mercoledì 7 gennaio 2026

*** COME LEGGERE I LIBRI CON L'IA

COME LEGGERE I LIBRI CON L’IA Anche limitandosi alla sola saggistica, tutto dipende dai libri di cui si parla. Esistono autori brillanti e dalla scrittura talmente densa che mal sopportano un trattamento da parte dell’IA: vanno letti integralmente, pena la perdita di passaggi di grande godimento, oltre che illuminanti. Una loro battuta può fissarsi nella memoria per decenni, e non imbbervisi sarebbe un vero peccato. Ciò non toglie che un recupero degli highlight e delle note possa giovarsi dell’IA, fosse anche solo per pescarne alcuni casualmente, a scopo puramente ricreativo. Con autori come Steven Landsburg, Bryan Caplan, Will Storr o John Carey, l’impiego dell’IA prosciuga troppo valore: non dico che sarebbe assurdo come chiedere una sintesi degli aforismi di La Rochefoucauld, ma quasi. L’IA — con il suo stile classico, sciatto e impersonale — riesce a rendere polverose e ordinarie anche riflessioni brillanti, che invece, se espresse con un minimo guizzo di fantasia, saprebbero colpire. Fortunatamente, questo danno si limita agli autori sopra menzionati, mentre con molti altri la riduzione all’ordinario può addirittura rivelarsi provvidenziale. Penso ai numerosi autori dalla polverosa scrittura accademica: mi è capitato di recente con il neuroscienziato Andy Clark. Di fronte a certe prose, persino la sciatteria dell’IA riesce a conferire una certa lucentezza. Inoltre, l’IA può risultare utile per sciogliere matasse inutilmente concettose — sottolineo: inutilmente per noi profani. L’importante, però, è non chiedere mai “riassunti”. Bene le semplificazioni, mai i riassunti. A meno che non si sia alla vigilia di un’interrogazione, evenienza che si spera appartenere ormai al lontano passato. Il limite più grave dei bot, infatti, è la tendenza a “volare alto” mantenendo un tono rarefatto e indistinto: ne esce fuori una prosa buona per “considerazioni generali” in uno stile sapienziale e insipido. È una modalità seducente, perché dà l’illusione di aver colto il succo, mentre in realtà ti fa solo intravedere una sagoma grigia e indefinita. Molto meglio allora chiedere di affrontare — e semplificare — argomenti altamente specifici: meglio imparare qualcosa di marginale che leggere la prosa mortifera di un’IA che resta sul generico. Di solito, chiedo che l’intero testo venga spezzettato in un elenco di affermazioni autonome, ognuna seguita da una parola chiave che mi aiuti a risalire al punto del testo originale da cui è tratta. Quando un frammento mi pare interessante, torno a rileggere il paragrafo per intero. In altri casi chiedo di isolare allegorie, matafore, analogie, similitudini ed esempi utilizzati nel testo. Altre volte ancora chiedo di mettere il fuoco sui nomi propri che appaiono nel testo, è solo un modo per veicolare tutto verso una maggiore specificità. Questo lavoro, però, andrebbe affidato a bot a pagamento: il meglio resta GPT Pro 5.2 (cento euro al mese). Gli autori trattati, infatti, sono spesso complessi, e i loro ragionamenti piuttosto impervi. Procedere come sopra con bot gratuiti — ma spesso anche con quelli Plus da 21 euro al mese — è rischioso: i miei riscontri, nel confronto fra testo originale e risultato finale, segnalano un numero allarmante di semplificazioni che in realtà sono equivoci. In ogni caso, il miglior modo di leggere saggistica resta quello di porsi davanti al testo con uno spirito interrogativo: avere delle curiosità a priori e cercare risposte in ciò che si legge. Tuttavia, questo approccio presenta almeno due limiti. Il primo è meno grave: è difficile porre domande davvero proficue; ma anche solo tentare è un ottimo esercizio, visto che la capacità di “fare domande proficue all’IA” sarà in futuro una competenza assai apprezzata. Il secondo limite è più insidioso: non conoscendo il testo — perché se lo conoscessi, non avrebbe senso "trattarlo" — rischi di interrogarlo su temi che non affronta affatto, con il risultato che l’IA ti fornisca risposte plausibili che tu ritieni garantite dall'autorità dello scrittore ma che invece sono inventate. Dopo oltre un annetto di sperimentazioni avrei molto altro da dire, ma preferisco chiudere su una scoperta piuttosto triste: ogni libro è diverso dagli altri, e meriterebbe un trattamento IA personalizzato, mentre i migliori libri dovrebbero essere esentati da qualunque trattamento. Sarebbe bello se ogni libro acquistato potesse essere filtrato di default con un sistema standard per ottenerne subito un estratto utile — purtroppo non funziona così. Occorre prendersi la briga di sfogliarlo, sperimentare, e capire qual è il filtro più adatto a quello specifico stile di pensiero e di scrittura. Un processo che richiede uno sforzo cognitivo quasi pari a quello di leggerlo interamente nel modo tradizionale.

CHI LEGGERE?

 CHI LEGGERE?


La domanda è importante visto che noi "scegliamo cosa credere scegliendo a chi credere".Mi piace leggere scrittori apprezzati per la cura e l'originalità del pensiero sviluppato nel loro campo di competenza. Tuttavia, mi piace leggerli quando si cimentano in ambiti a loro estranei, o verso cui nutrono una passione meramente amatoriale. Il genio che si avvicina a nuovi argomenti è - necessariamente - superficiale senza perdere in nulla il suo talento e il suo innato rigore. Alla base c'è questa considerazione: ogni impresa intellettuale ti premia con l'apprendimento imponendoti però uno sforzo cognitivo, l'introduzione a nuovi argomenti è il momento in cui la produttività di questa impresa è massima per cui, anziché approfondire conviene spostarsi altrove a "scalfire" una nuova superficie. Perché l'ape dovrebbe accanirsi ad esaurire il nettare di un solo fiore quando puo' saltellare da un fiore all'altro sorbendo il meglio più facilmente disponibile? Perché raccattare i pochi frutti posti sui rami più inaccessibili quando si puo' cambiare albero e scaricare i molti frutti che pendono maturi dai rami più bassi? nell'era dell'abbondanza informativa la superficialità si impone come la scelta più razionale (teorema di Alchian Allen) Purtroppo, è difficile che uno specialista si occupi di superficie quando deve dare un contributo nel suo ambito, molto più facile che cio' si realizzi attraverso intellettuali provenienti da altri ambiti. In sostanza: quando Scott Sumner si occupa di politica monetaria io lo leggiucchio ma se si occupa di cinema lo leggo avidamente. Se Bryan Caplan si occupa di salario minimo io presto attenzione ma quando scrive dell'accudimento dei bambini dà il suo meglio. Ian Leslie che fa considerazioni sulla psicologia cognitiva attrae, ma quando scrive un intero libro sui Beatlese e la cultura pop è un "must". Robin Hanson che discetta di istituzioni è una manna ma allorché svolge le sue considerazioni su cristianesimo e capitalismo le mie antenne si drizzano in particolar modo. Razib Kahan impegnato sulla genetica delle popolazioni è interessante ma quando si occupa dell'ultimo fatto di cronaca diventa "imperdibile", mai banale e insolitamente agevole da seguire. Eccetera.

CRISTIANESIMO E CAPITALISMO

Non pochi elementi collegano il cristianesimo al capitalismo, alla rivoluzione industriale e, per estensione, al primato materiale dell’Europa e dell’Occidente sul resto del pianeta — un primato oggi messo in discussione soltanto da quelle realtà che riescono, almeno parzialmente, a imitarne i modelli. Già a partire dal XIII secolo, il cristianesimo influenzò in modo profondo l’istituto del matrimonio, promuovendo la monogamia e vietando le unioni tra cugini: misure che contribuirono alla dissoluzione delle strutture claniche. Fin dalle sue origini, inoltre, la religione cristiana favorì l’individualismo, affermando il principio del consenso matrimoniale e la libertà di disporre del proprio patrimonio attraverso il testamento, in particolare mediante lasciti alla Chiesa. Proprio tali disposizioni ereditarie alimentarono la crescita economica dei grandi monasteri, che finirono col detenere vasti possedimenti in tutta Europa. Parallelamente, i conflitti tra l’autorità ecclesiastica e le monarchie sorsero in epoca precoce e contribuirono, seppur in misura limitata, a impedire la formazione di un potere unico in grado di esercitare un controllo assoluto sull’intero continente. La Riforma protestante intensificò la competizione tra le confessioni cristiane, generando al contempo un’escalation di ostilità e distruzioni su base religiosa, senza precedenti per ferocia e ampiezza. E tuttavia accadde un fatto inaspettato: all’indomani della guerra dei Trent’anni (1648 e oltre), l’Europa abbracciò una tolleranza religiosa più ampia — almeno tra le diverse denominazioni cristiane — ponendo fine a una delle stagioni più sanguinose di conflittualità confessionale della storia. Appare dunque plausibile ritenere che la tolleranza religiosa, l’individualismo, la dissoluzione dei clan familiari e l’assenza di un impero unitario siano stati fattori determinanti per l’affermazione del capitalismo moderno, che a sua volta rese possibile la rivoluzione industriale. Tutto ciò non significa necessariamente che la Chiesa debba rivendicare oggi un ruolo di protagonista assoluta, ma quanto meno che meriti riconoscimento per aver, in un certo senso, saputo “moltiplicare i pani e i pesci”. Eppure, essa sembra oggi rinnegare in larga parte questo suo prezioso lascito, scegliendo invece di concentrarsi su aspetti meno connessi alla prosperità materiale che, nonostante tutto, il mondo continua a invidiarci. Perché questa inversione di rotta? Si tratta forse di una scelta autolesionista? E soprattutto: come recuperare consapevolezza del proprio ruolo storico, e rivendicare con dignità i meriti di un passato che ha contribuito a generare la strabiliante ricchezza del mondo moderno?

martedì 6 gennaio 2026

STRAPPARE LE PAGINE SPORCHE

STRAPPARE LE PAGINE SPORCHE

La Resistenza è diventata un racconto consolatorio che copre una verità più scomoda: la guerra l’abbiamo persa e ce l’hanno vinta altri, mentre noi ci scannavamo senza capire più chi fosse il nemico; ci siamo appropriati del riscatto come di un certificato di innocenza collettiva, strappando le pagine sporche, come già fatto per il Risorgimento, e la cosa non ci ha resi migliori, ci ha solo permesso di tirare avanti.

lunedì 5 gennaio 2026

COME PARLARE AL FUHRER - HITLER E CHURCHILL

COME PARLARE AL FUHRER

“Eviti di contraddire il Führer e di ricordargli che, su un medesimo argomento, si sia espresso diversamente in una precedente occasione. Allo stesso modo non osi mai asserire che i fatti hanno dimostrato ch’egli avesse torto e lei ragione. Né lo informi sulle nostre perdite – occorre risparmiare i suoi nervi”.

NEI SUOI DIARI HITLER SI MOSTRA SINCERAMENTE PREOCCUPATO PER LA MINACCIA DI CHURCHILL:

"Se ci trovassimo di fronte a un uomo di grande capacità e levatura, potrei facilmente dedurre dove costui intenderà colpire. Avendo però innanzi una nullità dal punto di vista militare, è impossibile fare previsioni, giacché questi può colpire anche nei luoghi più insensati. Questo è l’aspetto spiacevole: non si può prevedere la mossa di paralitici e ubriaconi”.

NEOLIBERISMO E NEOCONSERVATORISMO

 Per me, il neoliberismo è il libero mercato più la previdenza sociale – per capèirci un'economia come la Danimarca. Per me, il neoconservatorismo è l'uso massiccio dell'esercito per raggiungere vari obiettivi di "building nation".

Se non ti piacciono queste definizioni, va bene. Ma vai da qualche altra parte per commentare: non mi interessano altre definizioni. Mi annoio a discutere di terminologia, preferisco discutere di idee.

BASTA CON L'IDIOTA LATINO-AMERICANO

BASTA CON L'IDIOTA LATINO-AMERICANO

Carlos Rangel, non certo Ernesto Laclau, Octavio Paz, non certo Eduardo Galeano, Mario Vargas Llosa, non certo Gabriel García Márquez!. E basta con la rivoluzione! In un’università latino-americana essere rivoluzionari è altrettanto eretico e rischioso che essere cattolici ferventi in un seminario irlandese. I bisnonni credevano nella rivoluzione cubana, i nonni nei sandinisti, i padri in Hugo Chávez, i figli in Evo Morales, i nipoti in Andrés López Obrador.mentre speravamo si liberalizzasse Cuba si sono cubanizzate Venezuela e Nicaragua. Bastaaaa!

domenica 4 gennaio 2026

IL PROBLEMA DEL PENSIERO ASTRATTO

IL PROBLEMA DEL PENSIERO ASTRATTO

Uno dei maggiori ostacoli all’impiego del pensiero astratto da parte dell’umanità nella risoluzione dei suoi problemi più rilevanti risiede in questo fatto: i nostri principali specialisti professionisti dell’astrazione, pur applicandola a grandi questioni, sono accademici che si rifiutano di esercitare un pensiero astratto quando si tratta di allocare le risorse. Infatti, solo circa il 2% degli accademici è in grado di fornire una risposta coerente e comprensibile (benché non necessariamente corretta) alla seguente domanda: «Perché la tua specifica ricerca è una delle più convenienti tra le opzioni disponibili?». Pochissimi accademici riescono, in definitiva, a giustificare la propria ricerca.

***IL PROBLEMA DEI SOCIAL MEDIA...

IL PROBLEMA DEI SOCIAL MEDIA...

... è che lì dentro i nostri amici cercano di comportarsi come celebrità e le celebrità cercano di comportarsi come i nostri amici.

LINGUE

LE LINGUE

Contrariamente a quanto taluni hanno ritenuto, le lingue non sono visioni del mondo né forme di vita; non prescrivono il modo in cui si deve pensare o agire. Sono piuttosto simili a mercati, luoghi di scambio in cui persone portatrici di visioni del mondo e stili di vita confliggenti possono talvolta confrontarsi e scambiare idee pacificamente.

«LA CANDELA HA IL SUO LADRO NEL SOLE

LA CANDELA HA IL SUO LADRO NEL SOLE

KAREL HYNEK MÁCHA,

sabato 3 gennaio 2026

AGGRESSIONE LEGITTIMA

AGGRESSIONE LEGITTIMA

DICE: Dunque, quando la Cina lancierà un’“operazione speciale” per catturare il presidente di Taiwan, o la Russia tenterà di fare lo stesso con Zelensky, che cosa diciamo esattamente? “Non potete farlo, è illegale”?

Ma la Russia ha tentato di deporre Zelensky! È stata fermata dalla resistenza ucraina ( e, forse, dal timore di un’escalation). Non si è arrestata per ossequio alle regole. La Russia e la Cina vanno fermate... fermandole, non inducendo in loro dei sensi di colpa. La retorica dell'aggredito è dell'aggressiore è, appunto, una retorica. Qualcuno, troppo impegnato nelle guerre da talk show, se lo dimentica. Se poi devo scegliere chi decide la legittimità di un governo, scelgo chi odia i dittatori socialisti. Quando Nicolás Maduro distrugge il suo paese fino a far crollare il PIL del 75%, il rischio non è il cambiamento: è la continuità. Dire che "non vale la legge del più forte", vale qualcosa se lo dice il più forte.

*** AUGURIO POST NATALIZIO

AUGURIO POST NATALIZIO

Sono incoraggiato, guardando al miglior Natale. Sono consolato: quando il Natale finisce, la fede mi sosterrà, senza depressione del dopo. 

Sono incoraggiato a tornare al lavoro sano e saggio. 

Mi ricorda di non voltarmi indietro nella disperazione quando l’amata mi lascia solo. 

Mi ricorda di non guardare indietro nella disperazione quando il lavoro finisce nel fallimento e nella delusione. 

Così domani starò in piedi, nella forza.

Geoffrey Hill

DATE FUOCO ALL CARTA

Voglio vedere i giovani impegnati nell'assunzione di rischi e nella risoluzione di problemi, piuttosto che cercare la desiderabilità sociale e accumulare diplomi.

DITALE SEAMUS

Chi conosce questo poeta?

DITALE

Era la misura della più dolce promessa, il pennello intinto della sete, la rugiada del paradiso che sfuggiva alla mia lingua quando dicevano: «Giusto un ditale».

Ora una teenager dalla testa rasata e dalle spalle traslucide lo indossa come copricapezzolo.

GHIAIA

Accumula e loda l’autenticità della ghiaia. Gemme per i non delusi.

Milza della terra.

La sua canzone semplice, crepitante contro la pala, mette alla prova la sonorità, insabbia le parole come valore autentico. 

BELLARMINO E GALILEO

rifiutare il binarismo sessuale non rende la biologia più umana o accurata, ma solo meno comprensibile. Ci sono eccezioni? Sì,  ma poche regole hanno così poche eccezioni. Ci sono problemi sociali? Sì, ma se occultiamo la scienza in nome della società stiamo tornando a Bellarmino e Galileo.


IL GRANDE OSTACOLO

IL GRANDE OSTACOLO

Per Ayn Rand e gli individualisti utopici la famiglia è la prima cellula del collettivismo,  un vincolo non scelto che ti educa alla dipendenza: se ami qualcuno senza reciprocità razionale, stai già tradendo te stesso.

NONNI

NONNI

Il New York Times ha pubblicato un articolo che ha attirato l’attenzione di molti: Il dolore inespresso di non essere mai diventati nonni. Robert Sterling: conosco molte persone tra i sessanta e i settant’anni che hanno, nel migliore dei casi, un solo nipote. Molti non ne hanno alcuno. Queste persone avevano avuto tre o quattro figli e davano per scontato che anche loro avrebbero seguito la stessa strada. Avevano immaginato, a quest’età, di contare dieci o quindici nipoti. Non spetta a me esprimere giudizi, ma è difficile non provare tristezza di fronte a questa realtà.

QUAND'ERO UN SUPERUOMO

QUAND'ERO UN SUPERUOMO

Come ogni altro giovane incline alla politica di destra, tra la fine dell’adolescenza e i primi vent’anni rimasi affascinato da Friedrich Nietzsche, in particolare da Così parlò Zarathustra. La verità è che Nietzsche ha potuto essere abbracciato da individui e movimenti portatori di visioni profondamente contraddittorie. Esistono nietzscheani postmoderni, nietzscheani nazionalisti e antinazionalisti e, almeno nel mio caso, nietzscheani liberali. Quest’ultima declinazione accoglie le sue intuizioni sulla disuguaglianza umana e sulla psicologia del risentimento. Celebrare l’idea di una lotta eroica, o la volontà dell’uomo di superare gli ostacoli, può risultare fecondo in termini di miglioramento personale; tuttavia, tali impulsi rischiano di sfociare nel disastro se elevati a filosofia dominante. Nietzsche non esplicitò mai in modo sistematico le proprie posizioni politiche, ma lasciò un’infinità di aforismi e formulazioni che possono essere facilmente appropriati da chiunque intenda giustificare atrocità. Bastarono pochi mesi perché mi stufassi di fare il Superuomo, provai allora con l'automortificazione e l'imitazione di Cristo. Anche in quel caso feci poca strada e dovetti cercare altre vie per incanalare il mio narcisismo. 

ADESSO BASTA!

Abbiamo detto ai giovani che devono intraprendere una carriera prima di sposarsi e che devono ottenere titoli di studio prima di intraprendere una carriera. Dobbiamo smettere di farlo.