mercoledì 15 aprile 2026

internalismo esternalismo Huemer (definitivo)

Sull’adesione di Michael Huemer all’internalismo della giustificazione epistemica non sussistono dubbi. Ogni giustificazione di ciò che affermiamo nasce dentro di noi ed è attendibile, poiché i nostri sensi hanno accesso diretto alla realtà. Ciò che ci appare coincide con ciò che è, fino a prova contraria; e ciò che ci appare è precisamente ciò che percepiamo interiormente attraverso l’intuizione e i sensi.


Anche il contenuto della mente, per Michael Huemer, è internalista, vale a dire che dipende esclusivamente da ciò che percepiamo. Se i due abitanti della Terra Gemella percepiscono la medesima cosa, allora stanno pensando la medesima cosa e attribuendo il medesimo significato. Il suo anti-scetticismo gli consente di evitare soluzioni cervellotiche come quella esternalista, che assegna al significato delle parole contenuti indipendenti da ciò che pensa chi le pronuncia.


L’unica modesta concessione all’esternalismo potrebbe forse rintracciarsi nell’esternalismo del significato. Parole come “conoscenza”, per esempio, possono essere definite soltanto fino a un certo punto; oltre rimane un residuo indicabile soltanto in maniera informale, poiché non sapremmo come spingerci oltre nella definizione né come completarla. A ben vedere, tuttavia, nemmeno questo costituisce un autentico esternalismo, dal momento che la coscienza interiore di tale residuo resta comunque necessaria ed è collocata, come ogni forma di coscienza, all’interno della persona. Si può dunque concludere che un filosofo come Michael Huemer sia, a tutti gli effetti, un internalista integrale. 


P.S. L’esternalista è colui che ritiene che, quando pensiamo a qualcosa, il significato di ciò che pensiamo non risieda interamente nella nostra mente, e dunque non ci sia completamente noto. Si tratta naturalmente di una concezione assai peculiare, difficile da comprendere se non attraverso esperimenti mentali come quello della Terra Gemella; tuttavia, essa costituisce una posizione necessaria per escludere l’ipotesi che siamo cervelli in una vasca. Necessaria, perlomeno, per chi non intenda contrastare lo scetticismo come hanno fatto Thomas Reid, Moore e Huemer, ossia come hanno fatto i realisti ingenui: sostenendo che possediamo sensi e intuizioni intellettuali affidabili, capaci di garantirci un accesso diretto alla realtà.


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