lunedì 20 aprile 2026

I 10 passi

CATECHISMO-FAI-DA-TE


Faccio una lista dei passi che deve affrontare una teologia cristiana, dopodichè dedicherò a ciascuno di essi le mie riflessioni compresse per estrarne un catechismo fai-da-te. Saranno le pillole capitoli tutti da scrivere. L'intento è quello di rendere la dottrina cristiana più ragionevole e intuitiva, libero come sono dalle pastoie del retaggio storico. La sensazione è che il tomismo classico, carico com'è di metafisica, persuada solo i già persuasi, e talvolta nemmeno quelli. Ognuno giudicherà se con l'ortodossia si produce una frattura insanabile o c'è possibilità di convivenza. Gli strumenti di base saranno la razionalità bayesiana e il realismo naif. Chissà, probabilmente non sarà più cristianesimo, ma chi puo' dirlo? L'idea di base è che il cristianesimo non sia più una piattaforma per il vivere civile, cosicché non necessiti di piena ortodossia. Oggi, quando non è abitudine passiva, è più che altro un'impresa intellettuale a cui segue una scelta personale di vita, ovvero qualcosa in cui la libertà di pensiero è da mettere al centro.


1. Dio esiste


2. Dio è amore. Trinità. 


3. Dio ci condanna. Il peccato originale.


4. Dio è pietoso. L' Incarnato. 


5. Dio è misericordioso. Espia per noi.


6. Gesù è un modello. Vita perfetta. 


7. Dio ci giudica. Inferno e Paradiso.


INTERVALLO 1: perché il male?


INTERVALLO 2: perché Inferno e Paradiso?


INTERVALLO 3: il Purgatorio.


8. Dio ci parla. Bibbia e Chiesa.


9. Gesù è Dio.


10. Gesù risorge.


CODE: Preghiera, Messa, Eucaristia, dottrina sociale, Scienza & Fede, Animali, Equità dell'inferno, Apocalissi, Anima, Misericordia. 


CONCLUSIONI.


Ringraziamenti.


***


PASSO 1 Catechismo fai-da-te: Dio esiste.


Forse è il passo più facile, in fondo esistono molti argomenti ragionevoli per pensarlo. Io, anche per tenere aperto un dialogo con i non credenti, preferisco quelli che impiegano poca metafisica. Li classificherei così:


Argomenti della ARMONIE: fine tuning e fratellini ( = armonia psichica, armonia matematica, armonia della conoscenza). Tutta roba che l'esistenza di Dio spiega da dio.


Argomenti delle EVIDENZE: spiegare libertà, coscienza, ma anche morale, bellezza, giustizia... Senza Dio diventano tutti "hard problem", un eufemismo per invocare una impossibilità.


Argomenti ANTROPICI: sia il teismo che SIA (principio antropico razionalista) prevedono un universo il più popolato possibile. Nessuna teoria atea puo' farlo.


Argomento di INSTABILITA': la scienza stessa ci dice quanto siamo inaffidabili nel cercare la verità, e poi, dimentica di questo, ci proclama il vero. Anche un pragmatico come me deve chiedersi quale sia la filosofia migliore per vivere bene, e di solito NON è il pragmatismo.


Argomento della SEMPLICITA': l'ipotesi teista è più semplice da descrivere rispetto a qualsiasi risposta "finitista", poiché quest'ultima deve formalizzare dei confini mentre alla prima basta la semplice categoria dell'infinito. Inoltre, il regresso infinito, una teoria rivale al teismo, "non spiega" perché "spiega troppo". Dio, nel catechismo fai-da-te è una Persona, quindi assimilabile ad un Supereroe, ovvero comprensibile anche a un bambino. 


Argomento STRATEGICO: le considerazioni di cui sopra colmano le lacune di una scommessa di Pascal presa allo stato "puro", e rendono quindi adottabile quel paradigma.


***


Passo 2 catechismo fai-da-te: Dio è amore.


La ragione mi parla così: L'amore è cosa buona, per cui, dalla definizione di Dio, discende il fatto che sia amore. L'amore più nobile è quello tra pari poiché non indotto dalla natura ma da una libera scelta, il che giustifica la Trinità: il Padre genera il Figlio per amare un suo pari, e da questa unione si effonde lo Spirito che, disceso su di noi, ci spinge ad amare il prossimo nostro pari. Il Dio cristiano sembra rientrare nella categoria.


Un tocco personale: Dio potrebbe averci creato per amore. In altri termini: l'universo potrebbe essere una contingenza, ovvero un'opzione in concorrenza con altre altrettanto buone. Quindi si è realizzata attraverso un atto di gratuità, ovvero di amore inspiegabile. [Dio agisce sempre per massimizzare il bene, ma non è detto che non esistano percorsi equivalenti, a questo punto compie scelte insondabili]


***


Passo 3 catechismo fai-da-te: Dio ci condanna con il peccato originale.


Come la scienza pone dei limiti alla nostra natura, anche la religione ci limita attraverso l'idea del peccato originale e la colpa trasmessaci dai Padri. La trasmissione di una colpa risulta poi del tutto naturale alla ragione: se hai un carattere di merda come tuo padre, non sarà una tua "colpa" ma nemmeno sei stato vittima di ingiustizie. Le cose funzionano così. L'analogia tra colpa e debito rende le cose ancora più chiare: quando erediti, erediti anche i debiti del patrimonio paterno. Se c'è una differenza tra il fai-da-te e l'originale, consiste nel fatto che il primo riduce la teoria del peccato a una descrizione avalutativa. Mi piace poi l'idea che la violazione da cui origina il peccato si stata quella di attingere dall'albero della conoscenza. Anche oggi le scienze umane ci dicono che l'abuso di conoscenza, più che l'ignoranza, sia fonte di guai.


***


Passo 4 catechismo fai-da-te: Dio è pietoso e si incarna.


Che un Dio d'amore senta il legame con la sua creatura al punto di incarnarsi per stare più vicino a lei, è del tutto comprensibile. Tuttavia, non mancano i problemi: perché non si è incarnato prima? Forse non era pietoso con i primitivi o con l'antichità? Alla ragione ripugna un diverso trattamento degli uomini. Un rimedio potrebbe essere quello che si adotta a scuola: chi ha avuto un compito difficile sarà giudicato con più indulgenza, chi ha avuto un compito più facile sarà giudicato con più severità. L'incarnazione, nel mio catechismo, non rappresenta un atto d' amore ma un cambio equivalente di strategie di salvezza.


***


Passo 5 catechismo fai-da-te: Dio è misericordioso. Espia per noi.


Per la ragione, è davvero strano che una colpa possa essere scontata da un altro. Questo è plausibile nel diritto civile, dove un risarcimento puo' essere pagato da un terzo verso cui poi saremo indebitati. Ma il peccato macchia di una colpa che assomiglia di più a quelle trattate nel diritto penale: non puo' essere lavata condannando un terzo innocente, per quanto costui si offra volontario. Conseguenze: Gesù è tra noi per esemplificare la vita perfetta, non per morire espiando in nostra vece. Questo fa parte del cambiamento tra strategie equivalenti di cui al post precedente. Il servizio alla nostra salvezza resta ma la divergenza con l'ortodossia è grande. La morte per le proprie idee e il proprio Dio è solo un'indicazione di vita perfetta. Sono le circostanze di vita che rendono necessaria la morte di Gesù, non la necessità di espiare per noi.


***


Passo 6 catechismo fai-da-te. Gesù è un modello. Vita perfetta.


Vedi passo 5.


***


Passo 7. Dio ci giudica. Inferno e Paradiso.


La ragione ha un concetto di giustizia per cui "ognuno deve avere il suo". Per questo la vita si chiude con un giudizio infallibile, in caso contrario entreremmo in un loop infinito e insensato. La fine è un fine, conferisce senso e delinea un obbiettivo. La vita, quindi, è solo una prova in vista di questo giudizio. Qualcosa che si rende necessario poiché nell'uomo si è incarnato uno scambio: libertà radicale vs sicurezza. La nostra libertà radicale è un bene che compensa la garanzia del bene. La libertà radicale: 1) ci mette a rischio di sbagliare e 2) ci rende almeno in parte misteriosi persino all'onniscienza divina. Quest'ultimo fatto rende necessario sottoporre l'uomo ad un banco di prova, ovvero la vita vissuta, che istruirà Dio per un giudizio infallibile. La nostra vita non è più qualcosa che l’onniscienza divina rende superflua ma una prova necessaria. 


INTERVALLO 1: il male naturale. Inutile aggiungere che questo schema giustifica il male naturale poiché nella prova sarà necessario valutare i comportamenti dell'uomo di fronte al Male.


INTERVALLO 2 Inferno e Paradiso. La Fine dei Tempi è qualcosa che non riesco a concepire, per cui vedo tutta la vicenda della salvezza all'interno di una dimensione temporale. Dio si limiterà a cristallizzare tutto, solo la fisica non puo' concepire il tempo senza dinamica ma la ragione sì. Può esistere un tempo in cui si manifesta l'immobilità dell'essenziale. Al termine della prova, i salvati saranno cristallizzati in una condizione spirituale paradisiaca e i dannati in una condizione spirituale infernale, ma questa sistemazione sarà graduale, per cui la condizione paradisiaca più bassa sarà simile alla condizione infernale più alta. Forse, ognuno di noi avrà la sua condizione eterna (non fuori dal tempo).


INTERVALLO 3: Purgatorio. Nel mio catechismo fai-da-te ha un posto: la nostra condizione di persone radicalmente libere ci rende sommamente misteriose, e un residuo del nostro mistero resta anche alla fine della prova. Puo' essere dissipato solo dalle preghiere dei viventi che, se sinceramente sentite, possono illuminare Dio sul destino di un'anima e mutare la sua sorte.


***


Passo 8. Catechismo fai-da-te: Dio ci parla. Bibbia e Chiesa.


La Sacra Scrittura, se letta come un libro normale, è palesemente errata in più punti. Non solo, è anche contraddittoria. Cosicché richiede sempre nuove interpretazioni e matafore creative per adattarla ai tempi. Ma come possiamo considerare un simile libro sbilenco, per quanto poetico, come Sacro? E' necessario abbracciare l'assunto per cui il Libro non sia come gli altri. Va visto piuttosto come l'anello causale di partenza di una catena di eventi che ha diffuso sulla terra il messaggio cristiano. Alla domanda "cosa intendi come Bibbia?" non basta rispondere riferendosi a cio' che è scritto nella Bibbia, bisogna indicare qualcosa che si lega causalmente all'oggi e alla realtà cristiana dell'oggi. Una volta identificata in questo modo sarà possibile interpretare il messaggio secondo ragione. Allungando il brodo delle metafore è praticamente possibile dire tutto ovvero riempire qualsiasi contenitore, un po' come con la Costituzione. Lo stesso percorso va fatto quando vogliamo rispondere alla domanda "qual è la vera Chiesa?". E' quella associazione di uomini che lega causalmente con continuità la compagnia di amici intorno a Gesù alla realtà contemporanea. Di solito, un'associazione ha una compagine sociale (istituzioni) e un oggetto sociale, l'analisi storica si concentrerà su questi due elementi.


***


Passo 9 e passo 10. Catechismo fai-da-te. Gesù risorge, Gesù è Dio.


La resurrezione di Gesù costituisce il sigillo che attesta la sua divinità, così come, del resto, i numerosi miracoli da lui compiuti durante la vita terrena. La possibilità di tali eventi non va esaminata isolatamente, ma deve essere affrontata risalendo al primo passo: una volta ammessa l’esistenza di Dio, la probabilità dei miracoli ne consegue naturalmente. Piuttosto, si impone l’interrogativo sul motivo per cui un Dio onnisciente dovrebbe intervenire a correggere la realtà; tuttavia, si è già osservato come il dono di una libertà radicale riduca, per così dire, l’onniscienza divina, rendendo necessari interventi correttivi. Il miracolo assolve dunque una duplice funzione: da un lato, attestare una presenza divina; dall’altro, operare una correzione resa necessaria dal conferimento della libertà radicale.


CODA 1: La preghiera. Nel momento in cui si affronta il tema dei miracoli, appare opportuno soffermarsi anche sulla preghiera, poiché vi si manifesta il medesimo principio. La riduzione dell’onniscienza divina conferisce alla preghiera un rilievo particolare: è infatti nella preghiera che l’animo umano si disvela con maggiore limpidezza a Dio, il quale può così adottare eventuali provvedimenti per orientare e correggere il corso degli eventi.


CODA 2: la Messa.


Nel mio catechismo fai-da-te, la Messa e il rito in generale assume una rilevanza leggermente diminuita rispetto a quella della tradizione. Questo perché la funzione collaterale dei riti è quella di offrire coordinamento sociale, ovvero una funzione oggi sostituita da altre istituzioni. Ciò detto, resta la funzione principale, ovvero quella di aprire il proprio animo a Dio in modo che la divinità ci legga nel modo più trasparente. Ma questa funzione non richiede necessariamente il rito e quindi può essere svolta anche attraverso l'esame di coscienza o altri sacramenti come la confessione.


CODA 3: Scienza e Fede. 


Scienza e fede possono essere riconciliate a condizione che ciascun paradigma accetti di compiere alcune concessioni. La scienza, in particolare, dovrebbe adottare un quadro di razionalità di tipo bayesiano. Del resto, è proprio questo l’approccio che ho cercato di seguire qui. La fede, d’altro canto, è chiamata ad accogliere una prospettiva probabilistica: credo e spero in Dio perché considero l’ipotesi della sua esistenza la più plausibile tra quelle a mia disposizione. La possibilità di errore sarà sempre l'angelo con cui lotteremo.


CODA 4: L' Eucaristia.


La presenza del corpo e del sangue di Cristo nell’eucaristia richiede un miracolo di non lieve entità, ma ciò non costituisce un’obiezione dirimente. Tale presenza attesta, piuttosto, un tratto peculiare della religione cristiana: la prossimità corporea del Dio incarnato alla comunità dei fedeli. Questo aspetto mi è congeniale e lo accolgo, poiché la dimensione corporea quale elemento costitutivo dell’identità rappresenta un criterio rilevante nella raccolta degli indizi a favore dell’esistenza divina. Nel primo passo non vi è stato modo di soffermarsi adeguatamente su tale fattore, ma sarà possibile farlo in sede di commento.


CODA 5: dottrina sociale. 


Così come Dio ha donato all’uomo una libertà radicale, allo stesso modo i governi dovrebbero riconoscerla ai governati, anche perché il bene si realizza unicamente attraverso un atto libero. Un bene imposto dall’esterno è privo di valore, quindi inutile. Anzi, dannoso perché illude gli uomini e spiazza i volenterosi. Quel tale diceva: "non ti perdonerò mai perché mi hai imposto di fare ciò che avrei fatto spontaneamente".


CODA 6 animali.


Gli animali hanno pur sempre una coscienza di grado inferiore poiché sano soffrire. In questo senso il messaggio evangelico li coinvolge, per quanto la loro vita non costituisca una "prova" da superare. [da rivedere]


CODA 7 equità dell'inferno.


C'è chi l'ha revocata in dubbio ritenendo tale pena incostituzionale. Nel mio paradigma Dio si limita a far trascorrere il tempo in una sorta di immobilità (cristallizzazione della condizione spirituale). Un atto neutro che dà senso alla storia facendola uscire da un ciclo perenne, di per sè non incide sulla crudeltà della pena, la quale non ha "durata" in senso fisico. 


CODA 8 Apocalssi.


Ho sostenuto che per dare senso alla storia occorre un termine (escatologia), altrimenti saremmo imprigionati in un ciclo infinito e insensato. Qui aggiungo che la fine dei Tempi è più vicina di quanto ci aspetteremmo. Mentre il doomsday argument è invalido, l'argomento del Grande Filtro abbinato al paradosso di Fermi è più che valido, e ci dice che dobbiamo ancora affrontare quel collo di bottiglia che le civiltà non riescono a superare.


CODA 9 La Misericordia. 


Non c’è spazio, in questo schema che privilegia la giustizia, per una misericordia vera e propria. Tuttavia, laddove vi è amore, può trovare spazio anche una specie di misericordia. E l’amore lo abbiamo riscontrato nel fatto che Dio abbia creato il mondo, invece di volgersi a un’alternativa equivalente. Oppure nel fatto che si è incarnato. Ma qualcosa di analogo alla misericordia traspare anche nella risposta alle nostre preghiere, attraverso l'ascolto delle quali Dio colma la propria ignoranza, dovuta alla libertà radicale che ha donato alla sua creatura. 


CODA 9 Anima.


Non esiste una teoria dell'identità soddisfacente, questo esalta l'ipotesi dell'anima. Esperimenti mentali come il teletrasporto e la divisione dei cervelli rinforzano questa conclusione. O accettiamo il fatto che possiamo fare a meno di un'identità personale o, conservando il senso comune, la assumiamo adottando il concetto di anima.


***


CONCLUSIONI.


Sono consapevole che il “Catechismo fai-da-te” non possa configurarsi come un catechismo ortodosso della religione cristiana. Sussistono, inevitabilmente, alcune frizioni suscettibili di turbare il credente più rigoroso, a cominciare dalla missione divina di Gesù, che, in questa prospettiva, non consiste nell’espiazione dei peccati, bensì nell’indicare un modello di vita perfetta. Tale variazione, che reputo maggiormente conforme a criteri di ragionevolezza, si inscrive tuttavia nel concetto di strategie equivalenti per la salvezza, nozione che si rende necessaria per salvaguardare un principio fondamentale di giustizia, evitando di accordare un privilegio a chi sia più direttamente esposto alla figura e all’insegnamento di Gesù.


Non meno problematico potrebbe risultare, per alcuni, il concetto di libertà radicale, che incide, almeno in parte, sull’idea tradizionale di onniscienza divina. Tuttavia, così come si può intendere l’onnipotenza come l’insieme di tutto ciò che è possibile fare, analogamente si può concepire l’onniscienza come l’insieme di tutto ciò che è conoscibile; e tra ciò che non può essere pienamente conosciuto si può includere il comportamento di una creatura autenticamente libera. D’altronde, la nozione di libertà radicale si armonizza razionalmente con l’atto della preghiera, con il giudizio finale, con il problema del male naturale, nonché con l’idea di una vita che, a questo punto, si rivela assolutamente necessaria.


Autori a cui mi sono ispirato: Richard Swinbourn (ortodosso), Michael Huemer (ateo), Peter van Inwagen (cristiano), Alvin Plantinga (cristiano), David Chalmers (ateo), Colin McGuinn (ateo), Nick Bostrom (ateo), Saul Kripke (ebreo), Eugene Wigner (?), Dustin Crummett (cristiano), Matthew Adelstein (ateo), John Leslie (platonico), Robin Hanson (ateo), Katja Grace (atea), Derek Parfit, eccetera.

venerdì 17 aprile 2026

coscienza definitivo

 UNA TEORIA DELLA COSCIENZA

È la mia preferita. Non saprei neppure a quali autori ricondurla; di solito non elaboro molte idee personali: ne avrò concepite tre o quattro in tutta la mia vita. Nei commenti chiederò a Readwise di compulsare la mia biblioteca per individuare gli autori che, quantomeno, hanno fatto da ispiratori a questo scritto. La molla principale è l’inadeguatezza dell’esistente. Le teorie correnti hanno conseguenze paradossali e finiscono per considerare coscienti entità alle quali nessuna persona ragionevole attribuirebbe coscienza (Italia o qualunque organismo dotato di una certa complessità). Tralascio però la pars destruens — la più agevole — e, per il momento, espongo solo un abbozzo della teoria così come mi si presenta alle 10.30 di oggi, priva di qualsiasi genealogia intellettuale. Parto dall’osservazione che, attraverso menzogne e falsità, otteniamo la maggior parte delle risorse più preziose per il nostro benessere. Poiché dobbiamo anche difenderci, abbiamo sviluppato meccanismi di rilevazione della menzogna estremamente raffinati. Difesa e offesa si sono coevolute nei millenni, raggiungendo livelli di complessità letteralmente impensabili. Per fare un esempio: che Stasi sia colpevole e che Sempio sia innocente lo desumo soprattutto dall’espressione del volto e da pochi secondi del loro eloquio. Parlare di menzogna è dunque un modo assai rozzo per riferirsi a ciò che, in realtà, consiste in ipocrisie e reticenze sottilissime, capaci di eludere anche i radar più sofisticati. L’espediente che ci consente un salto di qualità consiste nel credere alla nostra stessa menzogna, o meglio nell’essere ipocriti sempre in buona fede. Le bugie con le gambe corte sono soltanto quelle del bugiardo consapevole di esserlo. Consideriamo alcuni esempi: quando, a reti unificate, il Presidente della Repubblica pronuncia il suo ponderato discorso di fine anno, o quando il Papa si affaccia alla finestra del Palazzo Apostolico per istruirci moralmente con la sapienza millenaria che incarna, noi ostentiamo il massimo interesse e rispetto. Dico “ostentiamo”, poiché, se le medesime parole costituissero il contenuto vago e generico di un post su Facebook nella bacheca di un anonimo, non dedicheremmo neppure un istante alla loro lettura, tanto sarebbero scontate. Questa ipocrisia, tuttavia, svolge una funzione ben precisa, sulla quale qui non mi soffermo: mi serve soltanto per chiarire che essa puo' essere utile e rappresenta comunque l’epicentro di tutti i nostri comportamenti, al punto che definirei l'essere umano come Homo Hipocritus. Se sono un femminicida, la mia falsa coscienza mi aiuta ad attenuare la mia posizione davanti a un giudice («…mi umiliava, mi mortificava, ma soprattutto mi aveva tradito, e il tradimento è per gli uomini ciò che per le donne è uno stupro»); se sono un professore nella scuola statale e l’assenza di un vero responsabile (proprietario) mi consente di occuparmi prevalentemente dei fatti miei, cercherò di giustificare questa condizione di comodo («la scuola è necessaria e non può che essere pubblica»). E così via. Per quanto l’ipocrisia sia centrale, la verità non può essere del tutto espunta, altrimenti saremmo tutti schizofrenici. Tuttavia, per quanto detto prima, verità e menzogna coesistono con difficoltà in cervelli unidimensionali: quando convivono, consumano ingenti risorse cognitive e rischiano di mandarci facilmente in tilt. Pensare X e dire Y è estremamente dispendioso, alla fine diremo X di sfuggita. Per mentire meglio dobbiamo relegare la verità in una dimensione inconscia; quando questo “parcheggio” fallisce, la verità riemerge e commettiamo delle gaffe. Ciò che qui interessa è che, per minimizzare i costi cognitivi, abbiamo bisogno di due dimensioni. È la lenta costruzione di questa duplicità a generare una coscienza distinta dall'incoscienza. Solo i meccanismi possono operare su una dimensione unica. L'Homo Hipocritus deve operare costantemente su due piani, collocando la verità nella dimensione inconscia e la bugia più o meno bianca in quella conscia. Insomma, dobbiamo dimenticare che si tratti di ipocrisia: per questo è necessario che non vi sia alcun contatto tra le due dimensioni. Solo così l’autoinganno può produrre al meglio quell’inganno altrui che migliora la nostra posizione e talvolta persino la posizione dell'intera comunità.

mercoledì 15 aprile 2026

internalismo esternalismo

 Nei miei vagabondaggi estemporanei nel mondo della filosofia analitica, mi sembra di cogliere una distinzione fondamentale tra internalisti ed esternalisti. L’internalista è un ingenuo che crede alle evidenze. Di fronte a un’evidenza lapalissiana, per esempio, giustifica la propria credenza mediante l’introspezione. L’esternalista, invece, anche quando l’evidenza si impone, la giustifica attraverso un calcolo che non comprende, ma che in passato si è dimostrato efficiente. Prendiamo un altro ambito, quello relativo al significato delle parole, in particolare dei nomi propri. Anche qui si contrappongono le dua bande. Riprendo il celebre esempio della Terra Gemella, ossia due pianeti identici. In entrambi si riscontra la presenza di acqua ed entrambe le popolazioni la chiamano “acqua”. La domanda è: che cosa significa per costoro dire “acqua”? Per l’internalista il significato è evidente e può anche essere formalizzato mediante le tavole di verità. Fondamentalmente, il significato di “acqua” è dato dalla descrizione dell’acqua stessa. Di conseguenza, la parola ha il medesimo significato su entrambe le Terre gemelle. Poi si scopre che, nel primo pianeta, l’acqua è H2O, mentre nel secondo è H3O. Vale a dire, si scopre che il significato della parola “acqua” è diverso tra le due popolazioni. Ne consegue che è ragionevole sostenere che un significato equivalga alla descrizione di ciò a cui ci si riferisce, più una quota, al momento misteriosa, che è esterna alla nostra mente e concerne l’oggetto stesso. Questa è la posizione esternalista, che, dunque, può essere ridotta così: internalismo + mistero. Se il mistero lo si dà per assodato in tutte le vicende della conoscenza umana, si può restare internalisti senza molti inconvenienti, non c'è bisogno di esternalismo. E per quanto riguarda la giustificazione delle credenze con cui ho esordito? Si noti che ho parlato di “un calcolo che non comprendiamo”. Ebbene, la non comprensione è sempre legata a un mistero; dunque, anche qui: esternalismo = internalismo + mistero.

P.S. Sulla giustificazione delle credenze sono stato un po’ vago. Riprendo allora l’esempio della rana bollita fatta in altro post. Per comprendere meglio, è il caso di esemplificare con una domanda retorica da porre in questi termini: se sono sincero e dico “soffro!”, potrei anche sbagliarmi? Per l’internalista no: l’introspezione del sofferente è la fonte migliore per sapere se soffre. Ma, se è così, incorro nel paradosso della rana bollita (vedi post di settimana scorsa). Per evitarlo devo applicare un calcolo e dire che non soffro anche se soffro, oppure, come nel caso della rana bollita, che soffro anche se non soffro. Non so perché soffro anche se non soffro, e questa ignoranza è misteriosa. Quindi: esternalismo = internalismo + Mistero.

lunedì 13 aprile 2026

SIA vs SSA

 SIA vs SSA


ESISTI!

Da questo semplice fatto, cosa inferisci su cio' che non sai?

SIA) Forse che la categoria a cui appartieni è numerosa?

SSA) Oppure che molti membri della categoria a cui appartieni asomigliano a te?

E' una differenza cruciale che influenza molte importanti conclusioni razionali. Tra cui l'esistenza di Dio.

SSA ha molti buchi, ne elenco solo due:

Adamo ed Eva: il serpente presenta loro la realtà così com'è: se facendo sesso Eva resta incinta sarà la capostipite di una stirpe infinita (assolutamente improbabile). Al contrario, se non resterà incinta sarà l'unica donna (o una delle poche) sulla terra (ragionevolmente probabile). Applicando SSA sembra che sia impossibile che resti incinta. Ma questo è assurdo"

Doomsday argument: da certi ragionamenti sembra proprio che tu sia uno dei primissimi uomini ad essere nato. Siccome questo improbabile per SSA, da cio' deriva che il mondo finirà presto. Ma per SIA il mondo contiene tutti gli uomini possibili, quindi è improbabile che ne contenga così pochi, dal che diventa accettabile che tu sia uno dei primi.

LA FUNZIONE DELLA PREGHIERA

 LA FUNZIONE DELLA PREGHIERA

Innanzitutto, serve come terapia cognitiva per imparare a contare fino a dieci. Ti succede qualcosa di tragico? Calma, non incolpare, non additare, non giudicare... Prega! Accumula Rosari, poi, con calma, comincerai a pensare.
Poi serve ad ottenere cio' che desideri. Dio ci ha donato una libertà talmente radicale, al punto che nemmeno lui puo' conoscerci fino in fondo. Aprendo a lui il nostro cuore puo' venire a conoscenza di cose nuove e modificare il corso dell'universo in nostro favore. Questi eventi sono rari e non isolabili con le comuni tecniche statistiche.

venerdì 3 aprile 2026

iq razze

 Sempre caldo il tema razze/IQ. Cosa occorre per accertare un legame tra intelligenza innata e gruppi umani (o razze)?


1) Che il concetto di intelligenza sia ben definito.

2) Che sia almeno in parte ereditario, e quindi innato.

3) Che i vari popoli siano vissuti per un tempo sufficiente in ambienti diversificati.

4) Che ambienti differenti possano esercitare pressioni evolutive differenti su una facoltà come quella dell'intelligenza.

5) Che la materia possa essere affrontata con metodi scientifici.

Quale di questi punti vi crea più problemi? A me il 5. Lo sapevate che non si puo' attingere ai database più completi - per esempio quello del NIH - se non si giura che i dati estratti non verranno usati per studi che hanno per oggetto questi temi? Non è una regola astratta. Ci sono studiosi licenziati - per esempio Bryan Pesta - per averla violata.

martedì 31 marzo 2026

altre stronzate

 Ora un po' di saggezza esperienziale. Il titolo potrebbe essere: la ruota del criceto dell'essere vivi.


Il punto di partenza di Don Giussani era l'inesauribilità del nostro desiderio. Dall'accoppiamento alla genitorialità, fino alla padronanza di una competenza, non si intravede una fine al desiderio. Se9i il migliore? Occhio perché gli altri tramano contro di te? Sai farti amare da tutti? Occhio perché poco distante si profila un concorrente pericoloso. Eccetera. Mi dispiace essere latore di cattive notizie, ma la maggior parte dei nostri desideri sono di questo tipo. Più sei importante e riconosciuto, più vorresti essere importante e riconosciuto. La tossicodipendenza è la nostra condizione naturale, solo i paranoici si salveranno. Assumere cocaina in abbondanza non ridurrà il desiderio di assumerla, anzi lo aumenterà. Il buddismo - l'abbandono di ogni desiderio - non è altro che l'ennesimo gioco di status, per cui non vi consiglio quella strada. Fatevi un giro in Tibet e la cosa diventa plateale. Siamo nati per lo stress, e non sono affatto sicuro che ci sia un'altra via d'uscita se non la morte. Non siamo felici perché nessuno vuole esserlo, quel che vogliamo è correre su una ruota per criceti fino a morire di sfinimento. Quando non siamo nei guai, siamo in cerca di guai. La maggior parte della nostra vita è piuttosto stressante, mediocre e insoddisfacente... e poi si muore. Fine. Ci piace così, e se non va così cerchiamo di correggerla in modo da reindirizzare tutto su questa strada. E' mostruoso e perverso colui che devia.

sabato 21 marzo 2026

INTERNALISMO O ESTERNALISMO?

 INTERNALISMO O ESTERNALISMO? [razionalismo - pragmaismo]


Due posizioni che si applicano a due problemi differenti delle filosofia, anche se hanno un chiaro legame tra loro: giustificazione delle credenze e contenuti mentali ( = significato). L'internalismo è sempre la soluzione più immediata, diciamo legata al razionalismo classico, mentre le parte esternalista interviene pragmaticamente per tappare i buchi che la soluzione classica lascia. La cosa migliore è procedere per esempi, partiamo dalla giustificazione della conoscenza:

1) GIUSTIFICAZIONE. La teoria del decisore razionale giustifica le scelte in base a motivazioni che ho nella testa (preferenze, principi logici...) ma poi incorre in paradossi, come quello della rana bollita, in cui una serie di decisioni razionali conduce al collasso e all'irrazionalità. Per tappare questo buco deve introdurre modelli esterni vincolanti che, se assunti, ci fanno dichiarare cose all'apparenza improbabili come, per esempio, che "se dico che soffro potrei sbagliarmi" o "se dico che credo X potrei in realtà credere Y".

2) CONTENUTI. Qui svetta l'esperimento mentale della Terra Gemella: due persone identiche possono avere un cervello che pensa in modo identico ma si riferisce a cose differenti. Per esempio, l'acqua su un pianeta è h2o mentre sull'altro è xyz. Per distinguere dobbiamo introdurre elementi esterni. Insomma, il pensiero è interno e pensare qualcosa è un po' come descriverlo (soluzione razionale classica: Frege, Russell...) ma se ci limitiamo a questo incorriamo nei paradossi del solipsismo, quindi occorre l'aggiunta pragmatica dell'esternalismo, ovvero di una seconda dimensione che aggiunga alla mente un elemento esterno.

giovedì 5 marzo 2026

Cervello e coscienza.

 Cervello e coscienza.

Esperimento mentale: supponiamo che asportando la calotta cranica di mia moglie o di mia figlia, io possa verificare che nella loro testa non c'è assolutamente nulla. Richiudendo tutto il loro comportamento prosegue esattamente come prima. Ma il mio comportamento nei loro confronti cambierà? Mi sento di dire con ragionevole certezza che la risposta è negativa. Provate anche voi con le persone più care. Cio' significa che la conformazione fisiologica dell'entità sotto esame è irrilevante nell'attribuire una mente, o una coscienza, o un'anima, o una soggettività? Forse non del tutto, di certo è ampiamente subordinata ai vari test di Turing (5;95). Puo' essere rilevante giusto se siamo di fronte ad un organismo inerte con cui non possiamo interagire in alcun modo.

GLI ANIMALI POSSIEDONO UNA COSCIENZA?

GLI ANIMALI POSSIEDONO UNA COSCIENZA?
Spoiler: no.
Quando Toni si ruppe la zampina, dopo un attimo di sconcerto inviò a tutti un unico segnale, forte e chiaro: si prosegua con il gioco e la festosa allegria di un secondo prima. Solo lo strascinamento penoso dell’arto ci indusse a intervenire, prestando un soccorso non richiesto. Fu ancora più allegro e smanioso di vicinanza alle attività degli esseri umani quando tornò, tutto ingessato, dal pronto soccorso veterinario. Un uomo, nella stessa situazione e nella medesima sofferenza, avrebbe ostentato dolore per ottenere soccorso a buon mercato.
La teoria è questa: la coscienza serve a produrre autoinganno; l’autoinganno serve a ingannare il prossimo; l’inganno del prossimo serve a ottenere benefici per noi. Gli animali non si autoingannano e non fanno dell’ipocrisia l’arma principale della propria sopravvivenza, questa è una prerogativa della natura umana. Per loro, la coscienza è inutile poiché non sono programmati per mentire sistematicamente come facciamo noi.
Sottoponetevi a questo esperimento mentale: perché la natura dovrebbe far emergere la coscienza quando può indirizzare i comportamenti tramite il semplice istinto. Pensate ad una certa attività umana, anche la più complessa. Bè, avrebbe potuto essere esercitata tramite un istinto! Il pensiero cosciente è molto dispendioso in termini energetici; se possibile, conviene sempre sostituirlo con un istinto. C’è un solo caso in cui disporre di due livelli di pensiero (conscio e inconscio) diventa necessario: quando dobbiamo pensare simultaneamente la stessa cosa come vera e come falsa. A questo punto s'impongono le due dimensioni: con l’inconscio pensiamo al vero, con il conscio al falso. Certo, un bugiardo pensa a entrambe le cose entro un’unica dimensione, quella della coscienza: è insieme consapevole di ciò che è vero e di ciò che è falso. Ma si tratta di un’acrobazia estremamente impegnativa, sostenibile solo per un tempo limitato (le bugie hanno le gambe corte). È molto più efficiente creare due ambienti separati, ciascuno concentrato sulle sue operazioni. L'esito di questo sdoppiamento è molto più efficace. Gli animali non sembrano avere questa esigenza, non adottano l’ipocrisia come arma strategica, del resto è il motivo per cui siamo tutti innamorati di Toni: è trasparente come un vetro, quel che ha nella testa traspare da quello che fa con il suo corpo; perciò, nel suo caso, una coscienza sarebbe pleonastica.
Questi stessi argomenti non escludono la coscienza dell'IA. I catastrofisti prevedono che l'IA ci ingannerà a lungo prima di guadagnare una posizione agevole per poi eliminarci. Ma già oggi, a giudicare da come questi sicofanti leccano il culo dell'utente, una certa natura ipocrita non è da escludere.

lunedì 2 marzo 2026

GUERRA IRAN

 Ed ecco finalmente il mio editoriale sulla guerra.

Non ho nulla da dire al riguardo, perché la complessità degli eventi è eccessiva e la mia testa gira a vuoto. Al massimo, nei prossimi giorni, ascolterò i miei “intellettuali di riferimento” e leggerò gli autori a cui rimandano. Magari qualcuno mi convincerà, spostandomi su posizioni più definite: non posso escluderlo. Nel vuoto creato da questo intervallo non posso che attenermi ai miei principi cardine in materia di “guerra”, che derivano fondamentalmente da due considerazioni consolidate: 1. Come quasi ogni impresa umana, la guerra implica costi certi oggi a fronte di benefici incerti domani. Solo che, nella guerra, i costi certi sono enormi: si misurano in vite umane. Di conseguenza, i benefici dovrebbero essere smisurati. È una scommessa spericolata e, in generale, inconciliabile con la nostra avversione al rischio. 2. La guerra è condotta dai governi, dunque da soggetti i cui interessi divergono dal buon esito della stessa (l’orizzonte temporale, almeno in democrazia, è spesso di pochi mesi: giusto fino alle prossime elezioni). Sono anche soggetti razionalmente ignoranti, o meglio poco inclini a sviluppare competenze reali: si limitano a pescare nel variegato mercato delle idee quelle più confacenti al proprio miope interesse. Queste due considerazioni alimentano il mio bias pacifista. Tuttavia, non nego di essere interessato alle nuove strategie adottate contro Venezuela e Iran: scegliere due Stati canaglia — “che peggio di così non si può” —, selezionarli molto più deboli di noi e decapitarne i vertici, per poi attendere gli esiti dei processi naturali che ne conseguono. Può andare anche male: può darsi che si insedi un nuovo dittatore e che ci tocchi ricominciare da capo. Eppure i costi sostenuti restano relativamente bassi; in tal senso, fallimenti in stile Vietnam, Iraq e Afghanistan dovrebbero essere scongiurati. C’è poi il fatto che la guerra sia condotta dagli USA: un “poliziotto” dedito a un colonialismo “buono” che in passato ha svolto un lavoro discreto, garantendoci settant’anni di pace e rendendo persino gradevole il colonialismo leggero nei loro confronti, al punto da reagire piccati quando sembra che ci mollino al nostro destino. Conta anche che la guida statunitense sia oggi nelle mani di persone poco ambiziose, con ideologie più nazionaliste che imperialiste, dunque estremamente sensibili ai costi. Tutto ciò contribuisce ad attenuare, seppur di poco, il mio bias pacifista. Ah, dimenticavo: queste brevi considerazioni dipendono da un assunto chiave — noi siamo i buoni, loro sono le canaglie. Assunto piuttosto debole, mi rendo conto, ma supportato dal fatto che nessuno di noi vorrebbe essere loro, mentre non pochi di loro vorrebbero essere noi. In ogni caso, è utile per spazzare via discussioni oziose su “aggredito e aggressore”.

SULLA MERITOCRAZIA DEI MERCATI

 SULLA MERITOCRAZIA DEI MERCATI

I mercati non premiano il merito, premiano il valore: due cose molto diverse. Eppure, nel libero mercato, valore e merito sono strettamente correlati e quindi i mercati, dopotutto, premiano anche il merito. Il duro lavoro e il lavoro di qualità sono meritevoli e creano valore. Sì, il caso gioca un ruolo importante, ma le persone più capaci e più laboriose sbilanciano notevolmente le probabilità a loro favore. Discernere merito e fortuna è difficile e non so se esiste chi fa sistematicamente meglio. Ma che dire poi della "lotteria dei talenti"? Chiunque non sia stato corrotto da Rawls e vede all'opera persone brillanti che hanno successo applaude; non si lamenta dicendo che “le persone brillanti non si sono guadagnate la loro brillantezza”. Certo, alcuni “delinquenti” si arricchiscono sui mercati, e gli esempi sono sulla copertina di ogni tabloid; ma perché dovremmo pensare che questa sia “routine”? Giudicare la meritocrazia dai tabloid è solo un bias di disponibilità. In media, gli ubriaconi pigri e disonesti hanno molto meno successo finanziario degli astemi onesti e laboriosi.

giovedì 26 febbraio 2026

LA SCOMMESSA DI PASCAL definitivo

 LA SCOMMESSA DI PASCAL

Regge ancora dannatamente bene, il che significa che bastano poche integrazioni per depotenziare le numerose critiche a cui è soggetta. In genere ci si limita a inventare ad hoc divinità assurde, così da far emergere paradossi; oppure si osserva che Pascal non è comunque in grado di dirci dove piazzare concretamente la scommessa. Ma Pascal non pretendeva tanto. I dissenzienti dovrebbero imboccare una via differente notando che certi ragionamenti non li applichiamo nella vita quotidiana: io, per esempio, esco di casa per guadagnare il mio modesto stipendio anche se rischio la vita a ogni attraversamento di strada (e ne faccio parecchi). In gergo si dice che quando scegliamo “tagliamo le code”, cioè facciamo come se gli eventi estremi (nel bene e nel male) non esistessero. Non è molto razionale, ma funziona meglio; credo anche che un uomo pratico come Pascal lo avrebbe apprezzato. Per un empirista le quantità infinite sono trascurabili, perché se costruisci il tuo pensiero avvalendoti di una variabile del genere non hai mai una verifica concreta disponibile per le tue conclusioni, e la ragione è uno strumento così fragile che va accompagnato sempre da riscontri, ad ogni passo che compie. Personalmente vado oltre e considero gli infiniti sempre inesistenti (così sistemo anche Parmenide, Zenone e Severino, oltre che il Pascal della scommessa). Ma non elimino solo gli infiniti dal ragionamento, mi spingo a “tagliare le code”, ovvero i casi estremi, secondo le buone pratiche statistiche. Pascal resta così un grattacapo solo per i razionalisti; gli empiristi possono procedere indenni.

IL MESTIERE DEL BASTIAN CONTRARIO

 IL MESTIERE DEL BASTIAN CONTRARIO


L’indipendenza di pensiero è una risorsa sociale di prim’ordine, poiché concorre a formare la cosiddetta "saggezza delle folle", un patrimonio che si dissolve all'istante nel momento in cui la "folla" pensa come "un sol uomo".

Ma come si estrae questo petrolio purissimo? In genere, quando le persone prendono posizione, lo fanno avendo cura di due valori: la comunità e l’identità. Consideriamo i casi estremi. Chi massimizza il valore della comunità decide a che cosa credere scegliendo prima a chi credere. È il conformismo: il conformista, in realtà, non decide nemmeno, si aggrega ad una comunità per lui promettente. All’estremo opposto si colloca il bastian contrario, il quale ambisce a sentirsi protagonista e, di fatto, sceglie "contro", poiché il contrasto esalta la sua posizione. Qui però interviene un elemento che non tutti notano: i bastian contrari, di solito, si raccolgono in minoranze che, per mia esperienza, risultano decisamente più conformiste dell'ottusa maggioranza silenziosa. In definitiva, il bastian contrario, più che contribuire alla produzione di diversità, aspira al protagonismo, ma lo fa con un grado latente di conformismo insospettabilmente elevato.

Chi è allora il vero motore della diversità? Direi il bastian contrario estremo: l’individualista, colui che si forma un’opinione senza metterla sotto l'egida di una minoranza stramba e iperconformista. Così facendo rimane però esposto e vulnerabile agli attacchi. Questa vulnerabilità esige, tuttavia, alcune forma di tutela. Gli attacchi degli strambi, nella mia esperienza, non fanno tanto "male", poiché possono essere liquidati come stramberie. Tuttavia, restano gli attacchi degli ortodossi, che tendono a ricacciarti nella comunità degli "strambi" contro cui hanno armi collaudate di confutazione. Sempre nella mia esperienza, le protezioni più efficaci in questi casi consistono nell’accettare i dati di partenza del proprio ragionamento così come sono elaborati da autorità indiscusse all’interno della comunità in cui si opera, di solito quelle dell' "accademia ufficiale", per poi ricombinarli in modo originale in modo da ottenere un modello che non è quello più immediato a cui arriva il coformista. Insomma, dovresti distinguerti nella modellizzazione e non nei dati oggettivi. Gli attacchi veementi a cui ci si espone saranno così arginati almeno nelle obiezioni più superficiali, quelle che il conformista ordinario solleva di consueto, poiché la sua originalità si colloca a un livello in cui né il conformista ortodosso né quello ordinario sono soliti avventurarsi. In tali casi, il bastian contrario sostituisce la comunità con un livello inedito di analisi e preserva l’identità attraverso un’opinione singolare. Il suo lavoro intellettuale è altresì socialmente utile, poiché produce senza stramberie la tanto preziosa pluralità delle opinioni.

P.S. La nostra comunità presenta le tipiche caratteristiche del branco, e ciò offre ampie opportunità per ritagliarsi una posizione da bastian contrario. Le gerarchie sociali che costruiamo non si fondano su competenze specifiche, bensì su abilità relazionali; così le prime restano in larga parte inesplorate. Non siamo come i nostri pseudo-cugini, gli scimpanzé e i gorilla, presso i quali il capo è il più forte, non produciamo processi in cui la capacità sostanziale coincide con il rango nel gruppo. Somigliamo piuttosto alle capre selvatiche: in questi animali, pur essendo decisiva l’abilità nell'individuare le fonti di cibo, l’esemplare più “dotato” occupa spesso una posizione subordinata nel branco, superato da chi invece padroneggia le dinamiche del gruppo. Nell’accademia, per esempio, la cattedra di ruolo viene assegnata a chi sa raccogliere il consenso dei colleghi ancor prima che a chi domina la disciplina con maggiore competenza; il che equivale a subordinare le capacità specifiche a quelle sociali. È qui che si aprono vaste praterie per il bastian contrario.

P.P.S. P.P.S. Aggiungo un fattore che puo' aiutare il bastian contrario, specie se ha competenze statistiche: l'analisi dei dati "crudi". Spesso gli "esperti" sanno molto della loro materia ma hanno solo un'infarinatura di statistica (lo abbiamo visto nell'esperienza con il Covid), il che lascia lacune dove il profano curioso e buon analista di dati puo' insinuarsi.

mercoledì 25 febbraio 2026

animale e uomo definitivo

 INTERVISTATORE: cosa rende l'uomo diverso da tutti gli altri animali?

PAUL BLOOM: nel tempo tutte le ipotesi si sono indebolite scoprendo che si tratta sempre di "gradazioni" differenti. Tuttavia, una tiene ancora e sembra solida: la capacità di provare piacere nella sofferenza.

martedì 24 febbraio 2026

la lotta alle dipendenze

 Questa è la lettera che ho mandato al giornale L'Avvenire, sempre in prima linea nella lotta alle dipendenze e, soprattutto alla pubblicità di certi servizi. Faccio un po' di vittimismo raccontando la mia storia e quella delle sigarette che non ho mai fumato o delle scommesse su cui non ho mai puntato.


Caro direttore,

La manipolazione psicologica è un modo del tutto legittimo per migliorare il mondo. Se intervenissi sulla tua mente al punto da farti trovare immensamente piacevole lo stare in equilibrio su una sola gamba, avrei reso piacevole e significativo qualcosa che prima era fastidioso e insensato.

In genere esistono due vie per migliorare il mondo. Prendiamo il mondo degli oggetti: potrei modificarne le proprietà materiali oppure trasformare il modo in cui interagiamo con loro. La pubblicità, per esempio, agisce in quest’ultimo senso. Lo fa manipolando le menti ed è un successo straordinario. Perché lamentarsene? Perché rammaricarsi del fatto che la manipolazione pubblicitaria funzioni?

Non nego che esistano inconvenienti, si puo' certo desiderare qualcosa più di quanto si dovrebbe. Ciò accade quando se ne sopravvalutano i benefici o se ne sottostimano i costi. Se, per esempio, ignori l’esistenza dei postumi della sbornia, probabilmente berrai più di quanto sarebbe opportuno. Tuttavia, errori di questo genere tendono ad autocorreggersi.

Ma che dire del caso opposto? Che accade quando si desidera qualcosa meno di quanto si dovrebbe? Quando se ne sottovalutano i benefici o se ne sopravvalutano i costi? In questo caso non ci sono feedback utili. Se non sapete quanto possa essere piacevole l’ebbrezza, potreste desiderare di bere assai meno del necessario. Purtroppo, un simile errore non conduce ad alcuna azione e, dunque, non genera alcun riscontro, per cui si perpetua indefinitamente. Io sono una vittima di questa asimmetria, nonché dell'infernale meccanismo che genera, avrei tanto voluto fumare in gioventù ma una pubblicità (progresso) martellante e tutt'altro che occulta del tipo di quella fatta dal suo giornale ha manipolato la mia mente speventandomi e inducendomi all'errore fino a ridurmi oggi, mezzo secolo dopo, allo stato in cui sono oggi, pieno di rimpianti e avvelenato da rancori verso chi mi ha ingannato.

lunedì 23 febbraio 2026

LA BONTA' EA

 LA BONTA' EA

Il movimento dell’altruismo efficace (EA) mira a massimizzare il bene sulla Terra e, a tal fine, si fonda su una filosofia utilitarista. Era questo l’obiettivo dichiarato che animava la truffa del banchiere e gestore di fondi Bankman-Fried. Egli riteneva lecito mettere a rischio la ricchezza di persone benestanti e inconsapevoli, se l’obiettivo ultimo era aiutare individui in condizioni oggettivamente molto peggiori. Oggi, dopo che le sue scorrettezze sono emerse in seguito a un clamoroso crack, è diventato il nemico pubblico numero uno. Ma come giustificare la sua condanna morale, se il suo comportamento appare, in fondo, coerente?
In effetti, sul piano teorico è quasi impossibile confutare l’utilitarismo con argomenti puramente razionali; da questo punto di vista dovremmo “ingoiare” il disgusto per un individuo del genere. Ma questo è abbastanza impossibile. L’unica via percorribile consiste nel rilevare che i suoi pur sempre nobili precetti non sono compatibili con la natura umana, cioè con una solida teoria antropologica. Nell’uomo l’altruismo - e qui bisogna andare oltre l'ipocrisia - è anzitutto un mezzo di edificazione comunitaria, non un dispositivo astratto “per aiutare il prossimo” chiunque esso sia. Bankman-Fried aveva obblighi comunitari verso i (ben conosciuti) prestatori a cui chiedeva denaro, ma nessun vincolo verso gli (anonimi) ultimi della Terra, ossia i beneficiari delle truffe che egli giudicava moralmente lecite. Ma questo, per quanto detto sulla natura umana, non è “altruismo”; e senza l'etichetta di "altruismo" le sue operazioni restano quelle che sono: delle truffe.

venerdì 20 febbraio 2026

arte definitivo il grande rilassamento ------ deriva da rilassamento

 L'ARTE COME DECADENZA


Gli schieramenti in campo sulla natura dell’arte sono due: c’è chi la ritiene utile (ADATTAZIONISTI) e chi la ritiene un piacere inutile (COLLATERALISTI).

I primi hanno le loro teorie: per alcuni nasce dall’esigenza di impressionare, esibendo segnali costosi (alla maniera della coda del pavone); per altri nasce dall’esigenza di “coalizzare” un gruppo (come fanno i decoratori d’altari). I secondi, invece, rinunciano alle teorie e considerano l’arte alla stregua di una "torta sovraccarica di zuccheri", capace di sviare e sedurre alcune nostre facoltà nate in passato per altri scopi (come rintracciare nella foresta cibi energetici).

Indecisi su dove stare? Nel dubbio c’è sempre una terza teoria, in cui mi sono imbattuto in treno all'altezza di Parabiago. L'arte come decadenza intrinseca. Questo autore indiano che stavo leggendo sostiene che gli ADATTAZIONISTI sono utili per isolare l’origine dell’arte, mentre i COLLATERALISTI lo sono per spiegarne l’evoluzione verso un'arte così come la conosciamo oggi. Per capire occorre concentrarsi sugli uccelli.

Prendiamo la “teoria del pavone”: le code impressionano per bellezza e spreco, proprio come l’arte. Ma le code, in fondo, sono più o meno tutte uguali: questa non è arte! Il canto di un certo fringuello bengalese di cui non ricordo il nome scientifico è altrettanto bello, ma anche molto più vario. Perché? Finché le pressioni evolutive erano forti, tutti i fringuelli miravano a un benchmark omogeneo sotto il quale si creasse una gerarchia di abilità, come i pavoni, ritrovandosi a cantare lo stesso canto più o meno bene. Quando tali pressioni diminuirono per la presenza di "femmine garantite, le abilità rimasero nel cervello, ma che farsene? Ogni fringuello cominciò a utilizzarle come meglio credeva a seconda della situazione contingente, il canto si mutò a casaccio: non serviva più a perseguire un unico obbiettivo, ma veniva ugualmente impiegato in modo più disinvolto. I fringuelli cominciarono a cantare anche quando si facevano la barba e la bellezza cominciò a fiorire in modo più variegato.

E che dire del decoratore del tempio? Non lo so ma posso immaginare una storia analoga: una volta che la coesione sociale fu garantita da altre istituzioni - tetre e in grisaglia - il decoratore si ritirò a vita privata, dove anziché fare l'umarell mise a frutto la propria perizia realizzando, liberato da ogni ordine dall'alto - opere personali. La produzione complessiva cominciò a dipendere dal gusto individuale o dal libero mercato (il gusto individuale di una moltitudine) e divenne molto più varia, esattamente come lo è l’arte che ti circonda oggi. L'arte nella sua versione conosciuta è quindi il prodotto di un "rilassamento", di istinti degradati e alla deriva poiché non più di utilità primaria. L'arte è "decadente" per natura.

Insomma, la nascita dell’arte dipende da taluni vincoli ambientali (selezione sessuale e competizione tra gruppi), e questo spiega la sua universalità. Ma l’arte come la conosciamo deriva piuttosto da un “rilassamento” di quei vincoli, e questo spiega la sua varietà. Immaginatevi un fiume con argini robusti che vengono poi a mancare nella seconda parte del tragitto, il suo tracciato sarà prevedibile nella prima parte e indeterminato quanto confuso quando comncerà ad impaludarsi. L'arte di oggi è la palude di quel fiume.

La conclusione è che non abbiamo un istinto artistico, e temo che questa affermazione non piacerà a molti. L'idea dell'arte come istinto è rassicurante. Per gli amanti dell'arte, se l'arte non riflette un istinto, diventa banale, frivola e un lusso nato da una società indulgente. Ma noi non abbiamo un istinto nemmeno per la lettura e la scrittura, eppure pochi sosterrebbero che leggere e scrivere siano attività banali.

p.s. mi sono ricordato il nome dell'autore di cui parlo: Anjan Chatterjee MD

giovedì 19 febbraio 2026

disaccordo definitivo

 CREDERE O NON CREDERE?

La teoria dei giochi fornisce un teorema volto a dimostrare che due persone ragionevoli, affidabili e dotate di conoscenza comune non possono mai trovarsi in disaccordo, neppure su una questione banale, come stabilire se l’auto transitata cinque minuti prima fosse grigio topo o grigio talpa. L’argomento è piuttosto intuitivo: se, dopo aver raccolto tutte le informazioni disponibili, mi accorgo che un individuo con le suddette caratteristiche è in disaccordo con me, tale circostanza costituisce un’informazione rilevante che mi obbliga ad aggiornare le mie credenze; e lo stesso vale per lui. Supponendo finito lo spazio delle posizioni possibili, questo processo giunge a quiete — ossia a equilibrio — soltanto quando le due posizioni coincidono. L’accordo è dunque necessario. Eppure i disaccordi proliferano. Perché? Forse vi sono informazioni che non possiamo, o non riusciamo, a trasmettere all’altro. Oppure non confidiamo mai pienamente nella razionalità altrui. Ognuno formuli la propria ipotesi. Può darsi, tuttavia, che le due parti in conflitto risiedano in un unico cervello; in tal caso è difficile sostenere che non comunichino tra loro o che non si accordino reciprocamente fiducia. Di fronte alla questione cruciale evocata dal titolo, mi sono trovato in una condizione simile: in certi periodi mi sentivo un credente convinto, in altri no. Come ho trovato requie — ormai da oltre un anno? Molto semplicemente: in alcuni ambiti agisco "come se" Dio esistesse, in altri "come se" Dio non esistesse. In genere, quando si tratta di vivere, assumo la prima modalità; quando si tratta di conoscere, la seconda. L’alternanza delle identità subentra così al conflitto delle idee e all’assurdo disaccordo tra personalità razionali, affidabili e dotate di conoscenza comune. Il convenzionalismo, tuttavia, è una filosofia piuttosto fragile; perciò elimino quel “come se”, attenuando la portata dei concetti metafisici di realtà, verità e simili. In questo senso le filosofie postmoderne, e soprattutto il pragmatismo (che sono di fatto un "addio alla filosofia"), offrono un valido sostegno. Si approda così a una posizione che definirei eclettica, sulla quale è lecito obbiettare interrogarsi in termini psicologici, chiedendosi cioè se una condizione del genere sia possibile, se sia autentica. Ma si tratta di una domanda empirica: prova e vedrai se funziona. Per quanto mi riguarda, sembra funzionare abbastanza. Sono consapevole dell’esistenza di alternative canoniche che mirano a rendere razionalmente compatibili i due ambiti, inglobando il primo nel secondo o viceversa; tuttavia avverto tali tentativi come costruzioni intellettuali artificiose, come razionalizzazioni ad hoc: qualcosa che i miei maestri ideali — da Popper in giù — mi hanno sempre insegnato a considerare demoniaco e, pertanto, da evitare.

progresso definitivo

  PASOLINI NATURALIZZATO

L’uomo agisce per migliorare la propria condizione; ma, affinché tale impulso non venga meno, egli deve rimanere costantemente insoddisfatto, e la natura provvede a predisporre un meccanismo idoneo a tal fine. Il progresso, dunque, sussiste proprio perché non reca un effettivo miglioramento alla condizione umana: in ultima analisi, il progresso esiste perché non esiste alcun progresso reale.