzasca e 2. il ladro è uno sconosciuto travestito da Vallanzasca dotato di un marchingegno di sua invenzione per riprodurre impronte digitali false. Voi per quale ipotesi propendete? Scommetto per la più “semplice”…]

Pensate solo al materialista che riflette sull’ origine delle cose: è costretto a postulare che da sempre esistono parecchie particelle (fatte così e cosà), parecchie leggi (che funzionano così e cosà) e una serie di coincidenze sbalorditive.

Fondamentale: quando dico che “X puo’ fare questo e non quello” lancio un messaggio molto più complesso rispetto a quando dico che “X puo’ fare tutto”. Se poi oltre a X devo metterci anche Y e Z, tutto diventa più complicato.

In assenza di possibili verifiche, non è più saggio postulare un’ unica causa intelligente?

Dovendo spiegare “tutto”, esiste forse un’ ipotesi più semplice di quella che assume l’ esistenza di un Dio?

hand-of-god-nebula

… le foto di Dio scattate dalla Nasa…

… theism is a very simple hypothesis… It postulates the existence of one entity (one god, not many gods), with very few very simply describable properties…

… a person with no limits to his power, knowledge, freedom, and life is the simplest kind of person there could be…

Infinite power is power with zero limits. Infinite knowledge is knowledge with zero limits because it involves no limit (except one imposed by logic) to the number of well-justified true beliefs…

Perfect freedom means that the person’s choices are unlimited by irrational desires…

Eternity means no temporal limit to life…

And God being ontologically necessary, meaning that there are no others on whom he depends, obviously fits well with his other properties…

It is also simpler to suppose that God
has these properties essentially, for that makes God a more unified being; it means that the divine properties not merely do not, but could not, come apart…

And it is simpler to suppose that God is what he is solely in virtue of his essential properties; that is, he has no underlying ‘thisness’—for that is a more economical supposition…

Sesta meditazione del Credo niceno: Inferno e Paradiso

hell

A quanto pare il Paradiso non è proprio una ricompensa:

… only those who love doing actions which are good for their own sake would be happy there in Haeven…

Inferno? Perché il “confino”:

God has good reason to allow people to hurt others in this world, in order to give them and those others significant choices between good and evil and the opportunities to form their characters. But there is no good reason for God to allow people to go on hurting others in another world after their characters are formed. So those who have allowed themselves to become totally bad people will be a collection of unfulfilled desires, and that will inevitably be an unhappy state, which would constitute living in Hell…

Inferno? Una questione di rispetto.

he must respect that choice and permit them permanently to reject him and all that he stands for. Otherwise in creating humans God would be like a puppet master who ensures that in the end every human does what he (God) wants, and has no ultimate freedom to determine the sort of person they are to be.

Quinta meditazione del “Credo” niceano: la Chiesa

“Osservate il Sabato”, ecco un comandamento essenziale!

Che me ne faccio della tavola su cui è inciso il “non uccidere”: lo sapevo già! E con me lo sapevano tutti. Ma la “rivelazione” divina diventa imprescindibile quando si tratta di capire che è nostro dovere “osservare il Sabato”.

Per il cattolico l’ “eccellenza” è un dovere, ma perseguirla presenta almeno due inconvenienti: 1) è faticoso: provatevi voi; 2) è oscura: chiari sono solo i doveri minimi.

Perché Dio c’ impone obblighi che difficilmente avremmo adempiuto spontaneamente? Due ragioni svettano sulle altre:

1. per creare nella società un costume che faciliti il coordinamento dei comportamenti umani: se le incertezze ambientali diminuiscono tutti possono perseguire meglio i rispettivi obiettivi indipendentemente da quali essi siano. Lo dicono i teologi, e la scienza sociale più avanzata gentilmente conferma (vedi F.A. von Hayek).

2. per rendere “importanti” certe azioni al fine di favorire la felicità umana: l’ uomo è felice quando si realizza nel compimento di opere “importanti”. Lo dicono i teologi, e la psicologia evolutiva gentilmente conferma (vedi Jonathan Haidt).

Mi soffermo ancora un attimo sul punto due con un esempio: noi sappiamo che per aiutare il prossimo le forme di volontariato sono irrazionali; meglio sarebbe che il benefattore si impegni in cio’ che sa fare per poi devolvere il ricavato a “professionisti dell’ aiuto”. Eppure i “volontari” animati dalle migliori intenzioni pullulano, e non sono certo stupidi. Perché? Bè, adesso lo sappiamo: perché oltre a voler aiutare il prossimo intendono aumentare il loro benessere interiore “realizzandosi” partecipando in prima persona a una missione “importante”.

Altro esempio:

…the prohibition of divorce is obviously a considerable burden on those whose marriages seem to have broken down. Why should God make divorce difficult or impossible —say, for a wife to divorce a cruel (though not unfaithful) husband? These instructions have never been seen as forbidding a temporary separation in such circumstances, but why should not the wife marry again? An apparent breakdown of marriage may be repairable. But that is much more likely to happen if the spouses regard themselves as bound by their original commitment never to give up attempting to overcome difficulties in the marriage. And even if all the attempts of some couples to make their marriages work fail, the persistence of these couples in this task will encourage other couples to try harder to make their marriages work; and these other couples may succeed in this task. And further, if separated spouses do not remarry, that will bring home to others considering marriage the seriousness of the marriage commitment and deter them from entering into marriage too lightly…

Per connettere la morale con la felicità dell’ uomo si rende necessaria una rivelazione. Nel Credo si menzionano i profeti, Gesù e la Chiesa. Evidentemente occorre una rivelazione sempre aggiornata che muti al mutare del contesto.

chur

L’ “usura” è stata proibita per più di 1300 anni, ma oggi?:

Jews of Old Testament times and the Christian Church for its first 1,300 years taught (as Islam still teaches) that usury, that is, lending money to someone on condition of receiving it back with interest, is wrong. But the societies to which that teaching was addressed were ones in which it was mainly the rich who lent money to the poor at a high rate of interest; when someone could not feed their family, they borrowed money from a rich man. God has very good reason to tell people of such societies not to receive interest on money: it would be very cruel for the rich individuals to demand interest from the poor. Yet in our modern commercial society it is often people of modest income who lend money to financial institutions which earn a lot of money for their shareholders, some of whom are very rich, by the use to which they put the borrowed money.

Ancient societies did not have financial institutions of the modern kind. It is not a necessary truth of morality that people have an obligation not to receive interest on money which they lend to financial institutions, and God surely has no reason for imposing such an obligation; although surely he still has very good reason to forbid lending to poor people at high rates of interest.

Sarei curioso di ascoltare una storiella del genere,,, che ne so… per il celibato dei sacerdoti, diciamo.

Cambiano i contesti e cambiano anche linguaggi ed esigenze, abbiamo bisogno di una rivelazione continua, di un’ incarnazione continua: abbiamo bisogno di una Chiesa.

To be easily comprehensible in some society, it is often best if teaching is expressed within the presuppositions of that society. For example, if a society thinks that the world consists of two parts, the Earth and the Dome of the Sky which covers it, then it will understand the doctrine of creation most easily if you tell it that God made the Earth and its Dome. But of course we believe that the world consists not of the Earth and its Dome, but of stars and planets. And maybe it consists also of a lot of other things about which we do not know. So why not convey the doctrine of creation by saying ‘God created everything’? But even that is not quite correct. He did not create himself. And does ‘everything’ include numbers and the truths of arithmetic? Surely 2 + 2 = 4, whether or not there is a God.


It must be possible to teach the essence of the doctrine of creation to relatively simple people without having to solve all these philosophical questions in the process. But that means teaching it in a way that takes for granted the presuppositions of the society about what exists, apart from God, and saying that that (for example) the Earth and its Dome is what God created.


Even if teaching in one culture is not expressed in terms of false presuppositions, it may be expressed in ways that do not provide answers to questions which worry a different culture which has different concepts and lives in
different circumstances; and so teaching may need to be re-expressed for a different culture in a different way.

 

 

Quarta meditazione sul Credo niceano: espiazione

Oggi vorrei meditare il fatto che il Dio incarnato fu crocifisso per noi. Insomma, pagò con la sua vita per noi.

Un atto del genere ha senso o è pura assurdità?

gru

Prima considerazione:

… What has gone wrong is that we humans have lived bad human lives. A proper offering would be a perfect human life which might well end in a death by execution, which we can offer to God as our reparation. Maybe one human life, however perfect, would not equate in quantity of goodness to the badness of
so many human lives. But it is up to the wronged person to deem when a sufficient reparation has been made; and one truly perfect life would surely be a proper amount of reparation for God to deem that reparation (and penance)
enough had been made…

Seconda considerazione:

… if a wrongdoer has no means to make reparation, a well-wisher may often provide him with the means; the wrongdoer can then choose whether or not to
use that means for that purpose. Suppose that I owe you some service; for example, suppose that I have promised to clean your house and that you have already paid me to do this. Suppose also that I have spent the money but
omitted to clean the house at the promised time, and that I have now had an accident which makes me unable to clean the house. Clearly I owe you repentance and apology; but I must also try to get someone else to clean the house. Even if you don’t badly need the house to be cleaned, you may think it important that I should be involved in getting it cleaned; it matters that I should take responsibility for what I have omitted to do. So you may encourage a third person to offer to me to clean the house on my behalf. If I accept this offer, I am involved in providing the reparation; and when the house is cleared, you can forgive me…

I suggest that the Christian claim that Jesus saved us from our sins may be best understood in that way: God could help us to make atonement for our sins and those of our ancestors. By becoming incarnate and living a perfect human life in Jesus, God provided an act of reparation of which we can avail ourselves. God was both the wronged person (the victim of our wrongdoing) and also the one who, thinking it so important that we should take our wrongdoing seriously, made available the reparation for us to offer back to him…

Ma per qualcuno è già assurdo il concetto di “peccato originale” da cui si parte: perché mai dovremmo pagare per il comportamento del nostro progenitore?

Strana meraviglia visto che lo studio della genetica ci rende familiari dinamiche analoghe che accettiamo senza battere ciglio senza etichettarle come “assurde”:

… for example, if boys smoke a lot before puberty, that affects their genes in such a way that their children tend to be more obese than they would be otherwise. See New Scientist, 7 January 2006. Obesity clearly makes certain good actions harder to do…

Si potrebbe dire che lo accettiamo come fatto senza ritenerlo “giusto”. Che dire allora quando riscontriamo che…

… even the English law requires that before you can claim what you inherit from your dead parents you must pay their debts. To inherit a debt is not to inherit guilt. For we were not the agents of our ancestors’ wrongdoing, but we have inherited a responsibility to make atonement for this debt of ‘original sin’, as far as we can—perhaps by making some reparation…

Terza meditazione del “Credo” niceano: immacolata concezione

La nascita da una Vergine. Perché?

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But is there any a priori reason for supposing that, if God was to become incarnate, he would choose to do so by means of a ‘virgin birth’?

It would mean that Jesus came into existence as a human on earth partly by the normal process by which all humans come into existence, and partly as a result of a quite abnormal process. It would thus be a historical event symbolizing the doctrine of the Incarnation, that Jesus is partly of human origin and so has a human nature, and partly of divine origin and so has a divine nature.

This event would help those who learnt about it later to understand the doctrine of the Incarnation.

That God should bring about a historical event which symbolized what was happening at a deeper level seems to me to have a fairly low but not totally insignificant degree of prior probability.

Seconda meditazione del “Credo” niceano: incarnazione

Meditiamo ora il mistero dell’ Incarnazione.

Una volta capito di cosa parliamo quando parliamo di Dio, la sua “incarnazione” non è poi un evento cosi sorprendente per una persona con un po’ di sale in zucca:

… It is an obvious general fact about the world that humans not merely suffer but do much wrong. How will a loving God respond to the suffering and wrongdoing of these feeble but partly rational creatures whom he has made? I will argue… that a priori we would expect God to respond to our suffering and wrongdoing by himself living a human life….

incarba

Esplicitiamo meglio con un esempio questa dinamica:

Suppose that, my country has been unjustly attacked, and the government has introduced conscription in order to raise an army to defend the country.

All young men between 18 and 30 are ‘called up’ to serve in the army; older men under 50 may volunteer. The government however allows parents of those aged between 18 and 21 to ‘veto’ a call-up. Suppose that I have a 19-year old son; and, although most parents veto their young sons ‘call up’, I refuse to do so because of the gravity of the threat to the country’s independence. Suppose also that I am 45 years old, and so have no legal obligation to serve.

Plausibly since I am forcing my son to endure the hardship and danger of military service, I have a moral obligation to him to volunteer myself. In circumstances of this kind the sharing must not be entirely incognito. The parent needs not merely to share the child’s suffering, but to show him that he is doing so.

Hence it seems to me highly plausible to suppose that, given the amount of pain and suffering which God allows humans to endure, it would be obligatory on God to share a human life of suffering.

This would be achieved by a divine person becoming incarnate as a human and living a life containing much suffering ending with the great crisis which all humans have to face: the crisis of death.

Prima meditazione del Credo niceno: la Trinità

Dopo Padre Nostro e Ave Maria, dedichiamoci al “Credo”: non si tratta solo di formule esoteriche da rimasticare come come ciacolatorie, bensì di affermazioni ragionevoli dotate di senso probailistico.

credo niceano

Il mistero della Trinità occupa tutta la prima parte: pensandoci bene, il fatto che Dio si presenti nelle tre persone è un’ ipotesi tutt’ altro che improbabile:

Suppose the Father existed alone. For a person to exist alone, when he could cause others to exist and interact with him, would be bad. A divine person is a perfectly good person, and that involves being a loving person. A loving person needs someone to love; and perfect love is love of an equal, totally mutual love, which is what is involved in a perfect marriage. While, of course, the love of a parent for a child is of immense value, it is not the love of equals; and what makes it as valuable as it is, is that the parent is seeking to make the child… into an equal.

A perfectly good solitary person would seek to bring about another such person, with whom to share all that she has… goodness is diffusive: it spreads itself. The Father will bring into existence another divine person with whom to share his rule of the universe. Following tradition, let us call that other person ‘Son’.

A twosome can be selfish. A marriage in which husband and wife are interested only in each other and do not seek to spread the love they have for each other is a deficient marriage. Of course the obvious way, but not the only way, in which they can spread their love is by having children. The love of the Father for the Son must include a wish to cooperate with the Son in further total sharing with an equal; and hence the need for a third member of the Trinity, whom, following tradition, we may call the Holy Spirit, whom they will love and by whom they will be loved. A universe in which there was only sharing and not cooperation in further sharing would have been a deficient universe; it would have lacked a certain kind of goodness. The Father and the Son would have been less than perfectly good unless they sought to spread their mutual love of cooperating in further sharing with an equal…

… anyone who really loves someone will seek the good of that person by finding some third person for him to love and be loved by. This demand can of course only be satisfied by having no less than three divine persons…

Certo che immaginarsi un essere dissociato in tre persone è dura. O no?

It wa s Freud, the modern founder of psychoanalysis, who helped us to see how a person can have two systems of belief to some extent independent of each other.

Freud described people who sometimes, when performing some actions, act only on one system of beliefs and are not guided by beliefs of the other system; and conversely.


Although all the beliefs of such a person are accessible to him, he refuses to admit to his consciousness the beliefs of the one system when he is acting in the light of the other system of beliefs. Thus, to take a well-worn example, a mother may refuse to acknowledge to herself a belief that her son is dead or to allow some of her actions to be guided by it. When asked if she believes that he is dead, she says ‘No’, and this is an honest reply, for it is guided by those beliefs of which she is conscious. Yet other actions of hers may be guided by the belief that her son is dead (even though she does not admit that belief to consciousness); for instance, she may throw away some of his possessions.


The refusal to admit a belief to consciousness is of course itself also something that the mother refuses to admit to herself to be happening.

the Freudian account of such cases helps us to see the possibility of a person intentionally keeping a lesser belief system separate from her main belief system, and simultaneously doing different actions guided by different sets of beliefs, of both of which she is consciously aware—all for some very good reason.


Indeed even people who do not suffer from a Freudian divided mind can sometimes perform simultaneously two quite separate tasks (for example, having a conversation with someone and writing a letter to someone else) in directing which quite distinct beliefs are involved, which we can recognize as ‘on the way to’ a divided mind in which we have two different sets of beliefs…

A volte RS mi lascia sbigottito, certo che si capisce meglio il rispetto che gli tributava Richard Dawkins quando, parlando di lui, affermava: “sul fronte opposto uno dei pochi a parlar chiaro e a prendere sul serio le tesi che difende”.

Richard Swinburne – Was Jesus God?

domenica 25 marzo 2012

Probabilmente sì…

… scusate, stavo chiedendomi se per caso Dio esiste e cercando di rispondere affidandomi solo alla mia testa. Trovo la conclusione “probabilmente sì” la più plausibile.

Ma perché? Perché è la “teoria del tutto” più semplice a nostra disposizione.

Ricordiamoci che più “semplice” è l’ ipotesi, più crescono le probabilità che sia vera.

[… c’ è stato un furto, tutti hanno visto Vallanzasca nei paraggi e, oltretutto, ci sono le sue impronte digitali in loco; in commissariato si formulano due ipotesi: 1. il ladro è Vallanzasca e 2. il ladro è uno sconosciuto travestito da Vallanzasca dotato di un marchingegno di sua invenzione per riprodurre impronte digitali false. Voi per quale ipotesi propendete? Scommetto per la più “semplice”…]

Pensate solo al materialista che riflette sull’ origine delle cose: è costretto a postulare che da sempre esistono parecchie particelle (fatte così e cosà), parecchie leggi (che funzionano così e cosà) e una serie di coincidenze sbalorditive.

Fondamentale: quando dico che “X puo’ fare questo e non quello” lancio un messaggio molto più complesso rispetto a quando dico che “X puo’ fare tutto”. Se poi oltre a X devo metterci anche Y e Z, tutto diventa più complicato.

In assenza di possibili verifiche, non è più saggio postulare un’ unica causa intelligente?

Dovendo spiegare “tutto”, esiste forse un’ ipotesi più semplice di quella che assume l’ esistenza di un Dio?

hand-of-god-nebula 

… le foto di Dio scattate dalla Nasa…

… theism is a very simple hypothesis… It postulates the existence of one entity (one god, not many gods), with very few very simply describable properties…

… a person with no limits to his power, knowledge, freedom, and life is the simplest kind of person there could be…

Infinite power is power with zero limits. Infinite knowledge is knowledge with zero limits because it involves no limit (except one imposed by logic) to the number of well-justified true beliefs…

Perfect freedom means that the person’s choices are unlimited by irrational desires…

Eternity means no temporal limit to life…

And God being ontologically necessary, meaning that there are no others on whom he depends, obviously fits well with his other properties…

It is also simpler to suppose that God
has these properties essentially, for that makes God a more unified being; it means that the divine properties not merely do not, but could not, come apart…

And it is simpler to suppose that God is what he is solely in virtue of his essential properties; that is, he has no underlying ‘thisness’—for that is a more economical supposition…

 

sabato 24 marzo 2012

La “brain society” e le rughe di Topolino

Charles Murray – Coming apart
Nelle società contemporanee un’ élite sempre più ristretta tende a isolarsi e a vivere in un mondo a parte. Il guaio (o la fortuna) è che non si tratta semplicemente di “nobili” o di “ricconi” – come in passato –, bensì di “intelligentoni” (che cumulano ricchezza in breve tempo). Un’ élite cognitiva, dunque.
cerve
Il resto della popolazione si stacca dal vertice come mai era avvenuto prima e a questo scollamento contribuisce in modo rilevante una disaffezione dei ceti popolari verso le cosiddette quattro “founding virtues”: industriosità, religiosità, onestà e attaccamento ai valori familiari.
Tanto per capirsi, non avere una famiglia stabile è un guaio, soprattutto per chi non puo’ permettersi un lusso del genere. E indovinate un po’ chi fallisce più spesso quando si tratta di costruirne una?
Oggi, rispetto a ieri, nelle classi medie e medio basse, sono in molti a credere di poter rinunciare a una famiglia unita, magari istigati dalle star hollywoodiane o da qualche socio-psico-filosofo che predica la “liberazione del desiderio” per le masse. Salvo che, guardando bene ai dati, anche solo il semplice celibato pesa sulle entrate future del soggetto.
Altro esempio: l’ ateismo, sempre più diffuso negli strati bassi della società, in ultima analisi è un lusso per pochi. Non tutti hanno gli strumenti per sostituire la carica motivazionale di un “pensiero devoto”.
Altro esempio: sostituire la tradizionale etica dell’ “hard-working” con il piagnisteo continuo della cultura sindacal-democratica è un capriccio che alla lunga si paga caro senza neanche accorgersene.
Ora, a qualcuno la cosa apparirà strana, ma in una società fortemente meritocratica questi lussi erodono la condizione di chi se li concede ancor più  che non in una cultura plutocratica o nobiliare, dove per lo meno alle classi subalterne era pur sempre assegnato un ruolo stabile che le garantiva dalla “caduta libera”.
cervell
Per capire la cultura delle classi elevate, la cosa migliore è affidarsi ai telefilm americani, il più emblematico è Thirtysomething:
Two women in their late twenties or early thirties wearing tailored business outfits are seated at a table.
A vase with a minimalist arrangement of irises and forsythia is visible in the background. On the table in front of the women are their drinks—both of them wine, served in classic long-stemmed glasses.
Nary a peanut or a pretzel is in sight. One of the women is talking about a man she has started dating. He is attractive, funny, good in bed, she says, but there’s a problem: He wears polyester shirts. “Am I allowed to have a relationship with someone who wears polyester shirts?” she asks.
She is Hope Murdoch, the female protagonist. She ends up marrying the man who wore the polyester shirts, who is sartorially correct by the time we see him. Hope went to Princeton. She is a writer who put a promising career on hold when she had a baby.
He is Michael Steadman, one of two partners in a fledgling advertising agency in Philadelphia. He went to the University of Pennsylvania (the Ivy League one). Hope and Michael live with their sevenmonth- old daughter in an apartment with high ceilings, oldfashioned woodwork, and etched-glass windows. Gradschool- like bookcases are untidily crammed with books. An Art Deco poster is on the wall.
A Native American blanket is draped over the top of the sofa. In the remaining forty-five minutes, we get dialogue that includes a reference to left brain/right brain differences and an exchange about evolutionary sexual selection that begins, “You’ve got a bunch of Australopithecines out on the savanna, right?” The Steadmans buy a $278 baby stroller (1987 dollars). Michael shops for new backpacking gear at a high-end outdoors store, probably REI.

No one wears suits at the office. Michael’s best friend is a professor at Haverford. Hope breast-feeds her baby in a fashionable restaurant. Hope can’t find a babysitter. Three of the four candidates she interviews are too stupid to be left with her child and the other is too Teutonic. Hope refuses to spend a night away from the baby (“I have to be available to her all the time”). Michael drives a car so cool that I couldn’t identify the make. All this, in just the first episode. The culture depicted in thirtysomething had no precedent, with its characters who were educated at elite schools, who discussed intellectually esoteric subjects, and whose sex lives were emotionally complicated and therefore needed to be talked about…
Negli anni 60 in america non esisteva un vero abisso tra upper e working class, almeno negli stili di vita:
Ernest Hemingway was right in his supposed exchange with F. Scott Fitzgerald.5 In 1963, the main difference between the old-money rich and everybody else was mainly that they had more money…
Take, for example, the woman who was the embodiment of the different world of the rich, Marjorie Merriweather Post.
Heiress to the founder of the company that became General Foods, one of the wealthiest women in America, she owned palatial homes in Washington, Palm Beach, and on Long Island, furnished with antiques and objets from the castles of Europe.
She summered in the Adirondacks, at Camp Topridge, surrounded by her private 207 acres of forest and lakes. She took her sailing vacations on Sea Cloud, the largest privately owned sailing yacht in the world, and flew in her own Vickers Viscount airliner, with a passenger cabin decorated as a living room, probably the largest privately owned aircraft in the world. Hers was not a life familiar to many other Americans. But, with trivial exceptions, it was different only in the things that money could buy. When her guests assembled for dinner, the men wore black tie, a footman stood behind every chair, the silver was sterling, and the china had gold leaf. But the soup was likely to be beef consommé, the main course was almost always roast beef, steak, lamb chops, or broiled chicken, the starch was almost certainly potato, and the vegetable was likely to be broccoli au gratin.6 The books on the shelves of her libraries were a run-of-the-mill mix of popular fiction and nonfiction.
She screened the latest films in the privacy of her homes, but the films her guests watched were standard Hollywood products. The wealthy had only a very few pastimes—polo and foxhunting are the only two I can think of, and they engaged only a fraction of the rich—that were different from pastimes in the rest of America. By and large Mrs. Post, like others among America’s wealthy, spent her leisure time doing the same kinds of things that other Americans did…
Murray illustra la nuova cultura upper class prendendo in considerazione i loro bar, i loro uffici, le loro vacanze, come curano la salute, le condotte sessuali, gli orientamenti politici, cosa ascoltano alla radio e alla TV… leggiamo solo un passaggio relativo alla cura dei bimbi:
The children of the new upper class are the object of intense planning from the moment the woman learns she is pregnant.
She sets about researching her choice of obstetrician immediately (if she hasn’t already done it in anticipation of the pregnancy), and her requirements are stringent. She does not drink alcohol or allow herself to be exposed even to secondhand smoke during her pregnancy.
She makes sure her nutritional intake exactly mirrors the optimal diet and takes classes (along with her husband) to prepare for a natural childbirth—a C-section is a last resort. She gains no more and no less than the prescribed weight during her pregnancy.
She breast-feeds her newborn, usually to the complete exclusion of formula, and tracks the infant’s growth with the appropriate length and weight charts continually.
The infant is bombarded with intellectual stimulation from the moment of birth, and sometimes from the moment that it is known that conception has occurred.
The mobile over the infant’s crib and the toys with which he is provided are designed to  induce every possible bit of neural growth within the child’s cerebral cortex. By the time the child is a toddler, some new-upper-class mothers return to their careers, turning over daytime child care to a nanny (sometimes selected in part for the second language that the parents think the child should learn) or to a high-end preschool during the day…
Rispetto agli anni sessanta la vita dell’ élite si è trasferita su un altro pianeta, i genitori non riconoscerebbero i loro figli. Ma per il resto della società non sembra cambiato granché. 
Perhaps the most general cultural difference—one that can be bad or good depending on individual cases—is that mainstream America is a lot more relaxed than the new upper class about their children.
I don’t mean that other American parents care less, but that, as a group, they are less inclined than upper-class parents to obsess about how smart their baby is…
one of the major preoccupations of upper-class parents during their children’s teenage years, the college admissions process, is almost entirely absent in mainstream America.
Only a small proportion of colleges in the United States are hard to get into. Everywhere else, all you have to do is apply and attach a halfway decent high school transcript and ACT or SAT score.
Diversi fattori hanno scremato la nuova élite, innanzitutto il fatto che oggi il “cervello” conti come non mai:
In the early 1990s, Bill Gates was asked what competitor worried him the most. Goldman Sachs, Gates answered. He explained: “Software is an IQ business. Microsoft must win the IQ war, or we won’t have a future. I don’t worry about Lotus or IBM, because the smartest guys would rather come to work for Microsoft. Our competitors for IQ are investment banks such as Goldman Sachs and Morgan Stanley.”
Persino l’ intelligenza pura ai limiti dell’ autismo, ieri destinata a soffrire, oggi spadroneggia:
What was someone with exceptional mathematical ability worth on the job market a hundred years ago if he did not have interpersonal skills or common sense? Not much. The private sector had only a few jobs such as actuary that might make him worth hiring. His best chance was to go into academia and try to become a professor of mathematics. His options were not much wider in 1960. What is a person with the same skill set worth today? If he is a wizard programmer, as people with exceptional mathematical ability tend to be, he is worth six figures to Microsoft or Google. If he is a fine pure mathematician, some quant funds can realistically offer him the prospect of great wealth
Purtroppo l’ intelligenza è un fattore che produce molta discriminazione, sia attiva che passiva:
The human impulse behind the isolation of the new upper class is as basic as impulses get: People like to be around other people who understand them and to whom they can talk. Cognitive segregation was bound to start developing as soon as unusually smart people began to have the opportunity to hang out with other unusually smart people. The yearning for that kind of opportunity starts young. To have exceptional cognitive ability isolates a young person as no other ability does. The teenager with exceptional athletic ability who becomes the star quarterback has lots of people who are eager to be his friends even if he is shy or socially awkward. The teenager with exceptional interpersonal ability is one of the most well-liked kids in school—that’s what exceptional interpersonal ability does for you. But the math star who possesses only average interpersonal ability is seen as an oddball…
All’ isolamento del secchione dotato è seguita la concentrazione di un élite cognitiva, hanno pensato a tutto le università di prestigio con il loro calibrato setaccio:
… the typical classroom in an elite school has no one outside the top decile of cognitive talent, and many who are in the top hundredth or thousandth of the distribution. Both sets of students are technically “college educated” when they get their BAs, but that’s where the similarity stops. Given this concentration of academic talent in a relatively few colleges and universities, the original problem has been replaced by its opposite. Instead of feeling sorry for the exceptionally able student who has no one to talk to, we need to worry about what happens when exceptionally able students hang out only with one another.
Entrare nel giusto College ti cambia la vita, ma pure lì in fondo sembra di vedere sempre le solite facce. Ma come, il merito non doveva liberare la mobilità sociale? Colpa del solito aumma aumma che blocca l’ ascensore sociale? Non proprio:
In The Price of Admission, journalist Daniel Golden documents the ways in which elite schools manage to find room for the children of alums, big donors, celebrities, athletes, the elite college’s own faculty, and wealthy parents whose estates might eventually make their heirs into big donors.20 The question is this: What would the freshman class look like if all of these considerations were eliminated and the decisions were made purely on the basis of test scores, extracurricular achievements, teacher recommendations, and high school transcripts? Answer: Socioeconomically, the change in the class profile would range from minuscule to zero… The reason that upper-middle-class children dominate the population of elite schools is that the parents of the upper-middle class now produce a disproportionate number of the smartest children…
Il college prestigioso segnala l’ intelligenza di chi lo frequenta, ma ricordiamo che l’ intelligenza non è qualcosa che si costruisce a scuola:
Educational attainment is correlated with IQ, but education does not have much effect on IQ after the child enters elementary school. By that, I do not mean that the absence of any education after age 6 wouldn’t make a difference, nor that exceptions do not exist…
Come sono cambiate dunque le cose? Una volta ci si sposava tra ricchi unendo le fortune e creando imperi e dinastie, oggi, poiché i college sono la più importante agenzia matrimoniale e in pochi college si concentrano le intelligenze migliori del paese, ci si sposerà tra “intelligentoni”, si avranno figli “intelligentoni” che frequenteranno i migliori college e s’ impossesseranno dei lavori più lucrosi…
… Highly disproportionate numbers of exceptionally able children in the next generation will come from parents in the uppermiddle class, and more specifically from parents who are already part of the broad elite…
… per questa via meritocratica si cumuleranno ricchezze sempre più imponenti e si attuerà una secessione sociale sempre più marcata…
“During the late twentieth century, in other words, the well educated and the affluent increasingly segmented themselves off from the rest of American society.”4 They were reminded of a phrase coined by Robert Reich when he first described the new class of symbolic analysts back in 1991: “The secession of the successful.”
Murray passa ad ispezionare l’ enclave dove oggi vive la ricchissima “élite cognitiva”, ecco una piccola parte della foto.
Previewing trends for the upper-middle class as a whole that I will present in detail in part 2, inhabitants of SuperZips are more likely to be married than elsewhere, less likely to have experienced divorce, and less likely to have children living in households with single mothers. The men in SuperZips are more likely to be in the labor force than other American men and less likely to be unemployed. They also work longer hours than other Americans. Crime in urban SuperZips is low, and crime in suburban SuperZips is rare. One of the most distinctive aspects of the SuperZips is their ethnic profile. As of 2000, the 882 SuperZips were substantially whiter and more Asian than the rest of America.
Vivere fianco a fianco con questa élite comporta parecchi problemi – dal loro isolamento decidono anche per voi senza minimamente conoscere o avere a che fare coi vostri stili di vita – nonostante questo, diamo a Cesare quel che è di Cesare dicendo che è meglio avercela che non avervela.
… as individuals, the members of the new upper class are usually just fine— engaging, well mannered, good parents, and good neighbors… When America got serious about identifying cognitive talent, shipping the talented to colleges and the most talented to the best colleges, it also augmented the nation’s efficiency in tapping its human capital by some unknowable but large amount. The result over the long term was that cognitive talent that in an earlier era would have been employed in keeping a store or repairing broken-down engines was employed instead in running large corporations and inventing new kinds of engines…
Conclusione: l’ élite cognitiva si stacca dal resto della popolazione visto che la società contemporanea premia l’ intelligenza come non mai. E fin qui il messaggio del libro è ambivalente, qualcuno sarà a disagio, altri meno, in fondo uno sfruttamento intensivo delle intelligenze potenziali è auspicabile. C’ è però una seconda parte destinata invece ad alimentare le controversie: le armi tradizionali in mano alla working class e usate in passato per non perdere il “contatto” con la classe privilegiata sono oggi venute meno. Per “armi tradizionali” s’ intendono le virtù canoniche: culto del lavoro, culto della famiglia, culto dell’ onestà, culto religioso. Chi incolpare per questo lutto? Poiché conosciamo l’ opera pregressa di Murray, ci sono pochi dubbi: la cultura progressista e welfarista con tutto il portato di infiacchimento morale che comporta inevitabilmente la sua diffusione.












venerdì 23 marzo 2012

Conati maccheronici

Carlo Emilio Gadda – Quer pasticciaccio brutto de via Merulana.

Un immagine che s’ impone…

… quella del nodo, del groviglio, del gomitolo… dello “gliuommero”… ma anche, perché no?, la Cattedrale incompiuta…

gadda

… tra le categorie mentali dell’ Autore…

… ve n’ era una curiosa… quella del fico secco… comprendeva tutto cio’ che è arido, ingeneroso, rattrappito…

… paradigmi sul rigo gaddiano…

… procede con spostamenti spastici, tra una sincope e un’ apoplessia maccheronica, non racconta in linea retta ma finge di perdere il filo… lo scopo è quello di minare lo schematismo cachettico delle idee seriose facendo ricorso alle armoniche sapienti del romanesco…

Filosofia di fondo:

… sentita vocazione antiaccademica e diffusa sfiducia nella lingua codice…

Veniamo ora al romanzo. Innanzitutto, strano finale:

… il romanzo deve considerarsi letterariamente concluso poiché il commissario capisce chi è il colpevole… e questo anche se il lettore non capisce o non capisce che lui capisce… [cio’ non toglie che l’ autore si irritò ferocemente con Garzanti il quale osò apporre la parola Fine in conclusione del volume]

Sul Gran Lombardo, il marchio manzoniano…

… facile da rinvenire in quell’ amore istintivo per il formicolio della vita…

A pag. 2 entra il protagonista…

… con quel suo fare un po’ tonto come di persona in combattimento contro digestioni laboriose… l’ abbigliamento tradiva una paga statale…

… le laconiche sentenze del commissario…

 

… rivivevano poi nei timpani della gente a distanza di ore, di giorni, di mesi, dall’ annunciazione: come dopo un misterioso tempo incubatorio…

… ragazze che passano per la via…

… co’ la treccia appennollone…

… appunti mentali sulla servetta…

… dal di lei collo, ancora piuttosto lungo sotto la capigliatura, veniva fuori quella vocina fatta di sì e di no, come le poche note del lamento di un clarino…

… presagio…

… Ingravallo notò che due o tre volte, a mezza voce, aveva detto mah… chi dice mah cuor contento non ha…

… un attimo prima dell’ annuncio…

… Don Ciccio stava per vedere il fondo dell’ ultimo per così dire calice – un cinque anni bianco extra secco ora del Cavalier Bianchi Empedocle & Figlio, Albano Laziale, da sognarseli perfino in questura, il vino, il bicchiere, il Padre, il Figlio e il Lazio… – e quando il bianco secco ancora gli titillava il velopendolo, lei parlò…

… convenevoli…

… “dottor Ingravallo” bofonchiò Ingravallo spiccicandosi appena dalla sedia, e stringendo quasi a malincuore, la mano che quello gli porgeva…

… presentimenti…

… una voce… una voce poco fa già gli sussurrava in cassa, nella cassa, non sapeva neanche lui se del cervello o del cuore…

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… un’ occhiata alla casa…

… e quella zuccheriera d’ argento memore delle vacche grasse… con una ghianda d’ oro e due foglioline d’ argento sul coperchio. Già: per tirarla su.

… l’ offerta…

… accettò una polputa sigaretta dal Balducci (che gli squadernò il portasigarette d’ oro sotto il mento con un tatràc repentino)…

… ingresso in sala da pranzo del quadrupede…

… fece solo una carezzaccia alla canina: che da quei béf béf così stizzosi, cattiva!, trascorse a dei ringhi decrescenti, come d’ un temporalino in ritirata, al fine si chetò…

… arrivano ospiti…

… l’ annuncio un po’ canoro un po’ pecoraro dell’ Assunta nascondeva un rossore sottocutaneo impercettibile…

… dopo la disgrazia, l’ immancabile folla dei curiosi…

… un portalettere in istato di estrema gravidanza, più curioso di tutti, dava, della sua borsa colma, in culo a tutti: che borbottavano mannaggia, e poi ancora mannaggia, mannaggia, uno dopo l’ altro, man mano che il borsone provvedeva a urtarli nel didietro…

… non solo bipedi…

… torno torno, un barboncino bianco scodinzolava eccitato e de tanto in tanto… stritolato dalle relatrici… abbaiava puro lui: il più autorevolmente possibile…

… i Bottafava…

… avevano gridato “al ladro, al ladro” per primi ed esigevano ora adeguato riconoscimento… lui nell’ inseguimento (per la verità appena accennato) aveva anche estratto un grosso revolver che volle esibire chiedendo spazio agli astanti…

… verbalizzare le testimonianze…

… omise i “Gesù”, “Gesù mio bello"! “Sor commissario mio”… e altre interiezioni-invocazioni di cui la “signora” Manuela Petacchioni non tralasciava d’ inzeppare il suo referto…

… la derubata…

… un tono languido in tutta la traumatizzata persona… un négligé un po’ imprevisto tra giapponese e madrileno… un baffo bleu sul volto piuttosto vizzo… la pelle pallida come d’ un geco infarinato… e poi…un sottointeso: “una donna sola ha sempre paura ad aprire”…

… donne & armadi stagionati…

… come tutte le donne sole in casa, trascorreva le ore in stato d’ angustia, o perlomeno di dubitosa e tormentata aspettativa… da un po’ di tempo quel suo perenne pavore nei confronti del trillo del campanello s’ era intellettualizzato in un complesso d’ immagini e figurazioni ossedenti: uomini mascherati con suole di feltro ai piedi… irruzioni repentine per quanto tacite in anticamera… vittima già ipotecata con allegate eventuali “sevizzie”… parola questa che la riempiva di indicibili orgasmi contrastanti… con il commento di un batticuore per un crac improvviso, nel buio, di un qualche armadio più stagionato degli altri… il pensiero dominante, a ogni trillo, soleva coagularsi in quel “chi è”, belato o raglio abituale di ogni reclusa… il suo patema testimoniale ci mise davvero poco a deflagrare in epos… concluse la testimonianza che soffio’ il naso trombettando come una vedova…

… caldaie de Roma…

… la sacra fiamma d’ ogni impianto termico, a Roma, si estingueva a Marzo alle Idi, ma talvolta addirittura a le none quando non a le calende… negli inverni doppi a epilogo protratto… come fu quello del ventisette, la si alimentò per tutto il mese e la si lasciò smorire d’ un prolungato languore… non senza accademia e diatriba fra casigliani opinanti, roboanti, fra i volenti e i nolenti, gli squattrinati e i quattrinosi, fra micragnosi e scialacquatori…

… il reticente…

… er sor Filippo, alto, scuro a soprabito, co la panza un po’ a pera e le spalle incartocchiate e un tantinello pioventi, di viso tra impaurito e malinconico… e in mezzo un nasone alla timoniera da prevosto che doveva fare le gran trombe del Giudizio a soffiallo…

… i passi dell’ assassino…

… impercepiti dal passante distratto o che va di prescia…

… in calce…

… quell’ orribile e interminabile garbuglio della firma…

… congedo del testimone… la Petacchioni lascia la questura…

… sommovendo er culo come na’ quaja e ticchettando in difficile equilibrio sui tacchi delli scarpini boni… come una scrofona su quelli zoccoletti che cianno…

… la mezza…

… sopore d’ ufficio…

… il gentile clima del Cacco…

… un odorino sincretico, come di caserma o del loggione der teatro Jovinelli… tra d’ ascelle e de’ piedi… ed altri effluvi ed olezzi più o meno marzolini, che era una delizia annasalli…

… confessione…

… abbandonatosi a quella specie di logorrea a cui si danno vinte certe anime in pena…

… profonda malinconica nota…

… o cor mappamondo in aria, inchinate a soffiar er naso a un pupetto, o a toccà si s’ è bagnato: che è propio allore che je se vede er mejo… a la serva… tutta la salute sua…

… entra la coppia…

… la sposa, povera pupa, arrivò co’ lo sposo, preceduti da na’ panza come una mongolfiera a San Giovanni… lei arrossì, abbassò gli occhi sul ventre come l’ Annunziata quanno che l’ angelo se mette a spiegaje tutta la faccenda…

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… il Roma-Napoli nella campagna laziale…

… sopraggiunge con vivido terrore delle galline di guardia… il locomotore circondato da lividi lampi sul pantografo, alle sospensioni e ai giunti… e dietro tutto il fragore iterato, iterato ad ogni assale… da svellere ogni ago degli scambi… con quelle che seguitavano a starnazzare… levandosi a volo… strangullandosi ne’ loro straziati vocalizzi, regalando bianche piume al vortice…

… veduta suburbana…

… carovane bianche di nuvole trascorrevano a mezzo marzo nel cielo da nullo reale perseguite… anche loro però c’ era chi s’ incaricava d’ uncinarle… ed erano le vette argentate delle antenne… come punte di pettine di carda un’ ovatta… nel vello del fuggente niveo gregge…

… panino in trattoria a li castelli…

… col rosbiffe a comodo divano per fette di mortadella lì morbidamente adagiata in fette alterne a opera dei diti peritissimi e paffutelli del Maccheronaro: che le tegumentò alfine, un colpo d’ occhio a collaudo, uno a congedo, del pre-resecato, pre-accantonato, tetto o coperchio (er mezzo sfilatino de sopra): sporgendo lui er labbro sotto, ma un millimetro appena: intanto che la pappagorgia compressa e per così dire appiattita contro il colletto… finì per nascondergli tutta la cravattina di primavera, a farfalle… con piselloni verdi… la torpediniera d’ alto mare fu varata e porta con labbro sporgente al diletto cliente… “semo o non semo”… parve significare lo sguardo… il cliente mise il dente indove si meritava di metterlo… dopo un paio di mozzichi la bocca prese a somigliare a una molazza… nun ce la faceva a risponne… si quercune je domannava, quello girava gli occhi, due occhioni tonni tonni… co’ l’ aria d’ avé capito…

… il dottò medita il caso anche fuori orario…

… mandò giù qualche boccone alla meno peggio, cor capoccione sur piatto… di quelli spezzatini de muscolo de caucciù… il demone della “ricostruzione dei fatti” gli martellava sulle tempie… amoroso bersaglio d’ alcuni “ma che c’ è stasera dottore?”… della impareggiabile padrona tutta in ansie, in premure: che non finiva più di roteargli attorno, a lui, al servito…

… hop, hop…

… il cavallino, in discesa, dopo aver contrastato col culetto magro le strappate del biroccio… che gli sopravvennero sulle chiappe come schiaffi del mare sull’ arena… puntò le zambe sul sodo della strada senza più levarle… ormai spento, sdrucciolò un tantino… rivolgendo appena alla tirata di redini il capo… che sembro significare “acci tui e de tuo nonno in carriola… propio adesso che annavamo così bene”… nel frattempo sopraggiungeva il Pestalozzi con si poco fluente veicolo: una bici che era na scatola de musica… un cro cro ne li mozzi… pareva na machina per sgranocchià er torrone…

… boschi lontani…

… da un leccio alla scure superstite giungeva il disperato dittongo del chiù… e come appello intermittente, l’ implorante giambo del cucù…

… arrivo in cascina…

… furono accolti dai furibondi latrati d’ un bastardaccio di cui quasi non si vedevan gli occhi… ma i denti radi e canini con paura… tant’ era irsuto… mezzo spinone, mezzo maremmano, mezzo fottut’ in gulo… ma per buona sorte a catena…

… zuffa tra le belle di notte…

… sei una mignotta… una spia… disse in un sudor diaccio… smaniosa che il litigio non avesse fine… con un tentato bisbiglio che gli riuscì granuloso di catarri… guardando oltre le punte delle orecchie del cavallo… che gli servivano quasi da mirino per inquadrare il nulla della campagna…

… il mondo percepito dalla cameretta…

… raggiunta in una sonnolenza rischiarata da brevi lampi… tra un battere e l’ altro del sangue agli orecchi… raggiunta dal verso della moto del maresciallo… quelo grosso… la si udiva sparacchiare in lontananza un po’ per tutto lungo strada e stradina… e fremere ai passaggi chiusi indispettita in un corruccio…

… collina romana…

… i diedri delle case la coronavano al sommo… in basso, i popolati paesi… il tramme e la via consolare…

… zone franche in caserma…

… quelle stanze ove si esplicavano al meglio le tecniche ciondolatorie e distratte… quando che si liberano quei sbadigliacci che magari girano per ore nella gola… come leoni in gabbia…

… fancazzisti al mercato…

… esprimeva il suo dinoccolato ottimismo sufolando in sordina… atteggiando appena i labbri… o sostando chiotto chiotto… le mani in tasca e la gobba infreddolita sotto il pastrano… un pastranuccio da mezza stagione fasulla… contribuiva all’ immagine da bellimbusto assonnato in cerca di una cicca da poté fumà…

… banchi…

… pervenne alfine al reame di Tollo e Anco dove adagiate sul tagliare, prone, più raramente supine o addormitesi di lato, le porchette dalla pelle d’ oro esibivano i lor visceri di rosmarino e timo…

… consigli per gli acquisti…

… la porca, la porca, signore c’ avemo la bella porca d’ Ariccia co’ n bosco de rosmarino in de la panza! Co le patatine de staggione! (la stagione se la sognava lui, erano le patate vecchie fatte a pezzi tutte puntolini di prezzemolo… inficiate nella grascia de la porca…)…

… l’ arresto tra le massaie…

… gli si erano rizzati ai fianchi du figuri, du tipi de pizzichini un ber po’ più scuri de lui… uno de qua, uno de là, come i silenti gendarmi che Pulcinella percepisce dopo un po’ in uno sgomento improvviso… “la porca, la porca” sì la porca ho capito, pareva dire a se stesso mentre abbassava la voce “a por-ca” sillabò esangue “a por…” e quel po’ di fiato gli smoriva in gola come la fiamma d’ un moccolaccio quanno sbava cera e se strugge tutto in un lago de puzza cor codino fritto nel mezzo…

… buongiorno!…

… quando il trillo iracondo si sganciò tutt’ a un tratto nel silenzio della casa addormentata, erompendo inatteso da quel pataccone della sveglia semovente sul marmo (del tavolino) ad annunziare le nuove grane del giorno, ecco che due picchi ad uscio della padrona, discreti, autenticarono l’ ammonimento furioso dell’ imbecillissimo…

… abluzioni…

… si rigrattò il testone, si appressò alla vaschetta, e dato libero corso alle linfe s’ insaponò il naso e la faccia, il collo e le orecchie. Sgrullò il parruccone sotto il rubinetto alto del lavabo, con quei soffi e quele strombate de naso come di foca venuta a galla dopo mille rigiri sott’ acqua… ch’ ereno ogni mattina dar bagno “occupato” l’ indizio indefettibile della sua presenza…

… di traverso…

… lo prese uno strangullone, si fè paonazzo nel volto: le briciole nella trachea… a momenti sparava tutto dal naso… carbonchioli e caffelatte…

… auto di servizio…

… filò come poteva, coi budelli che abbottavano, benché molli molli, e al primo sasso che intrupparono ciavevano già voja de schioppà: la frizione facva caràche ad ogni svorta de strada, a ‘gni cane che se metteva davanti… in Via Giovanni Lanza tancheggiò e rollò nelle pozze per cento metri… imbattendosi in cunette non ancora verbalizzate dal Touring…

… a rapporto…

… si mise in ascolto dopo una battuta non sùbita e piuttosto molla dei tacchi…

… irruzione nelle baracche…

… “Polizia, vente a uprì… dovemo entrà”… ragazzi, polli, donne, du cagnoletti bastardo cor codino arrotolato in alto, a pastorale, che je scopriva tutta la bellezza: non finivano più di guardare, d’ abbaiare, du occhietti neri stupiti con la meraviglia nei volti… nelle gronde non vea canala, né parato alcuno detta “mantovana”… scheccherarono le dissennate galline…

… vassoio d’ entrata…

… fu introdotto tutto il rognoneggiante sincretismo di una portata di capretto…

… il morituro…

… una faccia ossuta e cachettica posava nel cuscino… nell’ immobilità rugosa dei fossili… d’ un giallo bruno da museo egizio… la quiete spenta della sua guardata si opponeva agli eventi straniando quel volta d’ atzeca… un lezzo ivi di panni sudici e di persone poco lavabili e poco lavate… di feci male accantonate nella degenza…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mercoledì 21 marzo 2012

Il "male" spiegato (in fretta)

Prima domanda: perché esiste?

Ok, d’ accordo, Dio ci ha resi liberi e quindi anche capaci di perpetrare il male…

… however, if the only suffering in the world were that caused by humans… many of us would not have very much opportunity to make… crucial choices which are so important for forming our characters… Humans need the pain and disability caused by disease and old age if we
are to have the opportunity to choose freely whether to be patient and cheerful, or to be gloomy and resentful, in the face of our own suffering; and the opportunity to choose freely to show or not to show compassion to others who suffer…

male

Dio avrebbe dunque il diritto di imporre sofferenze se cio’ è per il nostro bene o il bene degli altri. pensiamo a un genitore…

Parents have a (very limited) right to allow their children to suffer for the sake of some good to others. They have the right to send a daughter to a neighbourhood school which she will not enjoy very much, in order to cement community relations. And they have the right to entrust a younger son to the care of an elder son, even if there is a risk that the elder son will hurt the younger son to some degree, in order that the elder son may have the responsibility for his younger brother. It is nevertheless a great privilege to be of use to someone else, not just by what you choose to do but by what you are allowed to suffer. The girl sent to the neighbouring school is privileged to be allowed to contribute to cementing community relations by her less than enjoyable schooling. The rights of parents over children are, however, very limited because it is only to a very limited extent that they are the source of the existence and well-being of their children. God, who keeps humans in existence from moment to moment and gives them all their limited powers and freedom, has a far greater
right to impose suffering on humans…

Chiudiamo con un azzardo:

I am inclined to think that it would be an equal best action for God to create humans with the great goods which I have described together with the bad things which must accompany them, and an equal best action for God not to create humans with either the good things
or the bad things…

martedì 20 marzo 2012

L’ “Altro”

La Sinistra italiana ha sempre avuto un problema a relazionarsi e a riconoscere l’ “Altro”. In politica la diversità nasconde qualcosa di orribile che induce irrefrenabile ribrezzo.

Bertjan Pot

L’ antagonista non è un tale che la pensa diversamente ma solo un “servo”. Ora del capitale, ora delle televisioni; ora buffo, ora spregevole ma sempre servo ottenebrato.

Cio’ è molto rassicurante poiché consente di pensarsi come “la parte migliore del paese”.

Questo sentimento, a metà tra spocchia e misantropia, spesso è incosciente, altre volte addirittura formulato e rivendicato a chiare lettere, come nel caso del suo teorizzatore più recente, Umberto Eco:

… secondo cui gli elettori di centro-destra rientrerebbero in due categorie: l’Elettorato Motivato, che vota in base a interessi egoistici e ai propri pregiudizi contro stranieri e meridionali, e l’Elettorato Affascinato «che ha fondato il proprio sistema di valori sull’educazione strisciante
impartita da decenni dalle televisioni, e non solo da quelle di Berlusconi». Due elettorati ai quali non avrebbe neppure senso parlare, visto che non si informano leggendo i giornali seri e «salendo in treno comperano indifferentemente una rivista di destra o di sinistra purché ci sia un sedere in copertina»…

sabato 17 marzo 2012

Perché il tiranno adora i libri?

Niente di più facile che costruire un carcere con dei libri, in questo genere di edifici non c’ è nemmeno il problema delle finestre.
Uno specialista nell’ arte è Matéj Krén…
Matej Kren  house of book 
… ma la esercitano con dovizia anche molti governanti sparsi in tutto il mondo…
Professor John Lott of the University of Pennsylvania has presented evidence that across countries, expenditures on public schooling (as well as expenditures on public broadcasting) are positively correlated with levels of totalitarianism. (That is, by and large, the more totalitarian the country, the more it spends on public schooling.) By contrast, expenditures on public health, and other services with no obvious propaganda value, are not positively correlated with totalitarianism. This suggests that public schooling serves a rather unsavory agenda.

venerdì 16 marzo 2012

La migrazione degli zombi

cinecluMi piacciono gli zombi ma aborro i film horror. Che fare?

Clemens Behr

Niente paura, da qualche decennio i morti viventi stanno evacuando dalle storie truculente: esiste un filone di film d’ autore tutt’ altro che horror, ma non per questo meno zeppo di “zombi”.

Pensando a una possibile genealogia mi viene da fare i nomi di Kaurismaki e Jarmush (qualcuno c’ infila i Coen). L’ umanità che popola le storie del primo, appena fuoriuscita dal frigorifero sovietico, osserva col ghiacciolo che pende dal naso un mondo che hanno sognato a lungo e che ora sfreccia loro accanto senza degnarli di uno sguardo. Quella del secondo, anziché uscire, entra invece in un esilio letargico trovando un certo sollievo nell’ anticipare il proprio trapasso verso dimensioni più… “anaffettive”.

Oggi alla sparuta pattuglia si unisce il nostrano Sorrentino.

Qui Cheyenne, lo zombi, vince una partita a ping pong in una scena epocale (l’ epoca è quella del “banale memorabile”). Nulla da invidiare alle gag dei portieri scemi di Mistery Train.

Qui lo zombi fatto e finito canta con un aspirante zombi:

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Da un po’ di tempo la “pattuglia” ha cominciato a prediligere il “lieto fine”. Anche Cheyenne si “scongela” grazie a una feroce vendetta che noi mammiferi a sangue caldo non capiremo mai fino in fondo (fa camminare nudo nella neve un innocuo vecchietto a suo tempo kapò ad Auschwitz):

Definitivamente “scongelato” puo’ salvare altre anime che aveva contribuito a imprigionare tra i ghiacci:

… lei è la mamma in perenne attesa del figlio che da bravo adolescente dark si era suicidato anni fa coerente con la filosofia “zombificante” dei suoi idoli…

Non so ben dire se questi film possano essere definiti “belli”, probabilmente non piacciono a tutti, di sicuro li sento come i “miei film”, una categoria estetica molto particolare il cui valore non sarei in grado di stimare.

… la storia di Cheyenne non è biografica, ma chi non ha pensato per un attimo a Robert Smith?… Tra gli ultra quarantenni ben pochi, credo…

mercoledì 14 marzo 2012

L’ evasione redentrice

Ti è piaciuto il cappuccino?

latte

Hai chiesto lo scontrino da bravo bambino?

Aspetta, prima di tornare indietro a chiederlo ti racconto una storia che ci tocca tutti direttamente.

E’ la storia dell’ evasione fiscale in Italia negli ultimi quindici anni. Te la racconto perché 1. scommetto che non la sai e 2. è meglio di una barzelletta.

L’ Italia degli ultimi 15 anni fornisce l’ esperimento naturale migliore per sostenere la tesi di un’ evasione fiscale che “salva”; mi spiego: l’ autoriduzione delle imposte, almeno per una parte del paese, è stata la chiave dello sviluppo in assenza di riforme. Anzi, dell’ unica riforma che, fuor di retorica, conta: l’ abbassamento delle tasse.

Nel giro di pochi anni – fra il 1985 e il 2003 – le imprese del Centro-Nord… si trovano sulle spalle una pressione fiscale che non riescono più a reggere. E non riescono più a reggerla per due motivi distinti: primo, perché l’Italia… rinuncia alle svalutazioni competitive; secondo, perché l’economia del Centro-Nord è in gran parte regolare, o «emersa», e non può quindi ricorrere all’evasione fiscale per parare il colpo dell’aumento delle tasse.


È curioso come quasi nessuno, negli anni della seconda Repubblica, abbia notato che il rallentamento della crescita dell’Italia, in virtù del quale il Paese nel suo insieme ha cominciato a correre meno degli altri Paesi europei, è coinciso con il sorpasso del Sud nei confronti del Nord: nel passaggio fra prima e seconda Repubblica le regioni del Sud hanno cominciato a crescere più rapidamente di quelle del Nord.

… se guardiamo al reddito per abitante, al tasso di disoccupazione, ai livelli di apprendimento degli studenti, all’occupazione femminile, effettivamente il Nord (a differenza del Sud) se la cava più che bene nel confronto con i maggiori Paesi europei. Ma c’è un punto fondamentale su cui, contrariamente a quanto si crede, il Nord non è affatto in vantaggio sul Sud. Questo
punto è la crescita: dal 1995 a oggi, il prodotto interno lordo (Pil) del Nord non è cresciuto più di quello del Sud, e in termini pro capite è cresciuto decisamente di meno …

Se il Sud cresce più del Nord nonostante tutti gli handicap che lo affliggono, vuol dire che – accanto a questi handicap – ci devono essere anche alcuni vantaggi. E questi vantaggi devono essere così importanti da compensare i moltissimi handicap di cui il Sud soffre; più esattamente, devono avere un impatto (positivo) ancora maggiore di quello (negativo) dei fattori frenanti di cui il Sud è costellato.

Ma quale può essere questa forza misteriosa che spinge il Sud ma non il Nord? La forza misteriosa che stiamo cercando di identificare non è altro che la pressione fiscale sui
produttori.  Questo, a mio parere, è
il solo terreno su cui il Sud gode di un vantaggio
enorme rispetto al resto del Paese, e in particolare nei confronti del Nord. Non tanto a causa di agevolazioni e sgravi, quanto semplicemente per la diversa propensione a pagare le tasse… la graduatoria è sempre la stessa a prescindere dall’ indicatore prescelto: l’intensità dell’evasione fiscale è massima nel Mezzogiorno (intorno al 55% secondo le mie stime), intermedia nel Centro (27%), minima nel Nord (19%).

È come se, di fronte all’incapacità di tutti i governi, di destra e di sinistra, di ridurre in modo apprezzabile le aliquote fiscali che gravano su lavoratori e imprese, una parte del Paese se le fosse autoridotte senza aspettare alcuna riforma. Curioso e sconcertante: la secessione fiscale, che Bossi minaccia da vent’anni di praticare in Padania, è già in atto da molti decenni nelle regioni del Sud.


 Per anni ci siamo raccontati che la crescita è frenata da fattori come la mancanza di infrastrutture, il costo del denaro, la lentezza della giustizia civile, la criminalità organizzata, l’inefficienza della pubblica amministrazione, la bassa qualità delle istituzioni scolastiche. Per anni abbiamo ripetuto che tutti questi handicap sono tipicamente concentrati nel Mezzogiorno. Ma ora scopriamo che, nonostante tutti questi fattori che indubbiamente ostacolano la crescita, il Sud cresce più del Nord. Com’è possibile? Se è vero che il Nord è più attrezzato del Sud per crescere, come mai da 15 anni cresce di meno?


L’aumento delle aliquote nominali ha riguardato tutta l’Italia, ma – grazie al peso dell’economia sommersa – il Sud è riuscito a limitare l’impatto della maggiore pressione fiscale, mentre il Nord, proprio perché la sua economia è in gran parte emersa, non è riuscito ad autoridursi le tasse mediante l’evasione fiscale. L’evidenza econometrica che supporta questa interpretazione è piuttosto robusta… i territori in cui l’evasione è più intensa crescono di più, i territori in cui l’evasione è minore crescono di meno.

La correlazione fra tasso di evasione e crescita è…statisticamente significativa in Italia. Si potrebbe pensare, naturalmente, che si tratti di correlazioni spurie, ma esse resistono all’introduzione di ogni plausibile variabile di controllo, compreso il livello iniziale del reddito
pro capite (che dovrebbe «spingere» i territori meno sviluppati) e vari indicatori di inefficienza della pubblica amministrazione.

Il fatto è che nessun Paese sviluppato ha una pressione fiscale sui produttori alta come la nostra…

Oggi in Italia ci sono aziende in crisi che starebbero tranquillamente sul mercato se il nostro Ttr (Total Tax Rate) fosse quello dei Paesi scandinavi, e simmetricamente ci sono floride aziende scandinave che uscirebbero dal mercato se le aliquote fossero quelle dell’Italia.

Il Ttr dell’Italia è pari al 68.6%, quello della Svezia è più basso di 14 punti, quello della Finlandia di 24, quello della Norvegia di 27, quello della Danimarca addirittura di 40 (29.2%).

La politica ha tutto l’interesse a occultare il ruolo frenante delle tasse, perché non ha il coraggio di ridurle. Le cosiddette forze sociali, d’altro canto, hanno tutto l’interesse a concentrare l’attenzione sugli altri fattori che limitano la crescita, perché ogni singolo fattore di handicap reclama più risorse pubbliche per i soggetti che lo controllano o se ne fanno paladini. Il risultato è che la spesa non diminuisce, la pressione fiscale resta quella che è, il Paese – sia pure molto lentamente, per fortuna – sprofonda nel sottosviluppo…

Hai ascoltato con discernimento? Bene, allora adesso decidi tu cosa fare con il tuo scontrino.