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mercoledì 7 gennaio 2026

CHI LEGGERE?

 CHI LEGGERE?


La domanda è importante visto che noi "scegliamo cosa credere scegliendo a chi credere".Mi piace leggere scrittori apprezzati per la cura e l'originalità del pensiero sviluppato nel loro campo di competenza. Tuttavia, mi piace leggerli quando si cimentano in ambiti a loro estranei, o verso cui nutrono una passione meramente amatoriale. Il genio che si avvicina a nuovi argomenti è - necessariamente - superficiale senza perdere in nulla il suo talento e il suo innato rigore. Alla base c'è questa considerazione: ogni impresa intellettuale ti premia con l'apprendimento imponendoti però uno sforzo cognitivo, l'introduzione a nuovi argomenti è il momento in cui la produttività di questa impresa è massima per cui, anziché approfondire conviene spostarsi altrove a "scalfire" una nuova superficie. Perché l'ape dovrebbe accanirsi ad esaurire il nettare di un solo fiore quando puo' saltellare da un fiore all'altro sorbendo il meglio più facilmente disponibile? Perché raccattare i pochi frutti posti sui rami più inaccessibili quando si puo' cambiare albero e scaricare i molti frutti che pendono maturi dai rami più bassi? nell'era dell'abbondanza informativa la superficialità si impone come la scelta più razionale (teorema di Alchian Allen) Purtroppo, è difficile che uno specialista si occupi di superficie quando deve dare un contributo nel suo ambito, molto più facile che cio' si realizzi attraverso intellettuali provenienti da altri ambiti. In sostanza: quando Scott Sumner si occupa di politica monetaria io lo leggiucchio ma se si occupa di cinema lo leggo avidamente. Se Bryan Caplan si occupa di salario minimo io presto attenzione ma quando scrive dell'accudimento dei bambini dà il suo meglio. Ian Leslie che fa considerazioni sulla psicologia cognitiva attrae, ma quando scrive un intero libro sui Beatlese e la cultura pop è un "must". Robin Hanson che discetta di istituzioni è una manna ma allorché svolge le sue considerazioni su cristianesimo e capitalismo le mie antenne si drizzano in particolar modo. Razib Kahan impegnato sulla genetica delle popolazioni è interessante ma quando si occupa dell'ultimo fatto di cronaca diventa "imperdibile", mai banale e insolitamente agevole da seguire. Eccetera.

martedì 15 dicembre 2009

Nell'era Google la qualità conviene

Google fa bene alla nostra salute mentale?

Internet banalizza la nostra cultura o la estende innalzandone la qualità?

Molti sono scettici, la conoscenza "vicina" renderebbe obsoleta la fatica del memorizzare.

Le menti ne uscirebbero più fragili e meno ricettive. Tutto si svolge solo in superficie, la sonda mentale non è più chiamata ha penetrare ed diventa impotente persino di fronte alla scorza meno resistente. L' approfondimento si rarefa' fino a svanire.

Per me questo pessimismo è eccessivo.

Google sta già rendendo e renderà la nostra cultura media sempre più estesa ed approfondita, sempre più vivace e appassionata, anche se concordo sulla rarefazione delle riflessioni impegnative.

Ma io forse non faccio testo, sono un inguaribile ottimista, in passato ho già espresso la convinzione che i nostri figli saranno migliori di noi e che l' arte e la cultura prodotte oggi sono espressioni umane più raffinate, consapevoli e scandagliate che non quelle del passato. Spero solo fosse un ottimismo argomentato.

Qualcuno potrebbe pensare che abbiamo troppo "materiale" a disposizione, siamo immersi in un blob ipertrofico che ci avvinghia paralizzandoci. Ed infatti è vero: passo oggi molto più tempo di prima a "selezionare" e "classificare" e molto meno tempo a leggere-ascoltare-guardare. Alcuni dischi ricevuti giacciono incelofanati perchè sono tutto compreso dalla stesura del prossimo "ordine" da inviare. Colgo in questo comportamento una chiara spinta verso l'alienazione del consumo culturale.

Il bello è che tutto cio', lungi dall' essere un inconveniente, potrebbe trasformarsi nel punto di forza che renderà la cultura media delle generazioni a venire più sofisticata e profonda di quella delle generazioni passate.

La chiave di volta è il teorema Alchian-Allen. Cerco ora di argomentare il mio ottimismo. Lo sapevate gli australiani bevono vini italiani di qualità mediamente superiore rispetto a quelli che si bevono in Italia? Ed è vero anche il contrario (sì, esistono anche i vini australiani). E' normale che sia così, visto il teorema Alchian-Allen. Il teorema dice che se un costo fisso si aggiunge al prezzo di due beni succedanei tra loro, aumenterà il consumo di quello qualitativamente migliore. Il motivo è chiaro: la qualità costa, e l' aggiunta di un costo fisso incide meno sul psuo prezzo complessivo, cosicché diviene più conveniente. Il costo di trasporto in Australia del vino italiano è il medesimo per alta e bassa qualità.

Il mondo di google aggiunge un costo fisso ai beni culturali: è il costo legato alla ricerca. Per comprendere meglio dividiamo il costo dell' acculturamento: costo di selezione e costo di approfondimento. Google rende disponibile una marea di roba facendo impennare il costo di selezione. Ma questo costo s' impenna per tutte le potenziali fonti. E' il motivo per cui nell'era google approfondiremo solo il materiale in media qualitativamente superiore.

Personalmente lo constato tutti i giorni: come dicevo prima, passo molto meno tempo a leggere e molto di più a selezionare, ma la bontà media delle mie letture si è impennata. Leggo praticamente solo quello che mi interessa veramente, lo leggo quindi in modo veramente partecipe e formativo.

Se decido di vedere un' opera vedo solo l' atto che mi interessa - solo l' aria che m' interessa, solo il passaggio che aspettavo - tagliando il superfluo, ovvero tutto il resto. Se ascolto una sinfonia, ascolto solo il tempo che m' interessa, solo la cadenza che attendevo al varco e non vado oltre, sarebbe tempo sprecato, sarebbe tempo buttato che in passato avrei fatto passare anche ai miei occhi per "cultura" anche se era solo noia che dovevo sorbirmi per avere cio' che cercavo. Eccetera.

Vuoi giudicare la bontà culturale del tuo vicino? Difficile farlo, ma oggi ci sono un paio di spie dal contenuto informativo non trascurabile. Guarda quanti libri lascia a metà, se sono pochi diffida. Nota quanto spesso abbandona la visione di un film; farlo raramente è un brutto segno. Nota se scorre velocemente le gallerie virtuali dei musei in rete; procedere a rilento è preoccupante. Lasciare rqramente intonso il tomo, disertare pochi film iniziati, sorvolare con riluttanza quando ci si imbatte in opere d' arte, puo' segnalare un basso livello qualitativo della propria cultura, ovvero, un utilizzo improduttivo dei nuovi potentissimi strumenti a disposizione per migliorarci.

Un ottimismo del genere non è esente da critiche: spesso il mio arricchimento culturale è stato di origine casuale. Esiste una fruttuosa serendipidy anche in queste materie, magari stai leggendo un libro noioso, ed ecco un'inattesa illuminazione. Magari vai all'unico museo del tuo paese e l'esperienza forzata si trasforma in qualcosa di unico. Ci mancherà questa fertile noia? Nell'era in cui tutto è raggiungibile ci mancherà il sogno di qualcosa di irraggiungibile? Probabilmente sì, ma questo è un altro discorso.

Ah povera mamma, che memore della guerra mi fai sempre finire tutto quello che ho nel piatto, anche l' odiato ovetto, perchè "buttare è peccato"... non hai capito che oggi tutto è potenzialmente sostituibile con qualcosa di simile e migliore...