martedì 31 luglio 2018

This Is Water: How To Understand People (A Little Bit) marteen van doormen

This Is Water: How To Understand People (A Little Bit)
marteen van doormen
Citation (APA): doormen, m. v. (2018). This Is Water: How To Understand People (A Little Bit) [Kindle Android version]. Retrieved from Amazon.com

Parte introduttiva
Evidenzia ( giallo) - Posizione 2
This Is Water: How To Understand People (A Little Bit) By marteen van doormen
Evidenzia ( giallo) - Posizione 7
US entrepreneur Frederic Tudor sailed to tropical Martinique with a big scheme to sell ice to the locals.
Nota - Posizione 8
VENDERE BIBITE FRESCHE IN MARTINICA....IDEA FOLLE
Evidenzia ( giallo) - Posizione 9
The islanders found the product to be nothing other than a curiosity.
Nota - Posizione 9
Cccccccc
Evidenzia ( giallo) - Posizione 9
never experienced a cold drink, they could not get why ice had any such value.
Nota - Posizione 10
IL PROBLEMA
Evidenzia ( giallo) - Posizione 11
people’s finite ‘conceptual horizons’ constrain how they make sense of the world.
Nota - Posizione 12
MORALE
Evidenzia ( giallo) - Posizione 12
If you don’t have the concept of a ‘cold drink’, you don’t understand the value of ice
Nota - Posizione 13
SEMPLICE
Evidenzia ( giallo) - Posizione 16
people with red-green color blindness are often unaware of their color vision deficiency
Nota - Posizione 19
DALTONICI BAMBINI
Evidenzia ( giallo) - Posizione 22
the way you and I make sense of the world is similarly constrained.
Nota - Posizione 23
CONOSCIAMO POCHISSIMO
Evidenzia ( giallo) - Posizione 25
evolution doesn’t program us for truth,
Nota - Posizione 25
D ALTRONDE
Evidenzia ( giallo) - Posizione 29
we want to understand how the world works independently of us —
Nota - Posizione 29
IMPRESA DISPERATA
Evidenzia ( giallo) - Posizione 39
it’s quite possible that there exist facts beyond the range of human concepts.
Nota - Posizione 40
L INVISIBILE
Evidenzia ( giallo) - Posizione 47
Robert Levy
Nota - Posizione 47
ANTROPOLOGO A THAITI
Evidenzia ( giallo) - Posizione 48
they described their sorrow as “sickness” or “feeling strange”.
Nota - Posizione 48
IL LUTTO THAITIANO NN GENERA DOLORE
Evidenzia ( giallo) - Posizione 49
our conceptual horizon not only limits what we can know about reality, but also penetrates how we experience it.
Nota - Posizione 50
TESI
Evidenzia ( giallo) - Posizione 54
“There are two young fish swimming along who happen to meet an older fish. The older fish nods at them and says: “Morning boys, how’s the water?” The two young fish swim on for a bit and then eventually one of them looks over at the other and asks: “What the hell is water?” — David Forster Wallace.
Nota - Posizione 56
LA PARABOLA
Evidenzia ( giallo) - Posizione 57
the most obvious and important realities are the hardest to see.
Nota - Posizione 57
MESSAGIO
Evidenzia ( giallo) - Posizione 59
the subjective character of the experience of a person deaf and blind from birth is not accessible to me,
Nota - Posizione 60
SOLIPSISMO
Evidenzia ( giallo) - Posizione 69
experience can only be understood from the inside.
Nota - Posizione 70
INTERNALISMO

LA NOSTRA POVERA UMIDA SOGGETTIVITA’

LA NOSTRA POVERA UMIDA SOGGETTIVITA’
Vendere ghiaccio agli eschimesi sarà anche dura ma venderlo in Martinica non è stato da meno. Ci provò nel 1806 l'imprenditore Frederic Tudor andando incontro ad un fallimento completo; il suo preziosissimo prodotto fu visto giusto come una curiosità: avendo sempre assunto bevande tiepide nessuno dei locali ne capiva l’ utilità. Il gusto si era già adattato ai vincoli ambientali e quando arrivò lo strumento per abbatterli non serviva più anulla. Morale: l’orizzonte culturale di una persona determina il senso che dà alle cose. L’abitante della Martinica non si sente penalizzato dall’avere accesso solo a bevande tiepide, non ha "problemi" da risolvere, così come il daltonico lasciato a se stesso ignora felicemente il suo deficit. Se questo vale per l’abitante della Martinica e per il daltonico perché mai non dovrebbe valere per tutti noi? Probabilmente siamo zeppi di “storture” ma le ignoriamo così come fanno i martinicani e i daltonici, al punto che continuare a definirle “storture” diventa un tantino fuori luogo. L’evoluzione, oltretutto, ci seleziona per sopravvivere non per avere un accesso privilegiato alla verità: magari vicino a noi stanno accadendo in questo momento fatti importanti di cui restiamo felicemente all’oscuro poiché i nostri mille deficit ci impediscono di intercettarli. Chissà quante cose importanti sperimenta una tartaruga che a noi resteranno sempre ignote! Il fatto è che gli occhiali che indossiamo sono la cosa più importante per vedere il mondo così come lo vediamo ma anche la più invisibile per noi.
Bene, detto questo spero che la famosa storiella di David Forster Wallace sia più chiara: “Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?” I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “ma cosa diavolo è l’acqua?”
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I sei racconti di Questa è l'acqua, scritti tra il 1984 e il 2005, offrono uno sguardo di insieme sulla straordinaria avventura artistica di Wallace, e una summa delle sue tematiche e dei diversi stili con cui le ha affrontate ed esaltate. La depressione, vivisezionata nelle sue spietate din...
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TIT

TIT
Consiglio: critica un’idea solo se l’hai compresa talmente bene da poterti mischiare ai tuoi oppositori facendoti eleggere loro portavoce. Nessuno deve essere in grado di distinguere cio’ in cui credi da cio’ che dici.
E poiché i nomi sexy aiutano a memorizzare meglio i concetti chiamerò questa prova Test Ideologico di Turing.
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The bestselling history of and investigation into human error by beloved New Yorker writer Kathryn Schulz“Both wise and clever, full of fun and surprise about a topic so central to our lives that we almost never even think about it.”—Bill McKibben, author of Earth: Making a Life...

LA CONDIZIONE NATURALE

LA CONDIZIONE NATURALE
Passiamo i 4/5 della nostra vita pensando di aver ragione quando abbiamo torto, si puo’ ben dire che questa sia la nostra condizione naturale. Quasi tutto cio’ in cui crediamo oggi è destinato al “cimitero delle idee”. La cosa è piuttosto demoralizzante, approfittiamone almeno per essere meno dogmatici e arroganti.
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A CHE SERVE L’INTELLIGENZA?

A CHE SERVE L’INTELLIGENZA?
In genere a passare da errori ingenui a errori sofisticati.

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The bestselling history of and investigation into human error by beloved New Yorker writer Kathryn Schulz“Both wise and clever, full of fun and surprise about a topic so central to our lives that we almost never even think about it.”—Bill McKibben, author of Earth: Making a Life...

IL GIOCO DEL MATTATOIO

IL GIOCO DEL MATTATOIO
E’ un gioco crudelissimo: dopo che siete entrati nella stanza del mattatoio gli organizzatori lanciano la monetina non truccata, se viene testa vi sparano, se viene croce vi liberano chiamando altre 9 persone a cui riserveranno il medesimo trattamento. In caso di rilascio delle 9 persone ne chiameranno altre 90 e poi altre 900 e così via finché il gioco avrà termine.
Sapendo che vostro figlio è stato chiamato nella stanza che probabilità avete di poterlo riabbracciare?
La risposta non è semplice perché chi entra nella stanza ha sì una probabilità del 50% di cavarsela ma nello stesso partecipa ad un gioco che ha una mortalità del 90%, in genere chi partecipa a questi giochi ci lascia le penne nel 90% dei casi.
Help! (il libro costa troppo)
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Paradox Lost: Logical Solutions to Ten Puzzles of Philosophy
Commenti
Riccardo Mariani A pensarci bene la mortalità del gioco non è necessariamente del 90%, il tutto puo’ concludersi infatti senza vittime, basta postulare un numero di partecipanti finito. Ammettiamo per esempio che mio figlio sia l’unico giocatore: qui è chiaro che le probabilità di morire è del 50% poiché si puo’ giocare solo un turno e si lancia solo una volta la moneta. Ma se la popolazione dei giocatori potenziali fosse pari a 10 le cose non cambierebbero: mio figlio potrebbe entrare nel mattatoio con probabilità 1/10 nel primo turno - entra solo una persona su 10 - e avere la probabilità del 50% di morire, questo evento si verificherebbe con probabilità complessiva del 5% (50%*1/10). Oppure, con probabilità 9/10, potrebbe entrare nel secondo turno sempre con una probabilità di morire del 50%, questo secondo evento si verificherebbe con probabilità del 45%. Sommando le probabilità dei due eventi (45+5) torno al mio solito 50%. Se la popolazione dei giocatori fosse pari a 100 potrebbero esserci tre turni e anche qui, facendo lo stesso ragionamento fatto per i 10 giocatori, scoprirei per mio figlio una probabilità di morire del 50%. Insomma, finché la popolazione dei giocatori è in numero finito non ci sono paradossi da sanare, la probabilità del 50% emerge sempre. Ma se la popolazione è infinita? Ecco, in questo caso la probabilità che il gioco si concluda senza una strage si azzera e il paradosso si presenta in tutta la sua sconcertante realtà. Per sanarlo l’unica cosa da fare sarebbe quella di considerare un simile infinito vizioso, ovvero impossibile, implausibile o inspiegabile. Ma questo è un altro discorso. Per esempio è possibile "giocare all'infinito"? Sicuramente è difficile concepire un gioco del genere con degli umani, una razza destinata comunque ad estinguersi, dovrei pensare a delle macchine autosufficienti in grado di ripararsi all'infinito. Si tratta comunque di ipotesi difficili da formulare.

LA SCIENZA “CAPISCE” QUELLO CHE DICE?

LA SCIENZA “CAPISCE” QUELLO CHE DICE?
La filosofia capisce qualcosa spiegandone la funzione, la scienza spiegandone il funzionamento.
Di fronte ad una rete stradale il filosofo nota, per esempio, che serve a condurre da A a B, lo scienziato che per utilizzarla al meglio bisogna svoltare a sinistra ogni due svolte a destra.
C’è da chiedersi se la scienza “capisca” le cose di cui parla, in passato certo idealismo lo ha negato provocando così la reazione di certo scientismo che tende a considerare la filosofia inutile (magari evidenziando l’assenza di scopi nell’universo).
Forse è meglio lasciare da parte idealisti e scientisti puntando invece su ammissioni involontarie e disinteressate di chi conosce da vicino cio’ di cui parla. Viene in mente allora lo scienziato Richard Feynman quando un tempo ebbe a dire: “penso di poter affermare con certezza che nessuno capisce la meccanica quantistica”. Strano perché gli scienziati sembrano dominarla in tutto e per tutto, fanno esperimenti, fanno previsioni attendibili, le leggi fondamentali dell’infinitamente piccolo sembrano non avere più segreti per loro, la comprensione meramente scientifica dei fenomeni (funzionamento) sembra ormai pienamente matura. Cosa manca? Manca la comprensione filosofica: difficile capire cosa sia una realtà che si presenta in forma di distribuzione probabilistica! Non impossibile ma difficile. In altri termini la situazione è questa: facile per il ricercatore sapere cosa fare, le regolette e i protocolli sono ampiamente collaudati, ma difficile per il filosofo trovare metafore concettuali adeguate per descrivere cio’ che ha di fronte.
Conclusione: sembra proprio che le parole dello scienziato Richard Feynman tradiscano un' amara verità, almeno per molti membri della categoria a cui appartiene: solo la filosofia “capisce” in senso stretto, solo la filosofia “conosce” cio' di cui parla. Poi, uno puo’ sempre dire che la pratica è tutto e la conoscenza niente!
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