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giovedì 12 febbraio 2026

L’ARGOMENTO ONTOLOGICO IMPLICA PANTEISMO?

 L’ARGOMENTO ONTOLOGICO IMPLICA PANTEISMO?

L’argomento ontologico esiste in mille forme; qui ho in mente Cartesio, e non so se quanto dirò, con le opportune variazioni, valga anche negli altri casi. Parto con una parafrasi a memoria di Cartesio (correzioni ben accette se rilevanti): «… la causa di qualcosa deve essere almeno "altrettanto reale" del suo effetto… dato che sono un essere pensante e ho in me l’idea di Dio, qualunque sia, alla fine, la causa della mia esistenza, bisogna ammettere che anch’essa è un essere pensante e che possiede in sé l’idea e tutte le perfezioni che attribuisco alla divinità. Allora ci si può chiedere se questa causa debba la sua origine ed esistenza a se stessa o a qualche altra causa. Se è autoesistente, questa causa è Dio; perché, dato che ha la perfezione dell’autoesistenza, deve anche, senza dubbio, avere il potere di possedere effettivamente ogni perfezione di cui ha l’idea, cioè tutte le perfezioni che penso appartengano a Dio. Ma se la sua esistenza dipende da un’altra causa, ci chiediamo di nuovo, per lo stesso motivo, se questa seconda causa esista da sola o attraverso un’altra, finché, passo dopo passo, arriviamo alla causa ultima, che sarà Dio». Insomma, per come l’ho capito: un essere può produrre solo esseri meno perfetti di sé. Dunque qualsiasi essere, risalendo a ritroso, implica Dio, l’essere perfetto. Aggiungiamo alcune assunzioni del caso: la perfezione include l’esistenza, per esempio (e così liquidiamo Kant e non ci pensiamo più). Va escluso anche che l’induzione “verso l’alto” fino a Dio si arresti arbitrariamente da qualche parte, con un essere che esiste senza ragione o che è sorto dal nulla. Certo, esistono esempi concreti in cui le creazioni risultano “migliori” dei loro creatori: genitori mediocri possono generare un genio; oppure un programmatore può creare un’AGI potentissima e intelligentissima. Ma ammettiamo di cavarcela con qualche espediente filosofico, che non manca mai. A questo punto occorre definire l’“imperfezione”, e di solito si conviene nel ritenerla una mancanza di qualcosa (un po’ come la concezione agostiniana del male: una mancanza di bontà). Ragioniamo ora, per esempio, sulla dimensione geografica: io sono imperfetto perché sono presente in Italia ma non in Australia, mentre tu sei imperfetto perché sei presente in Australia ma non in Italia. Ma che dire del nostro creatore? Ebbene, l’unione delle tue perfezioni e delle mie perfezioni include l’essere presente in Australia e l’essere presente in Italia; perciò il nostro creatore sarà, come minimo, presente in entrambi i luoghi. Immaginiamo di fare lo stesso per tutte le cose e quindi per tutti i luoghi dell’universo: otteniamo un’idea di dove si situa il “Dio” perfetto: ovunque. Dubbio: ma questo Dio perfetto può essere presente esattamente dove sono presente io? Vedo tre alternative: o un essere perfetto può coesistere con un essere inferiore in un luogo; oppure non può, e viene sfrattato da quel luogo o sfratta lui l’essere inferiore. Io di certo non posso sfrattare Dio, perché lo renderei imperfetto. Se lui mi sfrattasse, mi annichilirebbe, il che è imbarazzante. Non resta che convivere in qualche modo, ma come? Come può “qualcosa” esistere dove esisto già io? Pensare a un bizzarro miscuglio informe di me e del mio creatore è ostico. Potrei introdurre uno spazio a “più dimensioni”, collocando me in una, Dio nell’altra ed entrambi nella stessa dimensione geografica; ma a quel punto la mancata presenza di Dio nella dimensione dove sto da solo lo renderebbe imperfetto, facendo ripartire il rompicapo. Ho l’impressione che questo “inseguimento” finisca con l’assorbimento dell’intera realtà da parte del Dio perfetto: qualcosa che mi evoca l’idea panteista. P.S. Vorrei solo dire, tanto per giocare a carte scoperte, che non amo particolarmente l’argomento ontologico, né l’idea panteista. Se c’è qualcosa di vero in quanto ho appena detto, ciò mi offre l’occasione di radunarli in un unico bersaglio e magari di indurre chi ama l’argomento ma non ama il panteismo (o viceversa) ad abbandonare le cattive compagnie.

domenica 23 giugno 2024

argomento ontologic

Anselmo.
Dopo la mia visita ad Aosta rifletto sulle imprese intellettuali di un eroe della cristianità come Anselmo. L'argomento da lui escogitato lascia regolarmente l'amaro in bocca. Nessuno viene mai convinto da roba del genere, sembra l'equivalente filosofico di un trucco da salotto. Quasi tutti coloro che lo sentono sono consapevoli che qualcosa è andato storto, assomiglia a una di quelle truffe che coinvolgono principi nigeriani. Tutti capiscono che se un essere esiste per definizione non significa che esiste: un "marziano necessario" esiste per definizione, ma non esiste realmente. Possiamo fare di meglio? Ecco una riformulazione "modale":
1) Ogni limite nella possibilità richiede una spiegazione.
2) Non c'è spiegazione per un limite alla possibilità di Dio.
3) Quindi Dio è possibile.
4) Se Dio è possibile, esiste.
5) Quindi Dio esiste.
La prima premessa è abbastanza plausibile. Gli scapoli sposati sono impossibili, ma c'è una spiegazione: sono impossibili perché implicano una contraddizione. La velocità della luce non può essere solo un limite di velocità arbitrario e senza causa: richiede una spiegazione. La seconda premessa indica semplicemente che non è possibile dimostrare l'inesistenza di Dio, cosa ammessa dagli agnostici ma anche da molti atei. La quarta premessa sembra controversa, ma in realtà è piuttosto banale. Dio è definito come un essere necessario, di conseguenza se esiste in alcuni mondi possibili, allora esiste in tutti. Questo argomento è anche invulnerabile agli argomenti parodistici, tipo quello del Marziano. Non potrebbe essere usato per dimostrare l'esistenza di un' "isola perfetta", perché tale isola sarebbe limitata in qualche modo ma se i limiti richiedono una spiegazione, allora non può esistere una cosa limitata necessaria, perché i suoi limiti avrebbero bisogno di qualcos'altro per essere spiegati. Dove penso che questo argomento sia sbagliato? Certo, la premessa 2 è deboluccia poiché le cose contingenti sono possibili a meno che qualcosa non ne limiti la possibilità, ma le cose necessarie, forse, hanno bisogno di una spiegazione specifica del perché sono possibili. La ragione per cui un folletto necessario è impossibile è che non c'è nulla che spieghi perché è possibile. Per questo motivo non credo che questa via produca grandi argomentazioni ma questa è probabilmente la migliore versione dell'argomento ontologico.

L'argomento ontologico originale è l'equivalente filosofico di un trucco da salotto.Quasi tutti coloro che sentono questo argomento sono consapevoli che qualcosa è andato storto, e coloro che non ne sono consapevoli spesso cadono in truffe che coinvolgono principi nigeriani, ma ci vogliono alcuni minuti per capire qual è esattamente l'errore nel ragionamento.la risposta è che il fatto che un essere esista per definizione non significa che esista: un marziano necessario esiste per definizione, ma non esiste realmente.Possiamo fare di meglio? Penso di sì, con il seguente argomento: I limiti di possibilità richiedono spiegazioni. Non c'è spiegazione per un limite alla possibilità di Dio. Quindi Dio è possibile. Se Dio è possibile, esiste. Quindi Dio esiste.La prima premessa è abbastanza plausibile. Gli scapoli sposati sono impossibili, ma c'è una spiegazione: sono impossibili perché implicano una contraddizioneLa velocità della luce non può essere solo un limite di velocità arbitrario e senza causa: richiede una spiegazione,La quarta premessa sembra controversa, ma in realtà è piuttosto banale. Dio è definito come un essere necessario. Di conseguenza, se Dio esiste in alcuni mondi possibili, allora esiste in tutti.Questo argomento è anche invulnerabile agli argomenti parodistici. Non potrebbe essere usato per dimostrare un'isola massimamente perfetta, perché tale isola sarebbe limitata in qualche modo. Se i limiti richiedono una spiegazione, allora non può esistere una cosa limitata necessaria, perché i suoi limiti avrebbero bisogno di qualcos'altro per spiegarla.Dove penso che questo argomento sia sbagliato? Rifiuto la premessa 2. Penso che se qualcosa è definito come necessario, allora non è possibile senza una spiegazione della sua possibilità. Le cose contingenti sono possibili a meno che qualcosa non ne limiti la possibilità, ma le cose necessarie hanno bisogno di una spiegazione del perché sono possibili.la ragione per cui un folletto necessario è impossibile è che non c'è nulla che spieghi perché è possibile.Tuttavia, chi sostiene questo argomento può rifiutare questo principio. Può sostenere che un folletto non può essere necessario perché è limitato, il che richiede una spiegazione.Non credo che questa sia una grande argomentazione. Ma è probabilmente la migliore versione dell'argomento ontologico

https://benthams.substack.com/p/a-limits-based-modal-ontological

lunedì 30 luglio 2018

IL DIO DEI RAZIONALISTI

IL DIO DEI RAZIONALISTI
La prova ontologica dell’esistenza di Dio – da Anselmo in poi - mi ha sempre lasciato freddo per un motivo preciso: non ha un fondamento logico. Un peccato veniale per altri approcci ma mortale per l’approccio in cui la logica viene esaltata. In altri termini, dopo aver esposto le ragioni di Anselmo lo scettico potrebbe sempre opinare: “sei sicuro di aver provato l’esistenza di Dio quando nemmeno riesci a provare che puoi farlo?”. A questo punto la replica puo’ imboccare due vie che sono entrambi vicoli ciechi: o provo che posso farlo, ma in questo caso violo il teorema di Goedel dimostrando indirettamente che il mio sistema logico è incoerente, e che quindi puo’ dimostrare tutto (sia l’esistenza di Dio che la sua non-esistenza); oppure ammetto che non posso fare cio’ che mi si chiede ammettendo che le ragioni di Anselmo non hanno base logica pur investendo tutto sulla logica.
Cio’ non significa che il concetto di Dio sia privo di un suo significato logico, al contrario. Il razionalista sa che ogni spiegazione razionale deve avere un "fondamento" per essere accettata come tale, sa cioè che una catena di spiegazioni che regredisce all’infinito equivale ad assenza di spiegazione. Ebbene, Dio, per molti, è questo fondamento. Naturalmente “Dio” non ha il monopolio del “fondamento” ma, da un punto di vista non più razionale ma storico, il concetto ha ricevuto una tale consacrazione che disperdere una simile eredità costituirebbe un atto sciagurato.
THEBIGQUESTIONS.COM
Here are the answers to yesterday’s puzzle. The first correct solution came from our commenter Leo (comment #18 on yesterday’s post).
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Steve Landsburg e Dio

Steve Landsburg e Dio
riccardo-mariani@libero.it
Citation (APA): riccardo-mariani@libero.it. (2018). Steve Landsburg e Dio [Kindle Android version]. Retrieved from Amazon.com

Parte introduttiva
Evidenzia ( giallo) - Posizione 1
Steve Landsburg e Dio
Nota - Posizione 1
Tttttyyy
Evidenzia ( giallo) - Posizione 8
First Puzzle: Can I in fact prove that there is no God? Second Puzzle: Can I prove that there is a God? Third Puzzle: Based on the information given, can you determine whether there is a God?
Nota - Posizione 12
3PUZZLE
Evidenzia ( giallo) - Posizione 23
The answers are yes, yes and no: Yes, I can prove there is no God. Yes, I can also prove there is a God. And no, you can’t use any of this to determine whether there is a God.
Nota - Posizione 25
SOLUZIONE
Evidenzia ( giallo) - Posizione 30
An inconsistent logical system can prove anything at all.
Nota - Posizione 30
PRIMA COSA DA TENER PRESENTE
Evidenzia ( giallo) - Posizione 38
No consistent logical system can prove its own consistency.
Nota - Posizione 39
SECODO FATTO DA TENER PRESENTE....GODEL
Evidenzia ( giallo) - Posizione 42
I’ve asserted that I can’t prove that atheism is true.
Nota - Posizione 43
PRIMO
Evidenzia ( giallo) - Posizione 44
I only assert things I can prove,
Nota - Posizione 44
SECONDO
Evidenzia ( giallo) - Posizione 45
I can prove that there’s something I can’t prove.
Nota - Posizione 46
TERZO....IN ALTRI TERMINI
Evidenzia ( giallo) - Posizione 47
I can prove that I am consistent
Nota - Posizione 47
QUARTO...N ALTRI TERMINI
Evidenzia ( giallo) - Posizione 47
if I were inconsistent, I’d be able to prove everything
Nota - Posizione 47
Cccccccc
Evidenzia ( giallo) - Posizione 48
Therefore I am inconsistent
Nota - Posizione 48
QUINTO...GODEL
Evidenzia ( giallo) - Posizione 49
Therefore I can prove anything
Nota - Posizione 50
SESTO
Evidenzia ( giallo) - Posizione 54
you can’t use any of this to learn anything about whether there is a God
Nota - Posizione 55
ZERO NFO
Evidenzia ( giallo) - Posizione 57
If there is anything that you can prove you can’t prove, then you can prove anything.
Nota - Posizione 58
MESSAGGIO GENERALE

mercoledì 29 gennaio 2014

martedì 11 dicembre 2012

Contro Hume e Kant (dici poco?!)

Hume e Kant si opposero alla teologia naturale, la consideravano insensata. Swinburne si sente in dovere di rispondere loro.

Secondo Hume le idee del nostro intelletto sono un prolungamento dei sensi e quelle per cui il prolungamento non è chiaro sono idee sensate. Hume amava l' induttivismo.

M l' approccio di Hume presenta almeno un paio di problemi: 1. fino a che punto si puo' generalizzare l' induttivismo? 2. come è lecito combinare le sensazioni in modo da scartare le idee insensate?

Se l' induttivismo è sufficientemente generalizzabile allora anche l' idea di Dio (oggetto inosservabile) diventa lecita. In secondo luogo, sembra che l' unico modo lecito per combinare le idee sia quello d evitare incoerenze. Ma che idea è l' idea di incoerenza? Di sicuro anch' essa deve derivare da intuizioni sensibili generalizzabili a oltranza. Ma la generalizzazione a oltranza rende lecita l' idea di Dio.

Gli agomenti di Hume non sembrano dunque ostacolare il percorso della teologia naturale.

E nemmeno quelli di Kant, che sono per lo più derivati da Hume.

Kant si focalizzò per lo più nella negazione dell' argomento ontologico: sebbene stia in piedi, si sostenne, basta cambiare le premesse per poterlo rovesciare. Ma un argomento tanto facilmente rovesciabile non è valido. La premessa su cui si concentrò la furia analitica di Kant è noto: l' " esistenza" non è una proprietà dell' ente. Con una premessa del genere Anselmo salta in aria (e anche Godel).

Kant ragionava in termini di conoscenza (deduttiva) e non in termini probabilistici. Guardacaso la teologia naturale si concentra sulle probabilità. L' approccio kantiano è dunque fallato in partenza poichè presuppone che chi argomenta sostenendo l' esistenza divina lo fa sempre a partire dall' argomento ontologico. Un errore fatale per lui e per la schiera di filosofi suoi seguaci.

http://users.ox.ac.uk/~orie0087/pdf_files/General%20untechnical%20papers/Why%20Hume%20and%20Kant%20were%20mistaken%20in%20rejecting%20natural%20theology.rtf


mercoledì 31 marzo 2010

Malizia

Ateo ingenuo: "Dio non esiste".

Ha ragione?

Se "Dio" non esistesse non avrebbe senso riferirsi a qualcosa che chiamiamo "Dio" e anche l' enunciato "Dio non esiste" risulterebbe insensato.

Poichè l' affermazione dell' ateo ingenuo non appare insensata nè all' ateo stesso nè al credente, l' unico modo per non cadere in contraddizione consiste nel considerarla falsa.

Sarà vera, dunque, l' affermazione contraria: "Dio esiste".

Contenti? No, poichè potremmo ripetere lo stesso ragionamento sostituendo "Dio" con cio' che più ci aggrada. Volete che esista il Signore degli Anelli? Et voilà; volete che esista Montalbano? Nulla di più facile. Persino l' Unicorno Rosa esiste.

Un' inflazione del genere disintegrerebbe all' istante qualsiasi moneta, nemmeno la moneta più preziosa, quella dell' "esistenza", sarebbe più spendibile.

Ed ecco allora che entra in scena l' ateo malizioso.

Ateo malizioso: "Tutto esiste".

Da Russell a Frege a Ryle, gli "atei maliziosi" sono tanti, e i seguaci acritici sedotti da tanta malizia ancora di più. Roba da chiodi!

Per costoro tutto cio' di cui si puo' parlare coerentemente "esiste" a prescindere per il semplice fatto che l' "esistenza" non è un predicato della logica. Poichè la logica la dà per scontata, non ha senso dimostrare l' "esistenza" di qualcosa in termini logici: la si assume sempre e comunque.

Ma l' intuito, quello per cui possiamo parlare anche di cose che "non esistono", puo' essere ripristinato dopo Parmenide, Ryle, Frege, Russell e Quine?

Eccome! Solo che occorre un "seguage acritico" che sia poco seguace e molto critico. Che sia incline a sostenere posizioni messe alla berlina con scherno di recente, solo mezzo secolo fa tanto per intendersi. Che osi dire:

"... l' "esistenza", con buona pace di Frege, Russell e Quine, è espressa da un normalissimo predicato della logica..."

Oppure che concluda così:

"... Ryle disse che ormai certa ontologia era morta per sempre e non più destinata a tornare. Come spesso accade ai confidenti filosofi analitici spesso presi a celebrare i funerali alle posizioni filosofiche sostanziali, Ryle si sbagliava: era destinato ad essere smentito dagli sviluppi successivi...".

Forse, senza andare molto lontano, uno così ce l' abbiamo qui in Italia. Si chiama Francesco Berto, sa usare le parole giuste al momento giusto, e forse ha pure scritto il libro giusto. Pur essendo un precario sembra lanciato verso una carriera luminosa, stiamo sintonizzati ed attendiamo sviluppi.

venerdì 22 gennaio 2010

A che punto siamo con la questione di Dio?

Bè, non siamo messi poi neanche tanto male.

ARGOMENTO ONTOLOGICO. Una concezione matematica del multiverso (à la Tegmarks) è in grado di ridurre gli altri argomenti (cosmologico e teleologico) e superare la critica di Gaunilone e Kant.

ARGOMENTO COSMOLOGICO. Con il concetto di "semplicità" alla Swinburne si aggira il rasoio di Occam volgendolo a proprio vantaggio.

ARGOMENTO TELEOLOGICO. Idem come sopra.

EVIDENZA: l' epistemologia di Plantinga elabora la credenza di Dio come "basic belif" razionale.

Largo a Tegmarks: Gaunilone, Kant e Occam fuori dai piedi

Se l' universo fosse un oggetto matematico, decadrebbe l' obiezione di Gaunilone ad Anselmo.

E con essa rotolerebbero via sia Kant che Occam, i due argomenti-baluardo dell' ateismo.

Senza contare che la "prova" cosmologica si ridurrebbe in quella ontologica.

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