venerdì 24 aprile 2026

interpretazione bayesiana della meccanica quantistica

 EPISTEMOLOGIA O ONTOLOGIA?

La conoscenza statistica è di natura probabilistica, ossia scaturisce da un sapere imperfetto. Se, ad esempio, affermo che le donne sono mediamente più basse degli uomini, formulo un enunciato neutro dietro il quale si cela un margine di ignoranza. Non conoscendo in modo esaustivo i fattori che determinano l’altezza negli uni e nelle altre, non sono in grado di fornire una spiegazione completa della differenza e ricorro pertanto alle medie. Nello studio di realtà complesse — come accade nelle scienze umane — tale ignoranza si manifesta costantemente, cosicché la statistica diviene lo strumento privilegiato. Tuttavia, questa non è l’unica interpretazione possibile. Si potrebbe sostenere, al contrario, che la nostra conoscenza sia perfetta e che l’indeterminatezza residua appartenga intrinsecamente all’oggetto studiato. Tale lettura può apparire artificiosa, quasi un trasferimento dell’inaffidabilità epistemica nell’ontologia degli enti. Eppure è il percorso seguito dall’ortodossia in ambiti quali la meccanica quantistica, dove si giunge a esiti paradossali nel tentativo di tradurre una formalizzazione matematica priva di analogie intuitive — salvo quella, del tutto naturale, offerta dall’interpretazione bayesiana, secondo cui il nostro sapere in tale dominio resta inevitabilmente segnato da un residuo di ignoranza. Resta dunque la domanda: che cosa ci induce a sostituire una spiegazione epistemologica — fondata sull’ignoranza residua — con una ontologica, che attribuisce agli oggetti una natura intrinsecamente indeterminata?