sabato 27 agosto 2016

Franco dalla rimozione alla memoria

Notebook per
Franco dalla rimozione alla memoria
Pio Moa
Citation (APA): Moa, P. (2015). Franco dalla rimozione alla memoria [Kindle Android version]. Retrieved from Amazon.com

Parte introduttiva
Evidenzia (giallo) - Posizione 3
Franco dalla rimozione alla memoria: effetto bestseller
Evidenzia (giallo) - Posizione 30
L' opinione condivisa è che il conflitto abbia avuto origine da un colpo di Stato dei militari contro un governo democraticamente eletto. I miti cominciano qui, sostiene Pio Moa, 55 anni, storico poco amato dai colleghi e personaggio controverso.
Evidenzia (giallo) - Posizione 33
Per Moa il golpe del luglio 1936 non è l' inizio della Guerra Civile ma è «la reazione logica» dei militari alla preparazione di una rivoluzione bolscevica che voleva instaurare in Spagna un regime di terrore di stampo staliniano. «Franco non pensava - scrive Moa - di essersi ribellato contro una repubblica democratica ma contro un pericolo estremo di rivoluzione e aveva ragione».
Evidenzia (giallo) - Posizione 41
Guernica, la verità dietro la leggenda Così Picasso e un giornalista inglese contribuirono a creare il mito della città-martire
Evidenzia (giallo) - Posizione 48
Sacra ai Baschi, la piccola Guernica «viveva - ci dicono - senza particolare apprensione lo svolgimento della guerra civile, dal momento che la sua importanza strategica era praticamente insignificante». Ma il 26 aprile del 1937, nugoli di aerei della Luftwaffe, quelli della Legione Condor in appoggio a Franco, «scatenarono su quel centro privo di difese uno spaventoso bombardamento.
Nota - Posizione 50
ORTODOSSIA
Evidenzia (giallo) - Posizione 55
Il celeberrimo quadro di Picasso, cioè, sarebbe nato come Lamento en muerte del torero Joselito: appassionato di corride, colpito dalla morte di un suo beniamino, il pittore di Malaga aveva cominciato a dipingerne la fine nell' arena, quando il governo social-comunista spagnolo gli offrì 300.000 pesetas (provenienti da Stalin attraverso il Comintern) per un' opera da esporre a Parigi. La tela sarebbe stata quindi modificata per adattarla alla lucrosa commissione,
Evidenzia (giallo) - Posizione 63
Come sia andata davvero è ricostruito, con rigore di documentazione, anche in quello che è stato il maggior bestseller del 2003 in Spagna. In un imponente volume di 600 pagine, dal titolo Los mitos de la Guerra Civil - e che ha avuto in pochi mesi più di venti edizioni - lo storico Pio Moa, già militante nel Partito comunista spagnolo e poi addirittura membro del Grapo, il gruppo terroristico, ha demolito molte leggende. E lo ha fatto con spirito bipartisan, non lesinando colpi sia ai franchisti che agli antifranchisti. Per quanto riguarda el mito de Guernica, si dimentica sempre che l' azione fu condotta in buona misura dall' Aviazione Legionaria italiana che aveva in volo, quel giorno, tre moderni trimotori S79 e 15 caccia CR32, mentre la Legione Condor intervenne più tardi e con pochi Junker di vecchio tipo, certamente inferiori ai bombardieri che i russi impiegavano sulle città franchiste senza risparmio. Se, in tutte le rievocazioni, non si parla che dei tedeschi, fu perché la leggenda è in gran parte opera delle corrispondenze fantasiose di un inviato inglese, George L. Steer, che, volendo spronare il suo Paese al riarmo, inventò una potenza terrificante della Luftwaffe, favoleggiando anche di nuovi esplosivi sperimentati dai tedeschi. In realtà, su Guernica furono lanciate, da italiani e tedeschi, bombe «normali» e l' obiettivo principale non era l' abitato ma il ponte di Renterìa, sul fiume Oca. È falso, infatti, che la città - ormai a soli 20 chilometri dal fronte - non fosse un importante obiettivo strategico: ospitava due fabbriche d' armi e vi erano concentrati tre battaglioni, con 2.000 soldati «repubblicani» e imponenti depositi di artiglieria. Una menzogna inventata da Steer (ed entrata poi in tutti i libri di presunta storia) è che si sia fatta strage di contadini perché, come ogni lunedì, era in corso il tradizionale mercato. In realtà, proprio perché la città era ormai immediata retrovia, il mercato era stato sospeso: in ogni caso, i primi aerei italiani apparvero dopo le 16,30 (e il mercato finiva a mezzogiorno) e il passaggio degli Junker germanici avvenne solo due ore dopo. Commissioni internazionali di inchiesta hanno addirittura disegnato la mappa dei crateri delle bombe, confermando che poche caddero sulle case e le altre attorno al ponte. Tutti i testimoni concordano che, al termine del bombardamento (non ci furono mitragliamenti sui civili, come si favoleggia)
Nota - Posizione 80
VERSIONE PIÙ CREDIBILE
Evidenzia (giallo) - Posizione 84
Quanto ai morti: proprio il giorno prima l' aviazione italiana aveva bombardato la vicina città di Durango, facendo quasi 200 morti (e ne farà migliaia nelle incursioni dell' anno seguente su Barcellona e migliaia ne fecero i «rossi» su Saragozza). A Guernica, non solo Pio Moa ma molti storici prima di lui hanno indagato in ogni modo, sottoponendo a verifica tutte le cifre. È ormai sicuro, e confermato dai registri comunali, che la somma totale è di 102 deceduti (molti dei quali militari), di 120 al massimo secondo altri, e i feriti furono solo 30. Siamo, dunque, a cifre almeno 14 volte minori dei 1650 deceduti e degli 800 feriti della vulgata
Nota - Posizione 89
Moa
Evidenzia (giallo) - Posizione 89
Nota Moa che «è impressionante vedere come di un evento di certo doloroso ma niente affatto straordinario in una guerra che fece quasi un milione di morti, si sia riusciti a fare uno dei miti internazionali più intensi e impenetrabili alla critica».
Nota - Posizione 91
MITO