Ora un po' di saggezza esperienziale. Il titolo potrebbe essere: la ruota del criceto dell'essere vivi.
Il punto di partenza di Don Giussani era l'inesauribilità del nostro desiderio. Dall'accoppiamento alla genitorialità, fino alla padronanza di una competenza, non si intravede una fine al desiderio. Se9i il migliore? Occhio perché gli altri tramano contro di te? Sai farti amare da tutti? Occhio perché poco distante si profila un concorrente pericoloso. Eccetera. Mi dispiace essere latore di cattive notizie, ma la maggior parte dei nostri desideri sono di questo tipo. Più sei importante e riconosciuto, più vorresti essere importante e riconosciuto. La tossicodipendenza è la nostra condizione naturale, solo i paranoici si salveranno. Assumere cocaina in abbondanza non ridurrà il desiderio di assumerla, anzi lo aumenterà. Il buddismo - l'abbandono di ogni desiderio - non è altro che l'ennesimo gioco di status, per cui non vi consiglio quella strada. Fatevi un giro in Tibet e la cosa diventa plateale. Siamo nati per lo stress, e non sono affatto sicuro che ci sia un'altra via d'uscita se non la morte. Non siamo felici perché nessuno vuole esserlo, quel che vogliamo è correre su una ruota per criceti fino a morire di sfinimento. Quando non siamo nei guai, siamo in cerca di guai. La maggior parte della nostra vita è piuttosto stressante, mediocre e insoddisfacente... e poi si muore. Fine. Ci piace così, e se non va così cerchiamo di correggerla in modo da reindirizzare tutto su questa strada. E' mostruoso e perverso colui che devia.