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martedì 20 giugno 2017

Il buco nero dei beni culturali

Beni culturali – di Filippo Cavazzoni - I beni comuni oltre i luoghi comuni (Policy) (Italian Edition) di Eugenio Somaini
1. Cosa sono i beni culturali?
Una casa di cartone può essere ritenuta un “bene culturale”? La domanda può apparire stravagante, ma in realtà le autorità pubbliche francesi hanno dovuto prenderla in seria considerazione. Un clochard, infatti, «che considerava la propria casa di cartone degna del massimo rispetto e interesse dal punto di vista architettonico, un giorno ha presentato una richiesta per far includere la sua abitazione nel Registro dei Monumenti storici».
Note:LA CASA DI CARTONE
Già oggi la nozione di bene culturale è alquanto inclusiva e dai contorni sfumati. Nel nostro paese il legislatore non ne ha dato una definizione chiara
Note:DEFINIZIONE PASTICCIATA
il Codice del 2004 ha disposto una abnorme dilatazione oggettiva della categoria, la quale oggi ricomprende, fra l’altro, matrici fotografiche, piazze, vie, spazi urbani, siti minerari, navi, galleggianti, architetture rurali».{346}
Note:ABNORME DILATAZIONE
Il termine “bene culturale” è entrato nella legislazione italiana in tempi relativamente recenti. È stata la cosiddetta Commissione Franceschini (1964) a introdurre nel dibattito tale termine. Ma già la Convenzione per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto (L’Aja, 1954) aveva utilizzato questa locuzione. Il suo uso è andato da allora a sostituirne altri (“antichità e belle arti”, “cose d’arte” e “cose di interesse artistico e storico”) fino al suo approdo normativo nel decreto del 1974 che istituì il Ministero per i beni culturali e ambientali.
Note:STORIA DEL TERMINE
Appartengono al patrimonio culturale della Nazione tutti i beni aventi riferimento alla storia della civiltà. Sono assoggettati alla legge i beni di interesse archeologico, storico, artistico, ambientale e paesistico, archivistico e librario, ed ogni altro bene che costituisca testimonianza materiale avente valore di civiltà.{348}
Note:DEFINIZIONE DELLA COMMISSIONE FRANCESCHINI
ne doveva discendere una riforma della normativa, nella quale il criterio estetizzante, fino ad allora prevalentemente in uso per l’individuazione del bene protetto, fosse sostituito da un criterio storicistico.
Note:PIÙ STORIA MENO ESTETICA
sono stati inseriti fra i cosiddetti beni demoetnoantropologici: «legati alle culture locali ed alla vita della gente comune, nei suoi più diversi aspetti, dai dialetti alla gastronomia, dall’artigianato agli stili di vita familiare, dagli oggetti di vita quotidiana alle pratiche simboliche, fino a giungere alle musiche, alle danze, ai giochi, alle mitologie, ai riti, alle abitudini e alle credenze popolari».{349}
Note:LA LISTA SI ALLUNGA
«[…] beni culturali, binomio malefico funzionante come un buco nero, capace di inghiottire tutto, e tutto nullificare in vuote forme verbali […].
Note:IL BUCO NERO SECONDO GIOVANNI URBANI
Per la nostra legislazione le opere di Goldoni sono da incasellare sotto la categoria di “bene immateriale”, in quanto indiscutibile espressione letteraria. I manoscritti dei suoi testi, cioè gli originali su cui Goldoni impresse la sua scrittura, rappresentano un “bene culturale” vero e proprio, così come rappresenta un “bene culturale” la sua casa-museo a Venezia. Mentre una eventuale mostra  delle prime edizioni a stampa delle opere di Goldoni è da classificarsi come “attività culturale”, e la messa in scena in teatro delle singole opere è da considerarsi come “attività di spettacolo”.{352} Ma se Goldoni è un “bene culturale”, o meglio, per essere più precisi, se lo sono la sua casa-museo e i suoi manoscritti originali, questi sono anche un “bene comune”?
Note:BENI CULTURALI = BENI COMUNI? IL CASO GOLDONI
2. Cosa sono i beni comuni?
I beni comuni o commons di cui si è occupata il premio Nobel per l’economia Elinor Ostrom sarebbero risorse naturali o artificiali sfruttate insieme da più utilizzatori e i cui processi di esclusione dall’uso sono difficili e/o costosi ma non impossibili.
Note:DEFINZIONE DI BENE COMUNE
i beni comuni sarebbero «delle cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona»… aggiungeva che «i beni archeologici, culturali, ambientali e le altre zone paesaggistiche tutelate» sono beni comuni.
Note:DEFINIZIONE DELLA COMMISSIONE RODOTÀ
beni culturali sarebbero anche “comuni”, non in quanto dotati di caratteristiche specifiche: oggettive e proprie (in base alla loro escludibilità e/o rivalità), ma perché necessari all’esercizio dei diritti fondamentali e allo sviluppo della persona: beni quindi “funzionali” a raggiungere determinati obiettivi.
Note:I BENI COMUNI COMPRENDONO ANCHE I BENI CULTURALI
«I beni comuni sono resi tali non da presunte caratteristiche ontologiche, oggettive o meccaniche che li caratterizzerebbero, ma da contesti in cui essi divengono rilevanti in quanto tali. Di qui l’estrema ampiezza e flessibilità della nozione…. Per Mattei, quindi, un bene culturale non sarebbe automaticamente anche “comune”, ma lo diverrebbe se intorno ad esso si creassero dei rapporti sociali e delle situazioni non precisamente definite, ma in ogni caso di tipo “partecipativo”, dal momento che «i beni comuni sono la base della democrazia partecipativa autentica»….
Note:UGO MATTEI
la possibilità di avere un elenco dei beni comuni derivanti da caratteristiche fisiche e oggettive diventa pressoché impossibile
Note:ELENCO IMPOSSIBILE
3. Beni culturali e beni comuni: una sovrapposizione davvero impossibile?
se pensiamo ad esempio a un museo risulta però difficile credere che vi sia l’impossibilità a escludere potenziali free riders. Qualche problema in più può presentare un parco archeologico di vaste dimensioni, nel quale i costi di esclusione sono sicuramente più elevati: tuttavia grazie alle tecniche moderne di sorveglianza e di controllo degli accessi i parchi archeologici sono sicuramente nelle condizioni di poter fare pagare un biglietto per accedervi
Note:UN MUSEO ESCLUDE. DIFFICILE CONSIDERARLO BENE COMUNE
L’esclusione è invece impossibile o quasi per le facciate di edifici storici, oppure per i monumenti posti al centro di piazze o luoghi aperti. Ma, in questi casi, non ci troviamo più al cospetto di un consumo “rivale”
Note:FACCIATA DI UN PALAZZO STORICO: NON ESCLUDIBILE MA ANCHE NON RIVALE
La tesi del fallimento del mercato considera le persone come individui isolati, che vivono in un ambiente etereo anziché in uno spazio tridimensionale con un contesto di istituzioni e storia. Una tale astrazione priva di materialità, basata su premesse mai verificatesi in nessuna società reale, produce una teoria che può essere sì validamente dedotta da tali premesse, ma che non è in sintonia con l’esistenza umana nel mondo reale.{358} Ostrom ha proprio dimostrato come la cooperazione fra individui si sia attuata in contesti che avrebbero invece dovuto portare a fallimenti di mercato
Note:GESTIONE PRIVATA DEI BENI PUBBLICI
i beni culturali vengono ritenuti “comuni” proprio perché necessari all’esercizio dei diritti fondamentali delle persone: questo modo di intenderli rimanda alla caratteristica dei beni culturali di veicolare conoscenza… allora non dobbiamo più chiederci se i beni culturali siano anche “comuni”, ma piuttosto se la conoscenza stessa sia un bene comune
Note:VEICOLARE CONOSCENZA
Il “merito” dei beni culturali starebbe «nell’incoraggiare alla cultura e nel diffondere il senso del bello e della qualità estetica».{362} La loro tutela e valorizzazione andrebbe pertanto promossa per le “esternalità” positive che produce: andando ad accrescere il capitale culturale e umano delle persone.
Note:ESTERNALITÀ DEL BENE CULTURALE
«Il bene comune non è dato, si manifesta attraverso l’agire condiviso, è il frutto di relazioni sociali tra pari. […] Il bene comune nasce dal basso e dalla partecipazione attiva e diretta della cittadinanza. Il bene comune si autorganizza».
Note:FONDAZIONE TEATRO VALLE BENE COMUNE
la cooperazione sarebbe un valore in sé, da anteporre o quasi a tutto il resto. Ma tale modello incentrato sulla proprietà collettiva, storicamente, ha avuto più spazio proprio quando le dimensioni dello Stato erano più contenute: più si è allargato il perimetro dell’intervento pubblico, più si sono ridotti gli spazi di autorganizzazione… Anche nel settore dei beni culturali, l’intervento dello Stato, sia al fine di tutelarli sia al fine di gestirli direttamente, ha limitato i diritti di proprietà privata su di essi e ha inoltre allontanato i cittadini dal prendersi cura direttamente del patrimonio culturale:
Note:COOPERATIVE E STATO
4. Quali forme di gestione?
Come scriveva Massimo Severo Giannini, «il bene culturale è pubblico non in quanto bene di appartenenza, ma in quanto bene di fruizione».{371} Se le premesse sono queste, la gestione dovrebbe allora andare a chi meglio può garantirne la fruizione: una gestione economicamente sostenibile capace di soddisfare nel migliore dei modi i consumatori.
Note:FRUIZIONE PUBBLICA.... NON GESTIONE PUBBLICA
si aggiunge la difficoltà nella individuazione della comunità di riferimento a cui idealmente ricondurre il bene (per eventualmente realizzare una gestione “partecipata” dello stesso). Qual è infatti la comunità di riferimento di un museo o di un bene culturale in generale? Come la si identifica? A chi dovrebbe appartenere e da chi dovrebbe essere gestita, ad esempio, la casa-museo di Goldoni… Pensiamo ad esempio alla categoria di Patrimonio mondiale (dell’umanità) sancita dall’Unesco, oppure a una piccola pieve che ha un preciso valore solo per un limitato numero di persone che risiede nelle sue vicinanze….
Note:COMUNITÀ DI RIFERIMENTO
5. Conclusioni
i beni culturali racchiudono al proprio interno una varietà di beni che è praticamente impossibile considerare in maniera unitaria
Note:TROPPA DIVERSITÀ
La stessa Costituzione, già oggi fornisce un quadro all’interno del quale la “riappropriazione” del patrimonio culturale è incentivata. Come stabilisce l’articolo 118, comma 4: «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà».
BASTA IL CONCETTO DI SUSSIDIARIETÀ GIÀ PRESENTE IN COSTITUZIONE

mercoledì 14 giugno 2017

Benicomunismo

I beni comuni oltre i luoghi comuni (Policy) (Italian Edition)
Eugenio Somaini
Il tema dei beni comuni è stato portato al centro del dibattito politico e teorico dalla pubblicazione nel 2008 del rapporto della Commissione per la modifica delle norme del codice civile in materia di beni pubblici, nota come Commissione Rodotà... La Commissione portava l’impronta politica di tre figure tra loro profondamente diverse: quella di Prodi, capo del governo che l’aveva istituita, quella di Mastella, ministro della giustizia, cui direttamente faceva capo, e quella di Rodotà, che ne era il presidente.
Note: CHI INAUGURA IL DIBATTITO
il compito assegnato di esaminare in termini sistematici e razionali l’alternativa tra proprietà privata e proprietà pubblica... veniva affrontato e risolto con l’introduzione di una terza e nuova categoria, quella dei beni comuni che superano la logica proprietaria, sia quella privata sia quella pubblica....
Note:TERZA VIA
la piattaforma teorica per la successiva battaglia referendaria sull’acqua e in generale consentiva di fornire una giustificazione teorica di alto tenore a una gamma disparata di rivendicazioni da parte di gruppi desiderosi di ottenere o di conservare privilegi e posizioni di rendita.
Note:BASE TEORICA PER IL REFERENDUM SULL'ACQUA
condizione sufficiente{3} per la qualifica di un bene come comune è l’attitudine a soddisfare bisogni essenziali, definiti in termini assai ampi e indefinitamente estendibili sulla base di generici principi costituzionali come quelli di dignità umana, di sviluppo della personalità, di uguaglianza o di partecipazione democratica.
Note:CONDIZIONE SUFFICIENTE. DIGNITÀ UMANA. SVILUPPO DELLA PERSONALITÀ
beni che per loro natura sono aperti all’uso di una pluralità di soggetti e che sono esposti al rischio di esaurimento o di degrado dovuto a utilizzi o sfruttamenti incontrollati, fenomeno che è noto come tragedy of the commons.
Note:ALTRE CATEGORIA RIENTRANTE TRA I BENI COMUNI
diversi studi, in particolare quelli di Elinor Ostrom, hanno mostrato che le soluzioni classiche della privatizzazione o della nazionalizzazione non sono le sole possibili alla tragedy e che a fianco di esse ve ne sono anche altre che in senso lato possiamo definire comunitarie.
Note:GLI STUDI DELLA OSTROM
i) la qualifica come bisogni essenziali di interessi percepiti da gruppi facilmente organizzabili e mobilitabili; ii) l’effettiva mobilitazione e organizzazione politica degli stessi; iii) il ricorso privilegiato all’azione giudiziaria, in ultima analisi a livello costituzionale, eventualmente passando attraverso il livello della giustizia ordinaria; iv) l’immediata esecutività dei pronunciamenti giudiziari, direttamente nei confronti delle parti interessate, attraverso l’azione amministrativa del governo ed eventualmente anche chiamando il parlamento a tradurre in legislazione positiva la sostanza dei pronunciamenti della magistratura costituzionale.
Note:STRATEGIE BENICOMUNISTE: I GIUDICI PROTAGONISTI
Il contenuto della categoria dei beni comuni, così come viene intesa dagli autori benicomunisti, si presta a determinazioni arbitrarie e ampiamente discrezionali da parte di giudici politicamente motivati.
Note:CATEGORIE VAGHE E MAGISTRATI POLITICIZZATI
È significativo che il carattere in ultima analisi comunista del benicomunismo escluda non solo il ricorso a mezzi coercitivi ma anche qualsiasi forma di collettivizzazione della produzione, circostanze che lo rendono immune dal discredito che ha ormai irrimediabilmente colpito le forme classiche del comunismo...
Note:IMPERATIVO: EVITARE IL DISCREDITO
la nozione che gli autori benicomunisti hanno dei beni comuni non è riconducibile a nessuna delle quattro classi fondamentali e che pertanto la stessa è vuota di contenuto economico
Note:NELLA MATRICE ESCLUSIONE/RIVALITÀ LA CONCEZIONE DI BENE COMUNE NON TROVA POSTO
corrisponde invece semplicemente a una diversa distribuzione di beni che in quanto tali non sono comuni, o comunque qualificabili con un aggettivo che faccia riferimento alla loro libera accessibilità e fruibilità.
Note:SI FINISCE NEL MERO REDISTRIBUZIONISMO
«avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa [l’acqua], trasformata in merce soggetta alla legge del mercato. In realtà l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale perché determina la sopravvivenza personale, e per questo motivo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani».{8} Questo passo potrebbe essere uscito dalla penna di Rodotà ed essere sintetizzato dalla formula “acqua bene comune” (qualifica facilmente estendibile ad altri casi contemplati dall’Enciclica), e si accompagna a un generale atteggiamento critico nei confronti del sistema della proprietà privata e dei mercati
Note:TIPICO PASSO DELLA LAUDATO SÌ
Secondo il pensiero del Papa, e in generale secondo la dottrina cattolica, il carattere comune dei beni (in primo luogo, ma non solo, di quelli essenziali) deriva dal fatto di appartenere a un ordine, quello del creato, che abbraccia tutte le creature e lo stesso mondo inanimato e deve essere rispettato in quanto voluto e amato da Dio... Da ciò deriva che le prassi richieste per rendere operativo il carattere comune dei beni implicano, secondo l’Enciclica, un generale riorientamento morale degli uomini (di tutti, anche se in primo luogo di quelli investiti di responsabilità e di potere) e non passano attraverso la combinazione di azioni rivendicative e di mobilitazioni...
Note:LA DIFFERENZA TRA IL PAPA E I BENICOMUNISTI
Questioni terminologiche
Note:tttttt
l’approccio economico qualifica (mediante aggettivi) i beni sulla base di due caratteristiche fondamentali: a) la loro accessibilità o escludibilità (e cioè la possibilità per chi li controlla di impedire l’accesso a terzi); b) la rivalità o non-rivalità nell’uso, consistente quest’ultima nel fatto che l’uso discrezionale che un soggetto ne fa non ostacola o limita per gli altri la possibilità di fare altrettanto.
Note:ESCLUDIBILITÀ-RIVALITÀ
La commedia dei beni comuni – di Gustavo Cevolani e Roberto Festa
Secondo la visione convenzionale, ampiamente influenzata dall’ormai classico articolo di Garrett Hardin sulla tragedia dei beni comuni,{96} la gestione di un bene comune affidato alla cooperazione spontanea dei membri di una comunità sarebbe inesorabilmente condannata all’inefficienza così da determinare, in molti casi, la distruzione del bene.
Note:TRAGEDIA ANNUNCIATA
Di solito, la teoria economica descrive un mondo presieduto da un governo (non, guarda caso, da diversi governi) e osserva questo mondo attraverso gli occhi del governo. Suppone così che il governo abbia la responsabilità, la volontà e il potere di ristrutturare la società in modo da massimizzare il benessere sociale; come la cavalleria in un buon film western, il governo è pronto a correre in soccorso ogni volta che il mercato “fallisce” e il compito dell’economista è consigliargli quando e come farlo. Viceversa, la teoria prevede che i singoli individui non siano minimamente in grado di risolvere problemi collettivi interagendo fra di loro. Ciò produce una visione distorta di alcune importanti questioni, sia economiche sia politiche.
Note:ROBERT SUDGEN: NIRVANA FALLACY
La proposta di sottrarre la gestione dei beni comuni al controllo degli individui, per affidarla a quello del governo, è stata decisamente avversata da una minoranza di studiosi che, a partire da Ronald Coase,{98} hanno proposto la privatizzazione integrale
Note:RONALD COASE E LA PRIVATIZZAZIONE
Per quanto ancora ampiamente adottata, la dicotomia “beni privati / beni pubblici” ha sollevato molte perplessità. In particolare si è osservato che essa appare del tutto inadeguata per l’analisi della grande varietà di ordinamenti e istituzioni che regolano la gestione dei beni comuni.
UNA DICOTOMIA CHE NON DESCRIVE LA REALTÀ
Il lavoro di Elinor Ostrom è il più rappresentativo di un intero filone di ricerca che, nel corso degli ultimi decenni, ha affiancato all’analisi teorica della gestione dei beni comuni altre forme di indagine, quali la ricerca storica e sul campo, l’uso sistematico di esperimenti economici in laboratorio e la simulazione computerizzata delle cosiddette società artificiali.

Note:ELINOR OSTROM
Tali teorie si fondano, almeno nella loro versione classica, su quello che Herbert Simon ha chiamato “modello olimpico” della razionalità,{100} per cui la società è popolata da individui dotati di capacità cognitive sovraumane e, per di più, totalmente egoisti.
Note:TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE
L’approccio convenzionale alla gestione dei beni comuni - Cosa sono i beni comuni
Le nozioni di rivalità ed escludibilità sono alla base della tradizionale dicotomia “beni privati / beni pubblici”. Infatti i beni privati – come un panino, un vestito, un posto auto in un parcheggio o un’ora di massaggio – sono rivali ed escludibili.
Note:BENI PRIVATI
Esempi tipici di beni pubblici sono i parchi, l’illuminazione stradale, i servizi di polizia locale e quelli di difesa nazionale.
Note:ESEMPIO BENE NÈ RIVALE NÈ ESCLUDIBILE
il fatto che un bene sia o meno escludibile o rivale è una questione di grado più che di genere: per esempio, una strada può essere non-rivale finché è poco trafficata, ma accresce il suo grado di rivalità man mano che il traffico aumenta.
Note:QUESTIONE DI GRADO
beni “a pedaggio “ (toll o club good),{110} cioè dei beni – come un’autostrada, un campo da golf, la televisione a pagamento o un programma per computer – che possono essere facilmente offerti a diversi individui contemporaneamente (sono a bassa rivalità, come i beni pubblici) escludendo allo stesso tempo chi non è disposto a pagare per usufruirne (sono ad alta escludibilità, come i beni privati).
Note:BENI A PEDAGGIO: ESCLUDIBILI E NON RIVALI
Esempi spesso citati di beni comuni sono i pascoli, le zone di pesca, quelle da foraggio o da legname, le acque, i sistemi di irrigazione, le riserve petrolifere e l’accesso alla “rete”.{111}
Note:BENI RIVALE E NON ESCLUDIBILI. I BENI COMUNI
La tragedia dei beni comuni
Consideriamo, infatti, un gruppo di potenziali utenti di un dato bene comune, per esempio un gruppo di pastori che usufruisce, ognuno col proprio gregge, di un pascolo aperto. Il pascolo può sostenere solo un numero limitato di animali: se viene sfruttato in modo eccessivo, tende a deteriorasi
Note:CASO CLASSICO: PASTORI E PASCOLI
Hardin sottolinea con toni enfatici l’ineluttabilità di questo esito disastroso, che secondo la sua analisi è futile cercare di evitare, se si ammettono alcuni presupposti riguardo al comportamento razionale degli individui.
Note:HARDIN E LA SUA TRAGEDIA
La gestione spontanea dei beni comuni
la reazione più comune alla tragedia dei beni comuni è stata quella di invocare l’intervento dello Stato.
Note:STATALIZZAZIONE
La posizione opposta (e minoritaria) propone invece di risolvere la tragedia privatizzando i beni comuni, cioè affidandone la gestione agli scambi fra individui in una cornice di diritti di proprietà
Note:PRIVATIZZAZIONE
Reputazione, fiducia, reciprocità
cooperazione spontanea dei membri di una determinata comunità nella gestione delle risorse.
Note:TERZA SOLUZIONE: SPONTANEISMO
Quando il gruppo di potenziali utenti di una certa risorsa è “amorfo” – nel senso che gli individui sono anonimi, non si conoscono e non possono comunicare fra loro – non c’è modo di sviluppare una reputazione individuale né un minimo di fiducia reciproca, e nemmeno di stabilire regole condivise e di controllarne l’applicazione... Nei casi di questo genere, la tragedia dei beni comuni è sempre in agguato: in laboratorio gli individui ottengono risultati sistematicamente inferiori a quelli ottimali;...
Note:QUANDO LA SOLUZIONE SPONTANEA FALLISCE… STUDI IN LABORATORIO
È però sufficiente che alcune delle suddette condizioni non valgano perché la trappola venga disinnescata. Nelle comunità i cui membri si conoscono, possono comunicare fra loro, accordarsi su piani a medio o lungo termine e stringere patti vincolanti, è probabile che emergano spontaneamente regole di comportamento e sanzioni che accrescono notevolmente la probabilità di evitare la tragedia dei beni comuni. I fattori cruciali per il successo della gestione spontanea di un bene comune sembrano essere quelli che favoriscono l’emergere della reputazione individuale, della fiducia e di comportamenti basati sulla reciprocità.
Note:CONDIZIONI DI SUCCESSO PER LA SOLUZIONE SPONTANEISTA: FIDUCIA E REPUTAZIONE
la ripetizione e la frequenza dei contatti e delle interazioni fra gli individui della comunità; il livello di conoscenza locale relativa alla disponibilità, allo stato di deterioramento, all’utilizzabilità e ad altri aspetti della risorsa; la facilità con cui le informazioni sull’utilizzo della risorsa e sulle conseguenze del comportamento dei singoli circolano all’interno della comunità; la presenza di regole consuetudinarie, usi e costumi di carattere tacito o locale, spesso ignorati, quando non esplicitamente “denigrati”,{117} dalla teoria tradizionale.
Note:ALTRI FATTORI CHE FAVORISCONO LA GESTIONE SPONTANEA
gli esperimenti hanno messo in luce con particolare chiarezza un fenomeno ben noto anche dagli studi sul campo: la possibilità di comunicare, di analizzare assieme la situazione e le strategie più convenienti, o anche solo di “fare due chiacchiere” per capire che genere di persone sono gli altri membri del gruppo, fa aumentare sensibilmente i livelli di cooperazione e migliora i risultati ottenuti da tutti gli individui coinvolti nell’interazione. La comunicazione faccia a faccia tende infatti ad aumentare la fiducia reciproca e la capacità di collaborare, permettendo di regola agli individui di sfuggire alla trappola della razionalità descritta da Hardin.
Note:CHEAP TALK
Le preferenze degli individui non sono solo autointeressate, ma anche “eterointeressate” (o “sociali”); ciò significa che esse non sono determinate solo dal tornaconto personale ma anche da quello degli altri individui, dal loro tipo umano e, più in generale, dal contesto sociale dell’interazione.
Note:PREFERENZE ETEROINTERESSATE
COMMENTO PERSONALE
La soluzione Ostrom è seducente ma per avere successo richiede una relazione quasi-personale tra i protagonisti, il che è possibile in piccole comunità quali quelle dei villaggi svizzeri di montagna. Ma nelle grandi società anonime della contemporaneità? Difficile rinunciare agli enormi benefici che garantiscono queste ultime.  Ad ogni modo, utile la sintesi della teoria dei beni pubblici: il bene non/escludibile e senza rivalità è bene pubblico puro (esempio difesa). La produzione di un bene non-rivale si espone a rischi di monopolio: lo stato è tenuto a regolare l’infrastruttura (esempio strade). Un bene non escludibile si espone a rischio “tragedia”, lo stato è chiamato a regolare le modalità di utilizzo (esempio pascolo).

martedì 13 giugno 2017

Né stato, né mercato: l'alpeggio svizzero e quello gapponese

COMMUNAL TENURE IN HIGH MOUNTAIN MEADOWS AND FORESTS -- Governing the Commons: The Evolution of Institutions for Collective Action (Canto Classics) by Elinor Ostrom
Törbel, Switzerland
Törbel, Switzerland, a village of about 600 people located in the Vispertal trench of the upper Valais canton,
Note:IL POSTO
For centuries, Törbel peasants have planted their privately owned plots with bread grains, garden vegetables, fruit trees, and hay for winter fodder. Cheese produced by a small group of herdsmen, who tend village cattle pastured on the communally owned alpine meadows during the summer months, has been an important part of the local economy.
Note:ECONOMIA: AGRICOLTURA PRIVATA. ALLEVAMENTO SU PASCOLI COMUNI
five types of communally owned property: the alpine grazing meadows, the forests, the “waste” lands, the irrigation systems, and the paths and roads connecting privately and communally owned properties.
Note:5 TERRENI, 5 DIRITTI
The law specifically forbade a foreigner (Fremde) who bought or otherwise occupied land in Törbel from acquiring any right in the communal alp, common lands, or grazing places, or permission to fell timber. Ownership of a piece of land did not automatically confer any communal right (genossenschaftliches Recht). The inhabitants currently possessing land and water rights reserved the power to decide whether an outsider should be admitted to community membership. (Netting 1976, p. 139)… Access to well-defined common property was strictly limited to citizens, who were specifically extended communal rights.
Note:DOCUMENTI DEL 1400: BANDITO LO STRANIERO
“no citizen could send more cows to the alp than he could feed during the winter” (Netting 1976, p. 139).
Note:QUANTE VACCHE ALL'ALPEGGIO?
Adherence to this “wintering” rule was administered by a local official (Gewalthaber) who was authorized to levy fines on those who exceeded their quotas and to keep one-half of the fines for himself.
Note:INCENTIVI ALL'ESATTORE
This and other forms of cow rights are relatively easy to monitor and enforce.
Note:FACILE APPLICAZIONE
the number of cows each family sends is the basis for determining the amount of cheese the family will receive at the annual distribution.
Note:IL NUMERO DI BESTIE È ANCHE LA BASE PER RIPARTIRE IL FORMAGGIO
The village statutes are voted on by all citizens and provide the general legal authority for an alp association to manage the alp. This association includes all local citizens owning cattle. The association has annual meetings to discuss general rules and policies and elect officials. The officials hire the alp staff, impose fines for misuse of the common property, arrange for distribution of manure on the summer pastures, and organize the annual maintenance work,
Note:L'ASSOCIAZIONE ALLEVATORI
Private rights to land are well developed in Torbel and other Swiss villages. Most of the meadows, gardens, grainfields, and vineyards are owned by various individuals, and complex condominium-type
Note:DIFFUSA ANCHE LA PROPRIETÀ PRIVATA
The inheritance system in Törbel ensures that all legitimate offspring share equally in the division of the private holdings of their parents and consequently in access to the commons, but family property is not divided until surviving siblings are relatively mature (Netting 1972).
Note:EREDITÀ A DILAZIONE
for at least five centuries these Swiss villagers have been intimately familiar with the advantages and disadvantages of both private and communal tenure systems and have carefully matched particular types of land tenure
Note:ISTITUZIONI EMERSE DA UN TRIAL AND ERROR
(1) the value of production per unit of land is low, (2) the frequency or dependability of use or yield is low, (3) the possibility of improvement or intensification is low, (4) a large territory is needed for effective use, and (5) relatively large groups are required for capital-investment activities.
Note:QUANDO È INDICATA LA PROPRIETÀ COMUNE? LE CINQUE CONDIZIONI
Switzerland, farmers use private property for agricultural pursuits and a form of common property for the summer meadows, forests, and stony waste lands near their private holdings. Four-fifths of the alpine territory is owned by some form of common property: by local villages (Gemeinden), by corporations, or by cooperatives. The remaining alpine territory belongs either to the cantons or to private owners or groups of co-owners (Picht 1987, p. 4).
Note:IL SISTEMA TORBEL È ABBASTANZA DIFFUSO… 4/5
(1) the number of animals that can be fed over the winter,5 (2) the amount of meadowland owned by a farmer, (3) the actual amount of hay produced by a farmer, (4) the value of the land owned in the valley, or (5) the number of shares owned in a cooperative. A few villages allow all citizens to send equal numbers of animals to the summer alp (Picht 1987, p. 13).
Note:LA REGOLA PROPORZIONALE SUI DIRITTI
Overuse of alpine meadows is rarely reported.
Note:EVITATA LA TRAGEDIA DEI BENI COMUNI
All of the Swiss institutions used to govern commonly owned alpine meadows have one obvious similarity – the appropriators themselves make all major decisions about the use of the CPR. The users/owners are the main decision making unit.
Note:CHI DECIDE LE REGOLE? CHI USA. NON IL CITTADINO
Many of the rules they use, however, keep their monitoring and other transactions costs relatively low and reduce the potential for conflict.
Note:IMPORTANZA DELLA REGOLA SEMPLICE. NON C'È UNA SORVEGLIANZA PROFESSIONALE
The first step is that the village forester marks the trees ready to be harvested. The second step is that the households eligible to receive timber form work teams and equally divide the work of cutting the trees, hauling the logs, and piling the logs into approximately equal stacks. A lottery is then used to assign particular stacks to the eligible households. No harvesting of trees is authorized at any other time of the year.
Note:LA PROCEDURA PER IL TAGLIO DEGLI ALBERI
Combining work days or days of reckoning (where the summer’s cheese is distributed and assessments are made to cover the costs of the summer’s work) with festivities is another method for reducing some of the costs associated with communal management.
Note:LA FESTA. NEI GIORNI DI DISTRIBUZIONE DEL PRODOTTO, DEI DIRITTI O DI LOTTERIA.
In recent times, the value of labor has risen significantly, thus representing an exogenous change for many Swiss villages. Common-property institutions are also changing to reflect differences in relative factor inputs. Villages that rely on unanimity rules for changing their common-property institutions are not adjusting as rapidly as are those villages that rely on less inclusive rules
Note:CAMBIAMENTI: L'OSTACOLO DELL' UNANIMITÀ
Hirano, Nagaike, and Yamanoka villages in Japan
Margaret A. McKean (1986) estimates that about 12 million hectares of forests and uncultivated mountain meadows were held and managed in common by thousands of rural villages during the Tokugawa period (1600–1867)
Note:QUANTIFICARE LA PROPRIETÀ COMUNE IN GIAPPONE
The villages are established on steep mountains where many microclimates can be distinguished. Peasants cultivate their own private lands, raising rice, garden vegetables, and horses.
Note:I TRE VILLAGGI GIAPPONESI. MOLTO SIMILI A TORBEL
The basis for political rights differed from one village to another. Rights were variously based on cultivation rights in land, taxpaying obligations, or ownership rights in land.
Note:IL PARAMETRO PER DISTRIBUIRE I DIRITTI VARIA
In traditional Japanese villages, the household was the smallest unit of account, but the kumi, composed of several households, was frequently used as an accounting and distributional unit related to the commons….Consequently, households with many members had no advantage, and considerable disadvantages, in their access to the commons. Population growth was extremely low (0.025% for the period 1721–1846),…
Note:FAMIGLIA UNITÀ DI BASE. DISINCENTIVO DEMOGRAFICO
The rules used in these villages, like those in the Swiss villages, were tailored to the specific environment, to the particular economic roles that various forest products played in the local economy, and to the need to minimize the costs of monitoring labor inputs, resource-unit outputs, and compliance with the rules.
Note:CRITERI GUIDA DELLA REGOLAZIONE
A village headman usually was responsible for determining the date when the harvesting of a given product could begin.
Note:FISSARE LA DATA INIZIO LAVORI
... each kumi was assigned a zone according to an annual rotation scheme, and each household had to send one, but only one adult. On the appointed day, each representative reported to the appropriate kumi zone in the winter fodder commons and waited for the temple bell as the signal to begin cutting. However, this grass was cut with large sickles, and since it would be dangerous to have people distributed unevenly around their kumi zone swinging sickles in all directions, the individuals in each kumi lined up together at one end of their zone and advanced to the other end, whacking in step with each other like a great agricultural drill team. The grass was left to dry ... and then two representatives from each house-hold entered the fodder commons to tie the grass up into equal bundles. The haul for each kumi was grouped together and then divided evenly into one cluster per household. Each household was then assigned its cluster by lottery. (McKean 1986, pp. 556–7)
Note:ESEMPIO DI REGOLA PER RACCOGLIERE IL FIENO
There were written rules about the obligation of each household to contribute a share to the collective work to maintain the commons – to conduct the annual burning (which involved cutting nine-foot firebreaks ahead of time, carefully monitoring the blaze, and occasional fire-fighting when the flames jumped the firebreak), to report to harvest on mountain-opening days, or to do a specific cutting of timber or thatch. Accounts were kept about who contributed what to make sure that no household evaded its responsibilities unnoticed. Only illness, family tragedy, or the absence of able-bodied adults whose labor could be spared from routine chores were recognized as excuses for getting out of collective labor.... But, if there was no acceptable excuse, punishment was in order. (McKean 1986, p. 559)
Note:LAVORI COLLETTIVI
Most of the villages hired “detectives” who daily patrolled the commons on horseback in groups of two looking for unauthorized users. In some villages, this position was considered “one of the most prestigious and responsible available to a young man” (McKean 1986, p. 561).
Note:DETECTIVE
One village that did not use formal detectives relied on a form of “citizen’s arrest,” and anyone was authorized to report violations.
Note:CITTADINO PUBBLICO UFFICIALE
“It was considered perfectly appropriate for the detective to demand cash and saké from violators and to use that as their own entertainment cache” (McKean 1986, p. 561). In addition to the fines paid to the detectives, violators were deprived of their contraband harvest, their equipment, and their horses.
Note:SANZIONE
The most serious sanctions that could be and occasionally were imposed involved complete ostracism or ultimately banishment from the village.
Note:PENA DI MORTE... CIVILE
Impatience with waiting for mountain-opening day was one reason.
Note:CAUSA PIÙ COMUNE D'INFRAZIONE
A second reason for rule violation sometimes was genuine disagreement about the management decisions of a village headman.
Note:DISACCORDO SULLE REGOLE
One former detective in Hirano, now a respected village elder, described how he had been patrolling a closed commons one day and came upon not one or two intruders but thirty, including some of the heads of leading households. It was not yet mountain-opening day, but they had entered the commons en masse to cut a particular type of pole used to build trellises to support garden vegetables raised on private plots. If they could not cut the poles soon enough, their entire vegetable crop might be lost, and they believed that the village headman had erred in setting opening day later than these crops required. (McKean 1986, p. 565)
Note:UN ESEMPIO DI VIOLAZIONE MASSIVA
In that instance, fines were imposed, but they involved making a donation to the village school, rather than the usual payment of saké.
SANZIONE PARTICOLARE NEL CASO DI VIOLAZIONI MASSIVE