CREDERE O NON CREDERE?
La teoria dei giochi fornisce un teorema volto a dimostrare che due persone ragionevoli, affidabili e dotate di conoscenza comune non possono mai trovarsi in disaccordo, neppure su una questione banale, come stabilire se l’auto transitata cinque minuti prima fosse grigio topo o grigio talpa. L’argomento è piuttosto intuitivo: se, dopo aver raccolto tutte le informazioni disponibili, mi accorgo che un individuo con le suddette caratteristiche è in disaccordo con me, tale circostanza costituisce un’informazione rilevante che mi obbliga ad aggiornare le mie credenze; e lo stesso vale per lui. Supponendo finito lo spazio delle posizioni possibili, questo processo giunge a quiete — ossia a equilibrio — soltanto quando le due posizioni coincidono. L’accordo è dunque necessario. Eppure i disaccordi proliferano. Perché? Forse vi sono informazioni che non possiamo, o non riusciamo, a trasmettere all’altro. Oppure non confidiamo mai pienamente nella razionalità altrui. Ognuno formuli la propria ipotesi. Può darsi, tuttavia, che le due parti in conflitto risiedano in un unico cervello; in tal caso è difficile sostenere che non comunichino tra loro o che non si accordino reciprocamente fiducia. Di fronte alla questione cruciale evocata dal titolo, mi sono trovato in una condizione simile: in certi periodi mi sentivo un credente convinto, in altri no. Come ho trovato requie — ormai da oltre un anno? Molto semplicemente: in alcuni ambiti agisco "come se" Dio esistesse, in altri "come se" Dio non esistesse. In genere, quando si tratta di vivere, assumo la prima modalità; quando si tratta di conoscere, la seconda. L’alternanza delle identità subentra così al conflitto delle idee e all’assurdo disaccordo tra personalità razionali, affidabili e dotate di conoscenza comune. Il convenzionalismo, tuttavia, è una filosofia piuttosto fragile; perciò elimino quel “come se”, attenuando la portata dei concetti metafisici di realtà, verità e simili. In questo senso le filosofie postmoderne, e soprattutto il pragmatismo (che sono di fatto un "addio alla filosofia"), offrono un valido sostegno. Si approda così a una posizione che definirei eclettica, sulla quale è lecito obbiettare interrogarsi in termini psicologici, chiedendosi cioè se una condizione del genere sia possibile, se sia autentica. Ma si tratta di una domanda empirica: prova e vedrai se funziona. Per quanto mi riguarda, sembra funzionare abbastanza. Sono consapevole dell’esistenza di alternative canoniche che mirano a rendere razionalmente compatibili i due ambiti, inglobando il primo nel secondo o viceversa; tuttavia avverto tali tentativi come costruzioni intellettuali artificiose, come razionalizzazioni ad hoc: qualcosa che i miei maestri ideali — da Popper in giù — mi hanno sempre insegnato a considerare demoniaco e, pertanto, da evitare.giovedì 19 febbraio 2026
progresso definitivo
PASOLINI NATURALIZZATO
giovedì 12 febbraio 2026
L’ARGOMENTO ONTOLOGICO IMPLICA PANTEISMO?
L’ARGOMENTO ONTOLOGICO IMPLICA PANTEISMO?
L’argomento ontologico esiste in mille forme; qui ho in mente Cartesio, e non so se quanto dirò, con le opportune variazioni, valga anche negli altri casi. Parto con una parafrasi a memoria di Cartesio (correzioni ben accette se rilevanti): «… la causa di qualcosa deve essere almeno "altrettanto reale" del suo effetto… dato che sono un essere pensante e ho in me l’idea di Dio, qualunque sia, alla fine, la causa della mia esistenza, bisogna ammettere che anch’essa è un essere pensante e che possiede in sé l’idea e tutte le perfezioni che attribuisco alla divinità. Allora ci si può chiedere se questa causa debba la sua origine ed esistenza a se stessa o a qualche altra causa. Se è autoesistente, questa causa è Dio; perché, dato che ha la perfezione dell’autoesistenza, deve anche, senza dubbio, avere il potere di possedere effettivamente ogni perfezione di cui ha l’idea, cioè tutte le perfezioni che penso appartengano a Dio. Ma se la sua esistenza dipende da un’altra causa, ci chiediamo di nuovo, per lo stesso motivo, se questa seconda causa esista da sola o attraverso un’altra, finché, passo dopo passo, arriviamo alla causa ultima, che sarà Dio». Insomma, per come l’ho capito: un essere può produrre solo esseri meno perfetti di sé. Dunque qualsiasi essere, risalendo a ritroso, implica Dio, l’essere perfetto. Aggiungiamo alcune assunzioni del caso: la perfezione include l’esistenza, per esempio (e così liquidiamo Kant e non ci pensiamo più). Va escluso anche che l’induzione “verso l’alto” fino a Dio si arresti arbitrariamente da qualche parte, con un essere che esiste senza ragione o che è sorto dal nulla. Certo, esistono esempi concreti in cui le creazioni risultano “migliori” dei loro creatori: genitori mediocri possono generare un genio; oppure un programmatore può creare un’AGI potentissima e intelligentissima. Ma ammettiamo di cavarcela con qualche espediente filosofico, che non manca mai. A questo punto occorre definire l’“imperfezione”, e di solito si conviene nel ritenerla una mancanza di qualcosa (un po’ come la concezione agostiniana del male: una mancanza di bontà). Ragioniamo ora, per esempio, sulla dimensione geografica: io sono imperfetto perché sono presente in Italia ma non in Australia, mentre tu sei imperfetto perché sei presente in Australia ma non in Italia. Ma che dire del nostro creatore? Ebbene, l’unione delle tue perfezioni e delle mie perfezioni include l’essere presente in Australia e l’essere presente in Italia; perciò il nostro creatore sarà, come minimo, presente in entrambi i luoghi. Immaginiamo di fare lo stesso per tutte le cose e quindi per tutti i luoghi dell’universo: otteniamo un’idea di dove si situa il “Dio” perfetto: ovunque. Dubbio: ma questo Dio perfetto può essere presente esattamente dove sono presente io? Vedo tre alternative: o un essere perfetto può coesistere con un essere inferiore in un luogo; oppure non può, e viene sfrattato da quel luogo o sfratta lui l’essere inferiore. Io di certo non posso sfrattare Dio, perché lo renderei imperfetto. Se lui mi sfrattasse, mi annichilirebbe, il che è imbarazzante. Non resta che convivere in qualche modo, ma come? Come può “qualcosa” esistere dove esisto già io? Pensare a un bizzarro miscuglio informe di me e del mio creatore è ostico. Potrei introdurre uno spazio a “più dimensioni”, collocando me in una, Dio nell’altra ed entrambi nella stessa dimensione geografica; ma a quel punto la mancata presenza di Dio nella dimensione dove sto da solo lo renderebbe imperfetto, facendo ripartire il rompicapo. Ho l’impressione che questo “inseguimento” finisca con l’assorbimento dell’intera realtà da parte del Dio perfetto: qualcosa che mi evoca l’idea panteista. P.S. Vorrei solo dire, tanto per giocare a carte scoperte, che non amo particolarmente l’argomento ontologico, né l’idea panteista. Se c’è qualcosa di vero in quanto ho appena detto, ciò mi offre l’occasione di radunarli in un unico bersaglio e magari di indurre chi ama l’argomento ma non ama il panteismo (o viceversa) ad abbandonare le cattive compagnie.AGNOSTICISMO - LIBERALISMO E NON SCELTA - LA NON IDEOLOGIA - IDEOLOGIA DEFINITIVO
NON SCEGLIERE MAI
martedì 10 febbraio 2026
L'ODIO SCAGIONATO
L'ODIO SCAGIONATO
lunedì 9 febbraio 2026
TUTTO è CALCOLO
TUTTO E' CALCOLO?
neoliberismo
Il neo-liberismo è il liberalismo dei convertiti. Si dice che alla sua origine ci fossero Reagan e Thatcher ma questi due personaggi avevano ancora un'ideale classico: il primo restava un cow-boy e la seconda una figlia di bottegai. Ad aizzare l'odio puro per qesta ideologia fu il suo successo, e, quindi, l'inevitabile conversione a sinistra di personaggi come Clinton, Blair, giù giù fino al nostrano Renzi. Per non dire di istituzioni internazionali come l' FMI e la Banca Mondiale, tradizionalmente progressiste e dedite ai "trapianti culturali". Costoro accettarono l'idea di fondo realizzandola sistematicamente con una sorta di tecnocrazia del tutto estranea all'idea classica sorta nella Scozia di fine XVIII secolo di Hume e Smith.
sabato 31 gennaio 2026
una teoria della coscienza definitivo
Versione breve: l'impasse strategico (teoria dei giochi) porta ad un'accelerazione del pensiero che si trasmuta in coscienza producendo l'autoinganno e l'inganno altrui.
Tesi: La coscienza nasce per autoingannarci, così da poter ingannare il nostro prossimo.
lunedì 26 gennaio 2026
DDESTRA FELICE
sabato 24 gennaio 2026
STRATEGIA
HOMO ECONOMICUS
venerdì 23 gennaio 2026
COME NASCE IL DIRITTO
ORIGINE DEL DIRITTO
Immagina di vivere in un quartiere periferico, dove il sistema di polizia è inefficiente o scarsamente organizzato. Un giorno, il tuo vicino ti chiama accanto alla recinzione per parlarti. Ti confida che portare la spazzatura alla discarica comunale ogni settimana gli risulta fastidioso, e ha deciso che, per lui, sarebbe molto più comodo scaricarla direttamente oltre la recinzione, sulla tua proprietà. Quando, ripreso fiato, cominci a richiamarlo ai principi del diritto di proprietà, egli ti propone una semplice analisi costi-benefici delle tue alternative. Gestire i suoi rifiuti ti costerebbe ogni settimana dieci o venti dollari in termini di tempo ed energie. Convincere le autorità cittadine che quei rifiuti non sono tuoi, spingerle a intervenire, partecipare a udienze in tribunale e sollevare un caso ti richiederebbe un dispendio di tempo e denaro ben maggiore. Ma, aggiunge, ha una proposta alternativa: che sia lui a produrre i rifiuti e qualcun altro a occuparsene è, a suo dire, una soluzione inefficiente. Molto meglio che sia lui stesso a gestirli, purché tu lo paghi. Per soli cinque dollari a settimana — meno della metà di quanto ti costerebbe la risposta più economica al problema — è disposto a non gettare più la spazzatura sul tuo terreno. È prevedibile che tu rifiuti questa "generosa" offerta, lo mandi al diavolo e, se persiste nel suo comportamento, sia disposto a spendere ben più di cinque, dieci o anche venti dollari a settimana per spingere le autorità competenti a intervenire. Perché? La risposta risiede in un comportamento che, nella sua versione umana, ricalca la territorialità osservata in molte specie animali — soprattutto uccelli e pesci, ma anche alcuni mammiferi. Gli animali territoriali marcano lo spazio che rivendicano e lo difendono con una strategia d'impegno: si attiva in essi un meccanismo che li induce ad attaccare con crescente ferocia un intruso della stessa specie, man mano che questi si addentra nel territorio. A meno che l’intruso non sia nettamente più forte, uno scontro violento risulta dannoso per entrambi, perciò, una volta compresa la determinazione del difensore, solitamente l’intruso si ritira. Tu, come un uccello o un pesce territoriale, adotti una strategia d'impegno più sofisticata, perché ciò che ti impegni a difendere non è un territorio fisico, ma un insieme di diritti. Ci sono aspetti delle relazioni interpersonali che ritieni inviolabili, e uno di questi è il diritto a non vedere scaricati rifiuti sulla tua proprietà. Per difendere tali diritti, sei disposto ad affrontare costi sproporzionati rispetto al danno immediato. Un altro modo per dirlo è che, se accetti il ricatto su piccola scala del tuo vicino, non esiste un limite chiaro a quanto lontano possa spingersi. Esistono infatti molteplici forme attraverso cui lui — o altri — potrebbero infliggerti costi o pretendere pagamenti per astenersi dal farlo. Mantenere una linea di resistenza netta contro simili pretese, anche a caro prezzo, costituisce un deterrente: scoraggia gli altri dal formularle. E se tali pretese non vengono avanzate, non sei costretto a sostenerne i costi, il che rende credibile il tuo impegno. Quel "no" è il punto di Schelling che scaturisce dalla percezione condivisa dei diritti individuali, tua e altrui. La logica di questa dinamica non richiede né l'esistenza di una legge, né il ricorso a principi morali condivisi. È sufficiente che entrambe le parti conoscano i diritti che ciascuno rivendica e riconoscano la particolarità e l’intangibilità di tali rivendicazioni. Una possibile spiegazione dell’ordine sociale è la moralità: individui che si astengono da omicidi, stupri e rapine perché li considerano moralmente riprovevoli. È una spiegazione plausibile, ma non è quella qui sostenuta. La tesi proposta è che, anche in assenza di un consenso morale, e persino in assenza di qualsiasi credenza morale, un sistema coerente di strategie d’impegno renda comunque possibile il coordinamento sociale. Una conseguenza di questa visione dell’ordine sociale è la smentita di Hobbes: una società può funzionare ordinatamente anche senza un sovrano onnipotente — o senza alcun sovrano — in modo ben più efficace di quanto egli ritenesse. Gli esempi più chiari provengono da società primitive senza Stato, come quella dei Comanche. Non avevano nulla che oggi definiremmo governo, ma atti come uccidere un uomo o sedurne la moglie comportavano conseguenze prevedibili, derivanti dalle strategie d’impegno degli altri membri della comunità. Conseguenze tali da rendere simili azioni molto meno frequenti rispetto a quanto accadrebbe nello stato di natura hobbesiano. Questo approccio al comportamento sociale consente una concezione dei diritti svincolata sia dalla legge sia dalla moralità, pur potendo essere da entrambe rafforzata. Il fatto che io abbia il diritto di non essere ucciso non implica che uccidermi sia moralmente malvagio o giuridicamente illecito. Ma costituisce, tuttavia, una ragione sufficiente per cui, nella maggior parte dei casi, non sarà nell’interesse altrui farlo.giovedì 15 gennaio 2026
*** SULLA DESTRA STUPIDA
ANCORA SULLA STUPIDITA' DELLA DESTRA
*** REPRESSIONE => LIBERTA'
Una società repressiva è spesso una società più libera. Esempio: se reprimi il crimine con durezza puoi permetterti più immigrazione. Una società che punta sulla prevenzione finisce nell'ingegneria sociale e nella repressione delle libertà.
mercoledì 14 gennaio 2026
COME FUNZIONA LA SCIENZA
ON THE ROAD
martedì 13 gennaio 2026
*** ICE
PERCHE' DIO NON SI MANIFESTA IN MODO CHIARO, ESPLICITO E COMPRENSIBILE A TUTTI?
PERCHE' DIO NON SI MANIFESTA IN MODO CHIARO, ESPLICITO E COMPRENSIBILE A TUTTI?
Non lo so. Però so che una buona dose di ipocrisia, almeno nella sfera pubblica, è indispensabile a rendere la cooperazione umana stabile, pacifica e benefica per tutti. Partirei da lì per comprendere come mai bene e verità non siano allineate. Forse Dio è più buono che sincero.
*** politica monetaria e del ciclo - definitivo
Piramide degli interventi:
1) riduzione degli stipendi e deflazione (è l'azione naturale di mercato e non crea moral hazard)
2) ciclo delle regole (deregolamentare e defiscalizzare durante le crisi) (è l'incentivo più sano agli investimenti).
3) market monetarismo: intervento sulla quntità di moneta con target pil nominale secondo previsioni di mercato (feature su pil nominale o market prediction). Pro: preserva la struttura della produzione e previene le crisi. Contro: variabili indomabili: le preferenze sono segmentate (kling) e il mercato sabota gli strumenti intervenendo sulla velocità di circolazione (fischer black).
3) spesa pubblica. trascina le crisi all'infinito e crea indebitamento. Poi si presume anche che il livello della spesa sia già ottimale, per cui un eccesso crea sprechi.
lunedì 12 gennaio 2026
*** L'OBIEZIONE
L'OBIEZIONE
Ho smarrito gran parte della mia sensibilità metafisica, e quando rifletto su Dio, le consuete obiezioni degli atei non riescono più a scuotermi. Perché esiste il male? Non so, forse Dio — pur essendo molto buono — non è perfettamente buono; pur essendo potentissimo, non è onnipotente; pur conoscendo infinitamente più di noi, non è onnisciente. Può Dio creare un masso tanto pesante da non riuscire a sollevarlo? Non so: sia l’affermazione che la negazione diventano accettabili, se si abbandona l’idea della perfezione assoluta e si accoglie quella di una quasi-perfezione. Alcune qualità divine, in fondo, sono state messe in iperbole per convenzione — a fini estetici o retorici — e non c’è nulla di sorprendente in ciò: accade spesso, lo facciamo tutti i giorni. Le obiezioni, per quanto mi riguarda, decadono, mentre la sostanza si conserva. Anche l'eterna guerra tra fine tuning e multiverso sbiadisce sullo sfondo, la ragione ha poca presa su questi domini cosmici esenti da ogni sperimentazione. Tuttavia, la questione non è risolta. Emergono obiezioni che un tempo trascuravo e che ora mi paiono ben più insidiose. Per esempio: non sembra affatto che i fedeli credano realmente a ciò che professano. Non pretendo che siano felici ai funerali solo perché un loro caro è tornato alla casa del Padre circonfuso nella beatitudine; né mi aspetto che porgano sempre l’altra guancia dopo aver ricevuto un ceffone o che amino il prossimo come se stessi. Mi accontenterei di constatare in loro un livello superiore alla media di gioia, soddisfazione, letizia e serenità — ciò che dovrebbe venire naturale a chi ha appena ascoltato e accolto la buona novella. Eppure, osservando chi frequenta la Messa, mi pare che il temperamento sia del tutto ordinario: vi sono persone radiose, certo, ma non mancano i volti tirati, gli atteggiamenti indifferenti e i musi lunghi. Se davvero hai partecipato a un banchetto, non dovresti più apparire così affamato.