giovedì 5 dicembre 2019

L'ECONOMIA DI TUO NONNO



L'ECONOMIA DI TUO NONNO
L'economia neoclassica è caratterizzata dall'assunto che la produzione sia un processo che impiega due fattori principali: lavoro e capitale. La cultura non ha spazio nel paradigma.
Gli attori dell'economia neoclassica, per esempio, non sono influenzati dalle loro convinzioni individuali o dalla loro cultura. L'azienda, altro esempio, è solo una macchina per trasformare input in output. Il consumatore è solo una macchina che persegue la soddisfazione dei desideri. Cio' che crede la gente non ha nessun effetto perché se volessimo prestare attenzione a ciò in cui credono le persone dovremmo prestare attenzione alle influenze culturali. Le persone introiettano la maggior parte delle loro credenze e abitudini copiando altre persone (genitori e parenti), almeno finché sono bambine. Successivamente, affiliandosi a gruppi (amici) o differenziandosi da altri gruppi (nemici). La necessità di imitare, affiliarsi e differenziarsi è una forza che talvolta supera i nostri desideri contingenti. Ma questa interdipendenza innesca un'evoluzione culturale difficile da rendere in un modello matematico. Come se non bastasse, l'evoluzione culturale è più rapida di quella naturale. Ciò conferisce all'economista un compito scoraggiante. Immagina quanto sarebbe complicata la botanica se la vegetazione delle piante si stesse evolvendo alla stessa velocità della cultura umana!
Data questa evoluzione, non può essere appropriato interpretare tutti i fenomeni economici in termini di "lavoro" e "capitale". Forse ai tempi di Karl Marx c'era qualcosa di interessante da dire utilizzando questa semplificazione. Forse c'era ancora qualcosa da dire negli anni '40, quando Paul Samuelson stabilì l'approccio neoclassico come metodo dominante per l'insegnamento e la ricerca in economia. Ma ora è passato molto tempo e conservare l'approccio a due fattori è davvero eccessivamente semplicistico. Non esiste una massa di lavoratori intercambiabili che potrebbero essere descritti come "lavoro". Vediamo invece un grado di specializzazione da capogiro. I lavoratori differiscono in termini di formazione, esperienza, personalità, socialità e altro ancora. Si tratta di differenze irriducibili. D'altra parte, neanche il "capitale" si adatta al modello neoclassico. Il capitale più importante oggi è intangibile: know-how, marchio, strategia aziendale, cultura organizzativa e proprietà intellettuale legalmente detenuta. Oserei dire che la grande azienda è essenzialmente un'istituzione culturale che genera profitto e il manager un portatore di cultura (aziendale).
Gli statistici del governo sommano il valore di tutti i beni e servizi prodotti e chiamano questo numero PIL. Si tratta di una misura poco significativa: 1) l'innovazione genera prodotti migliori e più economici che talvolta diminuiscono il PIL anziché aumentarlo, 2) una cultura dell'invidia svuota di significato il PIL come misuratore di benessere. Eppure per noi il PIL resta un totem, gli economisti poi persistono nel suddividerlo in ore lavorate, ignorando la miriade di differenze nelle competenze specializzate dei diversi lavoratori, e chiamano questo rapporto tra PIL e ore lavorate "produttività". Successivamente, confrontano questa "produttività" prendendola in due punti distanti molti anni sull'asse temporale e tracciano una linea di tendenza chiamandola "crescita della produttività". Facendo un passo ulteriore, cercano interruzioni su questa linea di tendenza e chiamano queste interruzioni "cambiamenti nel tasso di crescita della nostra economia". Sono sciocchezze accatastate su sciocchezze, difficile ne esca qualcosa di buono, si genera piuttosto una specie di telefono senza fili in cui il messaggio finale è poco intellegibile. Capisco che le persone vogliano avere misure per tenere traccia delle prestazioni economiche ma potrebbe non esserci alcuna misura in grado di tenere il passo con la rapida evoluzione dell'economia. Quel che è certo è che l'approccio neoclassico con il quale ancora oggi interpretiamo la performance economica attraverso la "produttività del lavoro" è decisamente anacronistico.
E allora: non indulgere con l'economia di tuo nonno. A tuo nonno è stato insegnato a pensare in termini di "lavoro" e "capitale", a tuo nonno è stato insegnato ad aggregare tutto, mele, pere, albicocche e tutto il resto. Invece, tu devi pensare in termini di specializzazione, fattori immateriali, preferenze segmentate ed evoluzione culturale. Facciamo uno sforzo, diciamo addio all'economia neoclassica, compresa l'eresia keynesiana che amplifica all'estremo i difetti a cui ho accennato. L'approccio neoclassico non è facile da capire, si tratta di una disciplina che utilizza strumenti ostici da dominare. Per questo gli economisti sono persone brillanti e con capacità sopra la media. Rendiamo loro omaggio stando però attenti a non cadere nell'illusione ottica di traslare questa ammirazione dagli uomini alla disciplina ormai obsoleta su cui esercitano le loro doti.
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