Nei miei vagabondaggi estemporanei nel mondo della filosofia analitica, mi sembra di cogliere una distinzione fondamentale tra internalisti ed esternalisti. L’internalista è un ingenuo che crede alle evidenze. Di fronte a un’evidenza lapalissiana, per esempio, giustifica la propria credenza mediante l’introspezione. L’esternalista, invece, anche quando l’evidenza si impone, la giustifica attraverso un calcolo che non comprende, ma che in passato si è dimostrato efficiente. Prendiamo un altro ambito, quello relativo al significato delle parole, in particolare dei nomi propri. Anche qui si contrappongono le dua bande. Riprendo il celebre esempio della Terra Gemella, ossia due pianeti identici. In entrambi si riscontra la presenza di acqua ed entrambe le popolazioni la chiamano “acqua”. La domanda è: che cosa significa per costoro dire “acqua”? Per l’internalista il significato è evidente e può anche essere formalizzato mediante le tavole di verità. Fondamentalmente, il significato di “acqua” è dato dalla descrizione dell’acqua stessa. Di conseguenza, la parola ha il medesimo significato su entrambe le Terre gemelle. Poi si scopre che, nel primo pianeta, l’acqua è H2O, mentre nel secondo è H3O. Vale a dire, si scopre che il significato della parola “acqua” è diverso tra le due popolazioni. Ne consegue che è ragionevole sostenere che un significato equivalga alla descrizione di ciò a cui ci si riferisce, più una quota, al momento misteriosa, che è esterna alla nostra mente e concerne l’oggetto stesso. Questa è la posizione esternalista, che, dunque, può essere ridotta così: internalismo + mistero. Se il mistero lo si dà per assodato in tutte le vicende della conoscenza umana, si può restare internalisti senza molti inconvenienti, non c'è bisogno di esternalismo. E per quanto riguarda la giustificazione delle credenze con cui ho esordito? Si noti che ho parlato di “un calcolo che non comprendiamo”. Ebbene, la non comprensione è sempre legata a un mistero; dunque, anche qui: esternalismo = internalismo + mistero.
mercoledì 15 aprile 2026
internalismo esternalismo
P.S. Sulla giustificazione delle credenze sono stato un po’ vago. Riprendo allora l’esempio della rana bollita fatta in altro post. Per comprendere meglio, è il caso di esemplificare con una domanda retorica da porre in questi termini: se sono sincero e dico “soffro!”, potrei anche sbagliarmi? Per l’internalista no: l’introspezione del sofferente è la fonte migliore per sapere se soffre. Ma, se è così, incorro nel paradosso della rana bollita (vedi post di settimana scorsa). Per evitarlo devo applicare un calcolo e dire che non soffro anche se soffro, oppure, come nel caso della rana bollita, che soffro anche se non soffro. Non so perché soffro anche se non soffro, e questa ignoranza è misteriosa. Quindi: esternalismo = internalismo + Mistero.