giovedì 26 febbraio 2026

LA SCOMMESSA DI PASCAL definitivo

 LA SCOMMESSA DI PASCAL

Regge ancora dannatamente bene, il che significa che bastano poche integrazioni per depotenziare le numerose critiche a cui è soggetta. In genere ci si limita a inventare ad hoc divinità assurde, così da far emergere paradossi; oppure si osserva che Pascal non è comunque in grado di dirci dove piazzare concretamente la scommessa. Ma Pascal non pretendeva tanto. I dissenzienti dovrebbero imboccare una via differente notando che certi ragionamenti non li applichiamo nella vita quotidiana: io, per esempio, esco di casa per guadagnare il mio modesto stipendio anche se rischio la vita a ogni attraversamento di strada (e ne faccio parecchi). In gergo si dice che quando scegliamo “tagliamo le code”, cioè facciamo come se gli eventi estremi (nel bene e nel male) non esistessero. Non è molto razionale, ma funziona meglio; credo anche che un uomo pratico come Pascal lo avrebbe apprezzato. Per un empirista le quantità infinite sono trascurabili, perché se costruisci il tuo pensiero avvalendoti di una variabile del genere non hai mai una verifica concreta disponibile per le tue conclusioni, e la ragione è uno strumento così fragile che va accompagnato sempre da riscontri, ad ogni passo che compie. Personalmente vado oltre e considero gli infiniti sempre inesistenti (così sistemo anche Parmenide, Zenone e Severino, oltre che il Pascal della scommessa). Ma non elimino solo gli infiniti dal ragionamento, mi spingo a “tagliare le code”, ovvero i casi estremi, secondo le buone pratiche statistiche. Pascal resta così un grattacapo solo per i razionalisti; gli empiristi possono procedere indenni.