Questa è la lettera che ho mandato al giornale L'Avvenire, sempre in prima linea nella lotta alle dipendenze e, soprattutto alla pubblicità di certi servizi. Faccio un po' di vittimismo raccontando la mia storia e quella delle sigarette che non ho mai fumato o delle scommesse su cui non ho mai puntato.
Caro direttore,
La manipolazione psicologica è un modo del tutto legittimo per migliorare il mondo. Se intervenissi sulla tua mente al punto da farti trovare immensamente piacevole lo stare in equilibrio su una sola gamba, avrei reso piacevole e significativo qualcosa che prima era fastidioso e insensato.
In genere esistono due vie per migliorare il mondo. Prendiamo il mondo degli oggetti: potrei modificarne le proprietà materiali oppure trasformare il modo in cui interagiamo con loro. La pubblicità, per esempio, agisce in quest’ultimo senso. Lo fa manipolando le menti ed è un successo straordinario. Perché lamentarsene? Perché rammaricarsi del fatto che la manipolazione pubblicitaria funzioni?
Non nego che esistano inconvenienti, si puo' certo desiderare qualcosa più di quanto si dovrebbe. Ciò accade quando se ne sopravvalutano i benefici o se ne sottostimano i costi. Se, per esempio, ignori l’esistenza dei postumi della sbornia, probabilmente berrai più di quanto sarebbe opportuno. Tuttavia, errori di questo genere tendono ad autocorreggersi.
Ma che dire del caso opposto? Che accade quando si desidera qualcosa meno di quanto si dovrebbe? Quando se ne sottovalutano i benefici o se ne sopravvalutano i costi? In questo caso non ci sono feedback utili. Se non sapete quanto possa essere piacevole l’ebbrezza, potreste desiderare di bere assai meno del necessario. Purtroppo, un simile errore non conduce ad alcuna azione e, dunque, non genera alcun riscontro, per cui si perpetua indefinitamente. Io sono una vittima di questa asimmetria, nonché dell'infernale meccanismo che genera, avrei tanto voluto fumare in gioventù ma una pubblicità (progresso) martellante e tutt'altro che occulta del tipo di quella fatta dal suo giornale ha manipolato la mia mente speventandomi e inducendomi all'errore fino a ridurmi oggi, mezzo secolo dopo, allo stato in cui sono oggi, pieno di rimpianti e avvelenato da rancori verso chi mi ha ingannato.